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Sefcovic due giorni in Svizzera: "Progressi, ma alcuni punti irrisolti"
©Chiara Zocchetti
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Keystone-ats
9 mesi fa
Il vicepresidente della Commissione europea ha concluso oggi la sua visita, che aveva lo scopo di ascoltare le preoccupazioni elvetiche e spiegare la posizione dell'UE.

Il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic ha concluso oggi una visita di due giorni in Svizzera. Ha colto l'occasione per ascoltare le preoccupazioni elvetiche e spiegare la posizione dell'UE. Ha inoltre fornito dettagli sul ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE).

Progressi, ma alcuni punti irrisolti

I colloqui esplorativi tra la Svizzera e l'UE hanno portato a qualche progresso, ha dichiarato stasera lo slovacco davanti ai media. C'è una migliore comprensione su una serie di questioni, ha aggiunto. Un'opinione condivisa dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in un comunicato stampa pubblicato ieri dopo un incontro con il consigliere federale Ignazio Cassis. Alcuni punti però rimangono irrisolti. "Vogliamo continuare a muoverci nella giusta direzione", ha insistito Sefcovic, convinto che con la volontà politica di entrambe le parti sia possibile andare avanti. 

Andare avanti rapidamente

Anche oggi il vicepresidente della Commissione europea ha ribadito il suo desiderio di concludere i negoziati entro l'estate del 2024, prima dell'insediamento della futura Commissione, a seguito delle elezioni europee di primavera. Per raggiungere questo obiettivo, Sefcovic è venuto ad ascoltare le preoccupazioni dei suoi interlocutori e a spiegare le questioni importanti per Bruxelles.

La lotta per alti standard sociali

Stamattina, durante i colloqui con le parti sociali, ha detto di aver spiegato che negli ultimi anni sono successe molte cose in Europa e che l'UE "lotta per i più alti standard sociali possibili". Con i rappresentanti dei cantoni ha sottolineato i gesti compiuti dall'UE nei confronti della Svizzera. Ha assicurato che Bruxelles è pronta a fare "un grande passo" in campo istituzionale, accettando l'approccio "verticale" auspicato da Berna - piuttosto che cercare una soluzione generale per tutti gli accordi bilaterali.

Una sfumatura non trascurabile

Secondo Pirmin Bischof (Centro/SO), presidente della Commissione per la politica estera del Consiglio degli Stati, lo slovacco è irremovibile per quanto riguarda la risoluzione delle controversie tra Svizzera e UE e ha ricordato che la CGUE è "il giudice unico" per l'applicazione delle norme europee. Ha però sottolineato che sono possibili "eccezioni" in alcuni settori, e non solo delle "clausole di salvaguardia". La sfumatura non è insignificante, ha osservato Bischof. Le clausole di salvaguardia sono limitate, e questo lascia presupporre che le eccezioni non lo siano. Inoltre, le eccezioni sarebbero parte integrante dell'accordo e non sarebbero sottoposte alla CGUE, ma a un tribunale arbitrale. Questo era uno dei punti che avevano giustificato il rifiuto dell'accordo quadro istituzionale nel 2021, ha ricordato Bischof. Secondo lui, il vicepresidente della Commissione europea non ha specificato quali aree potrebbero essere interessate da queste eccezioni e lo slovacco non ha fornito ulteriori dettagli.

"Meno pericoli"

Secondo Bischof, Sefcovic ha anche fatto una precisazione sulla direttiva UE sui diritti dei cittadini europei: Bruxelles sarebbe d'accordo nel fare una distinzione tra gli europei che in Svizzera lavorano e quelli che non lo fanno. La Commissione europea comprende che "la Svizzera non vuole l'immigrazione di cittadini europei nel suo sistema sociale". Tuttavia, Maros Sefcovic ha insistito sul fatto che gli europei dovrebbero essere trattati in modo "dignitoso", ha spiegato il senatore centrista. Per Bischof, se il concetto di lavoro retribuito venisse inteso allo stesso modo da Berna e da Bruxelles, si tratterebbe di un chiarimento della posizione adottata finora dalla Commissione europea. "Il pericolo per la Svizzera sarebbe un po' meno grande", ha aggiunto In effetti, la direttiva sui diritti dei cittadini avrebbe portato a una "notevole estensione" della legislazione dell'UE. E con un'acquisizione dinamica del diritto europeo, "ci sarebbe stato un rischio di estensione" del campo di applicazione della direttiva.