Seconda e terza ondata più pesanti per gli infermieri
Il carico di lavoro del personale di cura è ulteriormente aumentato rispetto alla prima ondata. Più frequente anche l’esaurimento emotivo, mentre cala la soddisfazione per le retribuzioni
di Keystone-ATS
Seconda e terza ondata più pesanti per gli infermieri
Immagine Cdt/Gabriele Ptzu

L’aumento del carico di lavoro e la necessità di svolgere i compiti sotto una maggiore pressione ha avuto un impatto sia sul corpo che sulla psiche del personale curante. Secondo un sondaggio realizzato alla fine dell’estate di quest’anno dall’Università di Berna, ad essere particolarmente colpiti sono gli infermieri del pronto soccorso e delle terapie intensive. In queste unità la mole di compiti è aumentata del 61% durante la seconda e terza ondata rispetto al 2019. In altri reparti, invece, l’incremento è stato del 3%.

Aumenta anche l’insoddisfazione
La soddisfazione per il lavoro svolto è diminuita tra gli infermieri rispetto alla prima ondata (-6,7%), così come il loro appagamento per lo stipendio percepito (-9,4%). Se si considera l’intera pandemia, la soddisfazione sul lavoro è diminuita circa del 6% rispetto al 2019, mentre l’appagamento per lo stipendio di oltre il 15%. E questo malcontento, secondo lo studio, porta un rischio maggiore di abbandono della professione da parte degli infermieri. Dopo la seconda e la terza ondata, gli interpellati hanno dichiarato in media di avere l’81% di probabilità di continuare ad esercitare il proprio mestiere tra due anni. Prima dello scoppio della pandemia, invece, la quota era dell’88%. “Per un campo professionale che sta già soffrendo di una drastica carenza di lavoratori qualificati, un calo di 7 punti percentuali è molto”, sottolineano gli autori dello studio.

Diverse misure per invertire la tendenza
Dall’indagine emerge che ci sono diverse misure che possono influenzare positivamente la soddisfazione lavorativa degli infermieri. Questi includono lodi esplicite da parte dei superiori, ricompense per il lavoro durante la pandemia, un maggiore apprezzamento della professione infermieristica tra il pubblico, spazio per il processo decisionale sul lavoro e un’atmosfera di lavoro cooperativo tra infermieri e medici.

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