“L’effetto delle aperture è difficile da prevedere”
In Svizzera la situazione è buona ma fragile, è questo ciò che emerge dalla conferenza stampa tecnica della Confederazione. Ora bisogna puntare su test, contact tracing e vaccino
di fsu
“L’effetto delle aperture è difficile da prevedere”

“Le aperture di ieri ci offrono delle prospettive dopo un lungo anno passato con il Covid, ma la pandemia non è ancora passata, la situazione resta fragile”. Con queste parole la direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica ha aperto la consueta conferenza stampa tecnica della Confederazione. Anche la capa della sezione di controllo delle infezioni dell’Ufsp, Virginie Masserey, ha confermato come la situazione epidemiologica sia attualmente buona, ma resa “incerta, dalla stagnazione dei numeri” causata dalle varianti. “A causa della maggiore contagiosità delle varianti, l’effetto delle aperture è difficile da prevedere”, ha aggiunto Masserey.

Concentrarsi sui test

Anne Lévy si è poi concentrata sui test quale strumento centrale di controllo della pandemia. Finora sono 17 i cantoni che hanno già presentato un concetto per i test di massa all’Ufficio federale della sanità pubblica. I cantoni meno preparati possono applicare i concetti già ben sviluppati, come quelli di Basilea Città o Grigioni.

I test fai da te

I test fai da te, invece, nessuno di questi è stato ancora approvato dalla Svizzera. Questi strumenti, ha spiegato Lévy, non rientrano nella strategia di test della Confederazione e sono meno affidabili rispetto ai test Pcr. In futuro, qualora la qualità fosse garantita, dei test fai da te potrebbero essere approvati. In caso di positività, comunque, andrebbe poi effettuato un test tradizionale.

I vaccini

Virginie Masserey ha poi parlato dei vaccini, spiegando che le vaccinazioni continuano e si parte dal presupposto che gli operatori sanitari siano stati vaccinati. In tutto sono state inoculate 1’164’075 dosi, 260mila persone hanno ricevuto entrambe le dosi.. I risultati della campagna vaccinale in Svizzera e all’estero sono confortanti: mostrano una buona efficacia anche nell’uso reale dei vaccini. “Giungono conferme che proteggono anche dallo sviluppo asintomatico della malattia”, ha spiegato Masserey.

L’immunità dura almeno sei mesi

Oggi a Berna vengono presentati anche i risultati di Corona Immunitas, li ha illustrati il direttore dell’Istituto di epidemiologia dell’Università di Zurigo, Milo Puhan, che ha definito entusiasmanti i risultati. È in particolare la durata dell’immunità ad apparire positiva: la grande maggioranza, il 90%, di chi ha avuto il Covid-19 ha ancora anticorpi rilevabili. Si è parlato anche di long Covid, con molti pazienti che mostrano almeno un sintomo della malattia ancora dopo 6 settimane.

  • 1