Parmelin, “Un Primo agosto agrodolce”
Il consigliere federale in visita a Cavaione (GR): “Paradossalmente, la Svizzera è uscita rafforzata dagli eventi della scorsa primavera”
di Keystone-ATS
Parmelin, “Un Primo agosto agrodolce”

La festa nazionale svizzera quest’anno ha un sapore dolce-amaro. Da un lato c’è il sollievo per il superamento della prima fase acuta dell’emergenza coronavirus, ma dall’altro c’è il peso dell’incertezza. Lo ha detto questa sera a Cavaione (frazione di Brusio, GR) il consigliere federale Guy Parmelin, che ha tuttavia più volte invitato ad aver fiducia, anche nelle istituzioni.

L’incertezza, ha aggiunto il “ministro” dell’economia leggendo anche in italiano, riguarda sia gli sviluppi di questa malattia, sia le ripercussioni sulla prosperità del nostro Paese. Anche se la situazione è migliorata, l’economia è ancora lontana dall’essere tornata alla normalità e ci vorrà ancora del tempo, ha ricordato Parmelin nel suo discorso.

Presenti all’appuntamento in Valposchiavo, insieme al consigliere federale, anche diverse autorità locali, oltre ad Arturo Plozza, Presidente comunale di Brusio, e Franco Balsarini in rappresentanza degli abitanti di Cavaione.

“Paradossalmente, la Svizzera è uscita rafforzata dagli eventi della scorsa primavera”, ha sottolineato il capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), rendendo omaggio all’autodisciplina degli elvetici e di tutti coloro che hanno sacrificato una piccola parte della loro libertà personale per il bene comune. Parmelin ha poi ricordato le circa 1700 persone morte finora a causa della crisi del Covid-19 e ha invitato i presenti a rendere un breve omaggio.

Non possiamo controllare tutto

Le ultime settimane e gli ultimi mesi hanno dimostrato “che non possiamo controllare tutto”, ha proseguito il consigliere federale. Alla società piace illudersi che il rischio possa essere completamente eliminato con regole e precauzioni.

Piccoli e grandi incidenti sono però possibili in qualsiasi momento, “che lo vogliamo o meno”. Lo Stato non è onnipotente e non ci sono garanzie nella vita, ha detto Parmelin, aggiungendo che né un’eccessiva cautela, né un’eccessiva disattenzione sono una buona strategia politica. Alla fine, tutto si basa sulla fiducia, ha sottolineato.

Senza fiducia, ha sottolineato il capo del DEFR, “la Svizzera non potrebbe più rafforzare la libertà e la democrazia, l’indipendenza e la pace, in uno spirito di solidarietà e di apertura al mondo come recita la nostra Costituzione”.

Cavaione: un luogo simbolico

Parmelin ha tenuto il suo discorso da Cavaione: il luogo è simbolico poiché il paesino della Valposchiavo è stato l’ultimo territorio ad essere annesso alla Confederazione. Prima dell’appuntamento, il consigliere federale ha partecipato oggi a un brunch in fattoria presso l’azienda Plankis della famiglia Salis, a Coira.

La presenza di Parmelin a Cavaione è la prova che il “villaggio dimenticato” non è stato dimenticato dal Consiglio federale, ha detto Parmelin all’inizio del suo discorso, riferendosi a un articolo di Riccardo Tognina del 1963 - intitolato proprio “Il villaggio dimenticato” - pubblicato sul “Bündner Kalender”, un almanacco con una lunghissima tradizione nei Grigioni. Esso descriveva il tardivo riconoscimento del paesino dopo oltre 77 anni.

Con l’abolizione nel 1797 del dominio grigionese sulla Valtellina, per Cavaione ebbe inizio un periodo d’oro. Gli abitanti del piccolo paesino si sono infatti sottratti al servizio militare e all’erario, spacciandosi a seconda della situazione come cittadini dello Stato italiano o altrimenti come cittadini svizzeri. Questo giochetto ebbe fine nel 1874, quando agli allora 103 abitanti fu definitivamente assegnata l’attinenza svizzera dal Gran Consiglio del Cantone dei Grigioni.

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