Le reazioni del commercio e della ristorazione
Se l’associazione di categoria dei venditori ritiene le nuove misure “una stangata”, i ristoratori, già chiusi da dicembre, si sentono ascoltati
di Keystone-ATS/fsu
Le reazioni del commercio e della ristorazione
Foto CdT/Gabriele Putzu

Ma comune mezzo gaudio? Più o meno. Sono diverse le reazioni di negozianti e ristoratori alle decisioni prese oggi dal Consiglio federale. L’organizzazione Swiss Retail, associazione mantello dei dettaglianti, definisce infatti la chiusura “una stangata” per molti commerci, che rischieranno di chiudere. Tenore diverso, invece, ha la presa di posizione di GastroSuisse, che raggruppa gli esercenti: allentare le regole per i casi di rigore, ha detto il presidente Casimir Platzer in conferenza stampa, è un passo importante per la ristorazione. Anche se non mancano critiche sulla lentezza dei pagamenti.

Nei negozi pochi contagi

Malgrado il commercio al dettaglio si sia dimostrato capace di adattarsi, proattivo ed esemplare durante la chiusura parziale, ora viene punito in modo sproporzionato con un blocco totale, si legge nel comunicato di Swiss Retail. Le valutazioni interne sulle assenze per malattia confermano che l’attività dei dettaglianti non è fonte di contagio, aggiunge la nota. Secondo i negozianti, inoltre, le misure del governo sono premature. Le cifre relative a infezioni e ricoveri, che risultano stabili o in moderato calo, dovrebbero essere considerate positive, scrivono, le mutazioni invece rendono il quadro incerto. Un quadro complessivo definito poco chiaro, si sarebbe quindi dovuto aspettare. Inoltre il settore del commercio, si legge, è il più grande datore di lavoro della Svizzera, con 310mila impieghi. Swiss Retail stima che il volume d’affari perso sarà di 3,2 miliardi di franchi ogni mese. Dubbi anche sul sistema degli aiuti, secondo l’associazione l’ordinanza sui casi di rigore poco si adatta al settore.

GastroSuisse

La decisione sui casi di rigore, con l’allentamento dei criteri di ammissione, piace invece a GastroSuisse, che lo chiedeva da tempo. Però serve più velocità, ha denunciato il presidente Casimir Platzer: solo lo 0,4% dei fondi è stato approvato. “Questo non aiuta nessuno”, ha aggiunto, sottolineando che privati e imprese rispetterebbero meglio le misure se non dovessero lottare per la propria sopravvivenza. Platzer ha comunque apprezzato che il governo abbia riconosciuto la gravità della situazione e “ascoltato il nostro appello”. L’incremento dei contributi a fondo perso e la riduzione degli ostacoli nei casi di rigore sono state decisioni importanti, andate nella giusta direzione. A Platzer però è rimasto un po’ l’amaro in bocca, dato che la soglia minima di perdita del fatturato è stata mantenuta al 40%. La situazione in generale rimane allarmante per il ramo, confrontato con chiusure per almeno altre sei settimane durante quello che per molti esercizi è periodo di alta stagione. Platzer ha rinnovato alcune critiche al governo, accusandolo di prendere decisioni basate su fondamenta poco affidabili, come il tasso di riproduzione. Si è inoltre definito irritato per il calo dei letti disponibili nelle terapie intensive rispetto allo scorso aprile.

Anche Economiesuisse critica

La chiusura di numerosi commerci, malgrado concetti di protezione funzionanti, crea grossi problemi. Lo afferma economiesuisse. L’organizzazione sostiene invece il prolungamento delle misure in vigore, ritenendo che il governo non potesse fare altrimenti. Il commercio al dettaglio applica i piani di protezione con rigore da diversi mesi, si lamenta economiesuisse in una presa di posizione. A non convincere è anche l’obbligo del telelavoro, dato che, pure in questo caso, i concetti delle aziende si sono dimostrati validi e, inoltre, l’home office non è semplicemente applicabile per ogni attività. Le chiusure rappresentano una grossa sfida per i settori toccati. Ecco perché, prosegue economiesuisse, è fondamentale che il governo abbia snellito le regole per i casi di rigore. Ora si tratta di versare le somme previste celermente e senza intoppi burocratici: in caso contrario, l’esistenza di molte aziende, soprattutto di piccole dimensioni, sarebbe appesa a un filo.

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