Svizzera
Imprenditore edile zurighese accusato di tratta di esseri umani
Keystone-ats
3 anni fa
L'atto d'accusa elenca i casi di sette gessatori ungheresi e 16 moldavi impiegati senza un contratto fra il 2012 e il 2016 - e in periodi diversi - con una paga oraria che variava fra gli 80 centesimi e i 9 franchi, sempre ammesso che i lavoratori venissero pagati.

Un costruttore svizzero di 42 anni avrebbe sfruttato per anni muratori attirati con false promesse dall'Ungheria e dalla Moldavia, utilizzando parte degli acconti ricevuti per darsi alla bella vita. Il Tribunale distrettuale di Zurigo annuncerà la sentenza il prossimo 20 marzo. L'accusato, che fra il 2018 e il gennaio 2020 ha già passato quasi tre anni in detenzione preventiva, è stato dispensato dal presentarsi in aula. Il dibattimento si è tenuto mercoledì e giovedì scorsi.

Le accuse

L'imprenditore è accusato anche di favoreggiamento delle entrate illegali come pure di amministrazione infedele e altri reati economici. Avrebbe in particolare prelevato 600'000 franchi dalle sue ditte poi fallite, utilizzando i soldi per coprire spese private, come l'acquisto di una Ferrari, viaggi in Sardegna o per pagare l'affitto di casa. La pubblica accusa ha chiesto una condanna a 8 anni e 4 mesi di detenzione. La difesa si è battuta per il proscioglimento delle accuse più gravi, sostenendo che tutti i lavoratori sono arrivati in Svizzera senza costrizione. Per poter parlare di tratta di essere umani - ha sostenuto l'avvocato - dev'essere dimostrato uno sfruttamento su larga scala, come nel campo della prostituzione, della schiavitù o del lavoro forzato. Per il tempo già passato in detenzione preventiva, l'avvocato ha inoltre chiesto un risarcimento di 280'000 franchi.

"Ha messo in piedi un giro fraudolento"

L'atto d'accusa elenca i casi di sette gessatori ungheresi e 16 moldavi impiegati senza un contratto fra il 2012 e il 2016 - e in periodi diversi - con una paga oraria che, tirate le somme, variava fra gli 80 centesimi e i 9 franchi, sempre ammesso che i lavoratori venissero pagati. Ha messo in piedi "un giro fraudolento attraverso diversi cantoni e il sistema di sicurezza sociale", senza preoccuparsi di pagare le tasse o i contributi, ha detto la procuratrice nella sua requisitoria. I soldi per pagare i salari e le tasse non gli mancavano, ma ha preferito aggiudicarsi appalti prestigiosi attraverso offerte sottostimate, per poi utilizzare gli acconti che riceveva per darsi alla bella vita. "I poveri lavoratori che non conoscevano i loro diritti, venivano sfruttati e costretti a vivere in un appartamento sovraffollato e con le pareti ricoperte di muffa". Se uno di loro si ribellava, veniva redarguito, minacciato con un taser o con il licenziamento. "Per lui erano pedine da usare a suo piacimento", ha detto la procuratrice.