L’imposta globale potrebbe mettere sotto pressione la Svizzera
Lo scorso fine settimana vi è stata però un’accelerazione, con i ministri delle finanze dei paesi del G7 che hanno concordato misure per armonizzare ulteriormente le aliquote fiscali globali
di Keystone-ATS
L’imposta globale potrebbe mettere sotto pressione la Svizzera

La piazza economica svizzera potrebbe essere sotto pressione sulla scia dell’imposta minima per le aziende che si sta profilando a livello mondiale. Secondo gli esperti fiscali è però ancora troppo presto per parlare di conseguenze concrete. I piani di revisione del panorama internazionale della fiscalità delle imprese non sono di per sé nuovi. Già anni or sono l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo Economico (Ocse) aveva lanciato un progetto chiamato Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) per conto delle venti maggiori potenze economiche mondiali, il G20. Lo scorso fine settimana vi è stata però un’accelerazione, con i ministri delle finanze dei paesi del G7 che hanno concordato misure per armonizzare ulteriormente le aliquote fiscali globali. Punti cardini sono un’imposta societaria minima del 15% e un maggiore versamento dei proventi tributari nei paesi in cui le multinazionali realizzano il giro d’affari, invece che nelle nazioni in cui hanno sede.

I piani delle grandi potenze economiche stanno aumentando la pressione sulle economie più piccole, come la Svizzera. Secondo lo Swiss Tax Report 2021 della società di consulenza KPMG l’onere ordinario fiscale sugli utili nei singoli cantoni elvetici va dall’11,5% al 21%. Solo un terzo delle regioni presenta però aliquote superiori al 15%. Gli specialisti fiscali calcolano che circa 250 società in Svizzera raggiungeranno la soglia di fatturato, specificata a livello internazionale, di 750 milioni di euro e saranno quindi interessate dai piani globali. Lo studio KPMG mostra anche che la concorrenza fiscale tra i cantoni in Svizzera ha certamente avuto un impatto negli ultimi anni. Nel 2008 l’aliquota media nazionale era infatti ancora del 19%, ma nel 2020 era scesa ad appena sopra il 15% e nel 2025 potrebbe ridursi ulteriormente al 14%.

Stando a KPMG comunque per la Svizzera la mancanza di un accordo quadro con l’Ue è da considerare più grave della prevista tassazione minima. Ed è ancora troppo presto per giudicare le conseguenze concrete e le possibili contromisure della novità tributaria che si prospetta. Per mantenere le entrate fiscali a lungo termine gli esperti consigliano di operare sgravi in altri settori e di prestare maggiore attenzione a fattori quali le infrastrutture e la formazione. “La Svizzera ha bisogno di qualcosa di compensativo per giustificare i salari più alti”, si legge nel documento. Perché è già di per sé improbabile che le tasse più basse siano sufficienti, nel lungo termine, per tenere il passo con la concorrenza internazionale. “Acquisiranno importanza altri fattori, come il libero accesso al mercato senza barriere commerciali, la disponibilità di talenti sul posto e all’estero, infrastrutture molto buone e un eccellente sistema educativo”.

Nel frattempo va detto che l’alleanza che sostiene la decisione del G7 sta già mostrando alcune crepe. Stando al Financial Times il ministro delle finanze britannico Rishi Sunak vuole cercare di ottenere esenzioni per l’industria finanziaria con sede a Londra: il governo britannico teme infatti svantaggi per le banche attive a livello globale. Sunak aveva anche sollevato preoccupazioni alla riunione dei ministri delle finanze del G-7 svoltasi lo scorso fine settimana. Potrebbe quindi passare del tempo prima che la tassa minima globale diventi realtà. E alla riunione dei ministri delle finanze del G-20 in programma in luglio i piani potrebbero già fallire a causa della resistenza di paesi come la Cina, il Brasile o la Russia.

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