Paziente psichiatrico ne uccide un altro, prosciolto il medico
L’uomo era accusato di omicidio colposo per «negligenza e passività» nella la morte di un ospite della clinica lucernese in cui operava, avvenuta per mano di un altro utente
di Keystone-ATS/Redazione
Paziente psichiatrico ne uccide un altro, prosciolto il medico
Foto Shutterstock

Un ex medico della clinica psichiatrica lucernese St. Urban è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo. L’uomo era finito nei guai con la giustizia per la sua presunta negligenza nell’ambito dell’uccisione di un paziente, avvenuta per mano di un altro ospite della struttura il giorno del Venerdì santo del 2017. L’assoluzione, di cui hanno inizialmente riferito i giornali del gruppo CH-Media, è stata confermata oggi a Keystone-ATS dal Tribunale cantonale di Lucerna. Le ragioni del verdetto di non colpevolezza non sono per il momento note e la sentenza non è ancora giuridicamente vincolante.

Il fatto di sangue

L’episodio risale all’aprile di quattro anni fa. Un 37enne, con un passato da kickboxer, era stato portato dalla famiglia nella clinica in uno stato di grave disturbo psicotico. L’uomo è stato piazzato in una camera doppia, dove stava già dormendo un altro paziente 85enne. Stando alla sua versione, il 37enne ha cominciato a sentire delle voci, secondo cui nell’altro letto vi era Satana. L’uomo ha quindi picchiato a morte il suo compagno di stanza, colpendolo ripetutamente con pugni e calci. L’assassino è già stato condannato dal Tribunale cantonale per omicidio intenzionale, ma si trova ricoverato in clinica in quanto gli è stata riconosciuta l’incapacità ad intendere e volere.

Le accuse

Per la procura, il medico dell’istituto era responsabile del fatto di sangue, a causa del suo comportamento passivo e delle sue azioni negligenti. Per esempio, non aveva dato nessun farmaco al killer e lo aveva lasciato in una camera doppia senza supervisione. Secondo l’imputato invece, non si poteva sapere in anticipo che il paziente rappresentava un pericolo per se stesso o per gli altri. Questi era infatti calmo durante il colloquio di ammissione e manifestava unicamente l’intenzione di dormire. Inoltre, ha sottolineato, non è possibile somministrare forzatamente medicamenti a chiunque venga ammesso nella clinica.

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