Rogatorie internazionali tramite chat. “Cosa succede?”
Piero Marchesi interroga il Consiglio federale riguardo all’inchiesta “Lava Jato” e alle modalità di comunicazione del Ministero pubblico della Confederazione
Redazione
Rogatorie internazionali tramite chat. “Cosa succede?”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

L’assistenza giudiziaria alle autorità inquirenti stranieri è un’abitudine consolidata della Svizzera, ma qualcosa scricchiola. Recentemente infatti sulla stampa è emerso come il Ministero pubblico della Confederazione abbia trasmesso informazioni riguardanti l’inchiesta “Lava Jato” al Brasile. Questo è stato fatto sia nell’ambito di rogatorie internazionali , ma anche spontaneamente. La particolarità, però, riguarda i metodi di spedizione: non si tratta di metodi classici, bensì è stato usato anche Telegram. Inoltre è emerso anche un recente scontro tra l’Ufficio federale di giustizia e le autorità brasiliane, rispetto alla competenza investigativa del Brasile e all’atteggiamento dei procuratori sudamericani.

Sulla questione, ora, il deputato ticinese Piero Marchesi chiede lumi al governo con un’interrogazione dal titolo: “Caso ‘Lava Jato’, un attacco alla piazza finanziaria svizzera da parte del Brasile”. Il consigliere nazionale ticinese ha sottoposto al Consiglio federale queste domande:

1. È a conoscenza dei “metodi controversi” del MPC? Ha proceduto a delle verifiche, eventualmente quando e con quali esiti?
2. Cosa, precisamente e in base a quali considerazioni, l’UFG rimprovera al Brasile con la sua nota?
3. Informazioni bancarie trasmesse dal MPC al Brasile sono state divulgate illecitamente dai media sudamericani?
4. Per quanti clienti e per quante relazioni bancarie il MPC ha inviato spontaneamente al Brasile o ad altri paesi sudamericani informazioni?

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