“La libertà di stampa è in pericolo”
Oggi è la giornata internazionale della libertà di stampa e l’organizzazione RSF chiede un rappresentante speciale per le Nazioni Unite
di MMINO
“La libertà di stampa è in pericolo”

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, Reporter senza frontiere (RSF) chiede la creazione di un posto per un rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza dei giornalisti. “Le minacce contro i giornalisti stanno aumentando”, spiega Denis Masmejan, segretario generale di RSF Svizzera.

Gli strumenti messi in atto finora all’interno delle Nazioni Unite per garantire la sicurezza dei giornalisti “sono insufficienti”. RSF chiede quindi alle autorità svizzere di condurre una campagna attiva per la nomina di un rappresentante speciale.

“La libertà di stampa è in pericolo”

In dieci anni, secondo un loro conteggio, sono stati assassinati 1’059 giornalisti e l’impunità di questi reati raggiunge una quota di quasi il 90%. Secondo RSF, il coordinamento tra i vari programmi e agenzie delle Nazioni Unite attualmente responsabili delle questioni relative alla sicurezza dei giornalisti è carente e le risorse stanziate sono insufficienti. “La protezione dei professionisti dei media è una necessità per garantire l’accesso del pubblico a informazioni libere, indipendenti, diversificate e affidabili”, sostiene RSF.

La Svizzera al 10° posto
Secondo la classifica della libertà di stampa del 2021, il giornalismo è gravemente ostacolato o limitato in non meno di 132 paesi. Secondo RSF, la Svizzera è al decimo posto mentre Norvegia, Finlandia e Danimarca occupano i primi tre posti del podio. Gli attacchi alla libertà di stampa avvengono a diversi livelli in Svizzera, sottolinea il sindacato Syndicom in occasione della Giornata della libertà di stampa. Questi includono aggressioni da parte di manifestanti, ostruzione della polizia e ostacoli alla ricerca di informazioni, in relazione alla legge sulle misure di polizia. In combinazione con la riduzione “drastica” dei giornalisti nelle redazioni, questo “mix inquietante sta contribuendo a minare la libertà dei media nella pratica”, conclude Masmejan.

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