L’USS vuole aumenti salariali fino a 100 franchi al mese
Secondo i sindacati nonostante il coronavirus diversi settori economici sono in buona salute e dovrebbero contribuire maggiormente ai salari degli impiegati
di Keystone-ATS
L’USS vuole aumenti salariali fino a 100 franchi al mese
© CdT/Gabriele Putzu

Nonostante la crisi del coronavirus, alcuni settori dell’economia godono di buona salute. Ne è convinta l’Unione sindacale svizzera (USS) che chiede aumenti salariali fino a 100 franchi al mese o fino al 2% nei rami e nelle imprese che ne hanno i mezzi.

Non bisogna dimenticare che “quest’anno saranno versati decine di migliaia di franchi di dividendi e tutto indica che sarà così anche l’anno prossimo”, ha sottolineato il presidente dell’USS Pierre-Yves Maillard in una conferenza stampa oggi a Berna. A suo avviso, la crisi non può servire da alibi dappertutto e per tutti.

“Sviluppo esponenziale” per commercio online e logisitica
Taluni settori particolarmente colpiti all’inizio dell’epidemia si sono ripresi abbastanza velocemente. Ad esempio, il lavoro interinale che, dopo un forte calo in marzo, ha registrato un netto rialzo in seguito, ha sottolineato Véronique Polito, membro del comitato direttivo di Unia. In altri comparti, come nel commercio online e nella logistica, si è assistito a “uno sviluppo esponenziale”. Anche il commercio al dettaglio ha fatto buoni affari.

L’attività economica si è considerevolmente accelerata pure nella costruzione, l’artigianato o l’industria farmaceutica. Senza contare le banche e la finanza, che si sono distinte con performance molto buone.

Quando l’andamento degli affari è positivo, occorre migliorare la situazione dei lavoratori, secondo l’USS. Per l’organizzazione sindacale, aumenti considerevoli degli stipendi sono possibili nel 2020 e nel 2021 in certi rami dell’economia svizzera.

“Chiaramente insufficiente”
L’USS ricorda come nel corso degli ultimi anni, nonostante la crescita economica, i salari reali siano rimasti sostanzialmente invariati. V’è stato un aumento soltanto nel 2019 (circa lo 0,5%), dopo due anni difficili per i lavoratori. Si tratta di un incremento “chiaramente insufficiente” visto lo sviluppo favorevole degli affari e una crescita del 5,9% del PIL tra il 2017 e il 2019.

Le imprese che oggi si trovano in una situazione favorevole “hanno il dovere morale di sostenere il potere d’acquisto e la ripresa”, ha aggiunto Polito. Si tratta di una forma di riconoscenza per coloro che sono stati maggiormente esposti durante la crisi e “di solidarietà con i settori duramente toccati, alcuni dei quali dipendono dal consumo interno”, le ha fatto eco Pierre-Yves Maillard.

Il problema del potere d’acquisto si poneva già prima della crisi sanitaria, ma si è aggravato negli ultimi mesi, ha ricordato dal canto suo il capo economista dell’USS Daniel Lampart. Ad essere interessati dal peggioramento della situazione sono soprattutto i lavoratori con bassi salari, ad esempio nell’industria orologiera, nel settore alberghiero e della ristorazione, nel turismo e nell’organizzazione di eventi.

Per l’USS, la 13esima mensilità dovrebbe essere interamente versata anche se l’impresa si trova in una situazione di lavoro ridotto durante l’anno. Infine, laddove vige ancora la disoccupazione parziale, l’Unione sindacale svizzera chiede ai datori di lavoro di versare il 100% del salario per le remunerazioni più basse, come avviene già in diverse aziende.

“Aumenti urgenti”
Spesso dipendenti in situazioni a rischio hanno continuato a fornire servizi essenziali alla popolazione durante il picco dell’epidemia. Nel settore della sanità per esempio, gli aumenti salariali non sono solo “necessari” ma “urgenti”, accanto a una diminuzione della durata settimanale del lavoro e ad altre misure, indica il Sindacato dei servizi pubblici (VPOD/SSP).

Un’azione di protesta su Piazza federale è prevista il 31 ottobre da parte del sindacato. Anche il personale della custodia extra famigliare dei bambini che, secondo il VPOD/SSP dovrebbe assolutamente vedersi aumentato il salario e migliorate le condizioni di lavoro, scenderà in piazza il 26 settembre a Zurigo.

A sua volta l’Associazione svizzera degli impiegati di banca chiede un aumento salariale dell’1,8% fino a un importo di 148’000 franchi nonché un bonus di 900 franchi per tutti gli impiegati del settore. Si tratta di un provvedimento volto a ricompensare gli sforzi profusi e sostenere il potere d’acquisto di un ramo fortemente colpito dalla crisi.

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