Più peso al plurilinguismo in Svizzera
Il Consiglio federale insieme ai Cantoni dovrà impegnarsi per promuovere il plurilinguismo in Svizzera attraverso piani d’azioni e corsi di lingua
di Keystone-ATS
Più peso al plurilinguismo in Svizzera

Per quanto il Consiglio federale sia coinvolto sul tema, nei prossimi anni dovrà impegnarsi ancora di più, assieme ai Cantoni, per promuovere il plurilinguismo in Svizzera mediante piani d’azione, corsi di lingua e di cultura d’origine.

È quanto deciso oggi dal Consiglio degli stati che ha completato in questo senso il Programma di legislatura 2019-2023 - documento che dovrà essere esaminato anche dal Nazionale - elaborato dal governo e la cui realizzazione dipenderà molto anche dalle ripercussioni a livello finanziario della pandemia di coronavirus. Benché la promozione del plurilinguismo sia inclusa nel messaggio sulla cultura per il 2021-2024, che pone già un accento particolare sul sostegno all’italiano e al romancio, una minoranza ha chiesto di completarlo con un piano d’azione da parte del Consiglio federale. Il motivo? Secondo il “senatore” Charles Julliard (PPD/JU), quanto fatto finora dall’esecutivo non basta: studi mostrano che i residenti in Svizzera, specie i giovani, conoscono meglio l’inglese della seconda lingua nazionale insegnata loro a scuola. Sapere le lingue nazionali è importante per la coesione nazionale, specie dopo un periodo di crisi come quello innescato dalla pandemia di coronavirus. La presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha chiesto di respingere la proposta difesa da Julliard, accennando al quadro finanziario difficile che ci attende nei prossimi anni proprio in ragione della pandemia, che rischia di lasciare dei “vuoti” nei conti. Al voto, però, nonostante il parere negativo della commissione preparatoria, la richiesta è stata accolta per 26 a 15. Meno fortuna ha avuto la richiesta del consigliere agli Stati, Carlo Sommaruga (PS/GE), di completare la strategia nazionale in materia di uguaglianza uomo-donna per il periodo 2020-2023 con un piano d’azione contro le discriminazioni e la prevenzione di simili atti nei confronti di persone di origine, etnia o razza diversa, ma anche di orientamento sessuale non eterosessuale. Nel suo intervento, il “senatore ginevrino ha fatto notare che manca una strategia a lungo termine in questo settore e che, come mostra il caso Floyd negli Stati Uniti, anche da noi si sente l’esigenza di fare qualcosa questo contro fenomeno. La sua richiesta è stata però respinta dal plenum per 28 voti a 15. Simonetta Sommaruga ha tuttavia dichiarato che il governo potrebbe completare la sua strategia includendovi anche le discriminazioni basate sul sesso.

Un futuro incerto
Il Programma di legislatura rappresenta una sorta di bussola per l’azione di governo negli anni a venire, alla cui elaborazione partecipano anche i partiti di governo. Oltre a formulare obiettivi generali, come il mantenimento della prosperità del Paese e di finanze sane, esso illustra anche a grandi linee i progetti futuri, o già in essere, dell’esecutivo, sotto forma di messaggi. La commissione speciale degli Stati, che ha esaminato il piano inviato alle Camere prima della crisi pandemica, ha voluto completarlo in più punti, in primis invitando il Consiglio federale a trarre insegnamento da quanto accaduto, adeguando di conseguenza la propria azione governativa, tra l’altro ripensando la Legge sulle epidemie e rafforzando la prevenzione. Alcuni oratori, come Olivier Français e Thomas Minder (Indipendente/SH), si sono domandati invece che valore potesse avere un simile documento, inoltrato al parlamento prima della crisi pandemica. Per l’indipendente, ma membro del gruppo UDC, Minder, la crisi renderà caduchi molti progetti del governo. Ciò che bisognerà fare in futuro sarà ritrovare almeno la “normalità”. Egli si è detto deluso dalla poca flessibilità mostrata dalla commissione, poiché non ha tenuto in debita considerazione le conseguenze sul paese a tutti i livelli della pandemia. Per me è stata “una giornata politica persa”, ha dichiarato. Meno sferzante del collega, Olivier Français (PLR/VD) ha relativizzato l’importanza del piano, sostenendo tuttavia che è stata data troppo poca importanza alle conseguenze sull’economia e sulle finanze del coronavirus (meno introiti da imposte e Iva per la Confederazione), elementi quest’ultimi che avranno ripercussioni negative sulle assicurazioni sociali, già bisognose di correttivi. Insomma, si tratta dei temi principali su cui la commissione avrebbe dovuto concentrarsi.

I correttivi
Nel bene o nel male, pur con tutti i suoi limiti, il piano di legislatura non è solo un esercizio retorico, ma rappresenta pur sempre un documento che ci dice chi siamo, dove siamo e dove vogliamo andare, è stato affermato in aula. Si tratta di un buon lavoro, ha sostenuto Carlo Sommaruga. A parte qualche voce fuori dal coro sentita in apertura di dibattito, il plenum ha affrontato il piano governativo senza grossi patemi, approvando tacitamente le aggiunte o le correzioni apportate dalla commissione. Tra queste spicca la volontà che tutti possano approfittare della digitalizzazione, un settore molto caro all’esecutivo, assicurando tuttavia un’elevata protezione dei dati. Delle tecnologie dell’informazione dovranno poi usufruire tutte le regioni del Paese. La commissione chiede inoltre un maggior impegno della Confederazione, assieme ai Cantoni, nel sostegno all’educazione civica dei futuri cittadini e piani concreti per allestire un’esposizione nazionale da finanziare con un miliardo di franchi al massimo, come indicato in aula dalla relatrice Marina Carobbio Guscetti (PS/TI). Nel plenum si è parlato brevemente anche di relazioni con l’Unione europea. Il tentativo esperito da una minoranza guidata da Marco Chiesa (UDC/TI) di stralciare dal piano governativo l’adozione di un messaggio su un accordo istituzionale con Bruxelles, sostituendolo col consolidamento della via bilaterale preservando l’autonomia politica, è stato respinto per 24 voti a 15. Per Simonetta Sommaruga, i due aspetti non sono in contraddizione. L’accordo istituzionale serve proprio a consolidare la via bilaterale, a suo avviso. In ogni caso, il Consiglio federale non inoltrerà un messaggio alle Camere se non sarà prima convinto che tale intesa è nell’interesse della Svizzera.

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