
La durata minima di soggiorno in Svizzera per farsi naturalizzare deve rimanere di dieci anni e non cinque. È il parere della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) che, per 17 voti a 8, ha bocciato l'iniziativa popolare «Per un diritto di cittadinanza moderno (Iniziativa per la democrazia)», senza opporle alcun controprogetto.
L'iniziativa, lanciata dall'associazione«Aktion Vierviertel/Action Quatre Quarts», che si batte per promuovere attivamente la naturalizzazione, ha raccolto 104.569 firme valide. Il testo chiede che la naturalizzazione sia possibile dopo cinque anni di soggiorno legale in Svizzera, indipendentemente dal permesso di domicilio. Le condizioni devono essere la conoscenza di base di una lingua nazionale e l'assenza di atti criminali gravi. Attualmente, solo le persone con un permesso C che risiedono in Svizzera da almeno dieci anni possono essere naturalizzate. Secondo uno studio, la Svizzera ha le regole di naturalizzazione più severe in Europa dopo Cipro.
Per la commissione, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, l'iniziativa si spinge troppo oltre. Con la netta riduzione della durata minima di soggiorno e la rinuncia a termini di domicilio cantonali e comunali potrebbero farsi naturalizzare anche persone il cui soggiorno in Svizzera è ancora poco consolidato.
La CIP-N sostiene inoltre che la proposta di modifica costituzionale eliminerebbe una condizione centrale del diritto vigente: riducendo ampiamente i criteri d'integrazione, la familiarità con le condizioni di vita svizzere non sarebbe più data.
Inoltre, l'armonizzazione richiesta limiterebbe sensibilmente le competenze di Cantoni e Comuni nella naturalizzazione ordinaria. Secondo la Commissione, la ripartizione dei compiti fra Confederazione, Cantoni e Comuni va preservata.
La maggioranza della Commissione giunge alla conclusione che l'iniziativa si spinge troppo oltre. Essa respinge le agevolazioni previste per la naturalizzazione ordinaria. Con la netta riduzione della durata minima di soggiorno da dieci a cinque anni e la rinuncia a termini di domicilio cantonali e comunali potrebbero farsi naturalizzare anche persone il cui soggiorno in Svizzera è ancora poco consolidato.
La Commissione ribadisce inoltre che l'iniziativa eliminerebbe una condizione centrale del diritto vigente: riducendo ampiamente i criteri d'integrazione, la familiarità con le condizioni di vita svizzere non sarebbe più data. La maggioranza della Commissione ritiene questo aspetto essenziale per un'integrazione duratura e per l'accettazione del diritto di cittadinanza.
La CIP-N si dice peraltro preoccupata delle conseguenze istituzionali dell'iniziativa. L'armonizzazione richiesta limiterebbe sensibilmente le competenze di Cantoni e Comuni nella naturalizzazione ordinaria. Secondo la Commissione, la ripartizione dei compiti fra Confederazione, Cantoni e Comuni va preservata.
Una minoranza è invece del parere che regole uniformi a livello nazionale aumenterebbero la trasparenza, migliorerebbero le pari opportunità e faciliterebbero l'accesso ai diritti politici. Ulteriori minoranze hanno proposto, senza successo, di elaborare controprogetti diretti: da un lato, un'estensione della naturalizzazione agevolata alla seconda generazione di stranieri e, dall'altro, la rinuncia ad altre cittadinanze al momento dell'acquisizione della cittadinanza tramite naturalizzazione.

