Prima la sicurezza, poi la libertà
È quanto emerso in un sondaggio svolto a gennaio 2022. Particolare fiducia viene data alla polizia, alla scienza, ai tribunali e al Consiglio federale
di GinB
Prima la sicurezza, poi la libertà
Immagine Shutterstock

Le cittadine e i cittadini svizzeri preferiscono di gran lunga la sicurezza alla libertà. È quanto emerso in un sondaggio svolto a inizio 2022 in relazione allo studio “Sicurezza”, pubblicato dall’Accademia militare (ACMIL) presso il Politecnico federale di Zurigo e dal Center for Security Studies (CSS), sempre del Politecnico zurighese. In generale, gli svizzeri hanno un senso generale di sicurezza e una grande fiducia nelle istituzioni, mettendo al secondo posto la libertà.

Livelli di fiducia
Come anticipato, se dovessero trovarsi a un bivio più della metà dei cittadini e le cittadine svizzere che hanno partecipato al sondaggio prediligerebbero sicuramente la via della sicurezza (57%) a quella della libertà (45%). Dati, come detto, precedenti alla guerra in Ucraina. La fiducia nelle istituzioni è regolarmente oggetto di studio e anche quest’anno rimane elevata. Su una scala da 1 a 10 (1= pochissima fiducia; 10= molta fiducia), i cittadini e le cittadine svizzeri hanno dichiarato di avere fiducia specialmente nella polizia (7,9), negli ambienti scientifici (7,8), nei tribunali (7,6) e nel Consiglio federale (7,3). Meno fiducia invece nell’economia (7,0), che supera comunque il Parlamento (6,8) e l’esercito (6,7). Quelli messi peggio in fatto di fiducia sono i partiti (5,5) e i media (5,4). In generale il livello di sicurezza si attesta al 94%, anche se c’è stata una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (-1%). Per quanto riguarda il futuro del Paese, questo è fortemente aumentato rispetto al 2021 (86%, +3 pp), mentre la quota dei pessimisti riguardo lo sviluppo della politica mondiale rimane si attesta al livello dello scorso anno (68%, +3 pp).

Poco propensi ad aprirsi alla politica estera
Anche a gennaio, l’elettorato è quasi unitamente favorevole alla neutralità (97%), mentre a livello di politica estera si dimostra molto poco disponibile all’apertura. Anche se la maggioranza è a favore di un accresciuto impegno nella mediazione dei conflitti (75%), all’aiuto allo sviluppo (66%) e alla collaborazione economica con l’Ue (83%), l’adesione a quest’ultima (16% favorevoli) o alla Nato (26%) è stata nettamente respinta anche quest’anno. Nonostante le forme di cooperazione con l’Onu beneficino di un sostegno inferiore, queste sono state approvate dalla maggioranza.

Questione esercito
il 79% della popolazione è convinta della necessità di avere un esercito e un sistema di milizia (60%). Ad essere aumentata a gennaio è stata la quota favorevole a un esercito “molto ben istruito” (88%) e completamente equipaggiato (70%).

Un sondaggio dopo lo scoppio della guerra
L’Accademia militare e il Center for Security Studies (CSS) hanno inoltre deciso di introdurre un sondaggio supplementare per ottenere informazioni su un’eventuale evoluzione dell’opinione. Questo ha avuto luogo tra il 30 maggio e il 17 giugno con un campione rappresentativo di circa mille aventi di diritto al voto. I risultati saranno pubblicati nel corso dell’estate.

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