Svizzera
"La riapertura della frontiera italiana lascia stupiti"
Giorgio Merlani è preoccupato per l'effetto che la decisione italiana, prevista per il 3 giugno, potrebbe avere sul nostro Cantone
La Redazione
"La riapertura della frontiera italiana lascia stupiti"
"La riapertura della frontiera italiana lascia stupiti"

È di venerdì sera la notizia che l'Italia permetterà ai suoi cittadini di andare all'estero, riaprendo quindi unilateralmente le frontiere, a partire dal 3 giugno. Una decisione improvvisa che ha stupito anche diversi addetti ai lavori, tra cui il medico cantonale Giorgio Merlani. I colleghi di Radio3i lo hanno intervistato per sapere la sua opinione a riguardo.

Dottor Merlani, lei in precedenza si era detto scettico o preoccupato per l'ipotizzata riapertura dei confini con l'Italia il 3 giugno, è ancora della stessa opinione? "Il problema è duplice: la Svizzera si è accordata con Austria, Germania e Francia, che hanno un andamento epidemiologico simile al nostro, per una possibile riapertura il 15 giugno, per prendersi il tempo, verificare l'epidemiologia e inserire eventuali contromisure. Si era detto, anche a livello federale, che si sarebbe aspettato un po' di più per riaprire il confine con l'Italia, che per sua stessa ammissione ha una situazione più problematica. Questa notizia improvvisa di una riapertura il 3 giugno lascia quindi un po' stupiti, non se ne capisce il motivo ed è scollata dagli stessi accordi con gli altri Paesi. Mi chiedo inoltre cosa succederà concretamente: l'Italia dice che si riapre mentre in Svizzera si è solo discusso di riaprire il 15, e con gli altri Paesi. Non con l'Italia".

Oggi invece in Italia sono ripartite anche le attività. Teme qualche ripercussione per il Ticino? "Cerchiamo di essere più prudenti possibile e di riaprire progressivamente con tutte le misure di igiene. Se poi si spezza questa catena di aperture progressive si crea una sorta di strappo. All'inizio si poteva superare il confine solo per inderogabili motivi di lavoro, adesso il rischio è che il problema sia duplice: da un lato ci si muove di più, dall'altro il messaggio che può passare alla popolazione è che il problema sia finito. E questo è doppiamente pericoloso"

Nel corso dell'ultima settimana si è vista una diminuzione dei casi e delle vittime legate al coronavirus in Ticino, con ben due giornate a "doppio zero". Ritiene sia un buon segnale? "Sono dati abbastanza confortanti, ma vorrei aspettare almeno due settimane dall'inizio delle riaperture dell'11 maggio per poter veramente dire che si tratti di un trend. Tra la riapertura, la possibilità di contagio e la diffusione, ci vogliono almeno 10-12 giorni. Prima di trarre conclusioni, meglio aspettare". Questo il commento a caldo del medico cantonale Giorgio Merlani ai microfoni di Radio 3i sui dati diffusi oggi, che indicano un nuovo decesso e nuovo contagio nelle ultime 24 ore. 

In questa prima settimana di riapertura, come le sembra che stia andando con la popolazione ticinese?  "Non vorrei giudicare la popolazione (ride), ma è vero che tutto dipende da noi e non da qualche fattore esterno. Come il virus si trasmette dipende dalle occasioni di incontro tra le persone e il rispetto delle misure di igiene. Ho visto poco perché sono abbastanza impegnato. Ho visto però immagini preoccupanti da Basilea, tutti fuori davanti ai bar a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro, con addirittura il contatto fisico. Quello non ce lo possiamo permettere".