Il turismo chiede aiuti fino a fine anno
In un comunicato HotellerieSuisse avverte: il sostegno per i casi di rigore termina a giugno, ma i problemi no
di fsu
Il turismo chiede aiuti fino a fine anno
Foto CdT/Gabriele Putzu

A fine giugno 2021 si chiude il periodo di sostegno per i casi di rigore: alle aziende sarà riconosciuta parte delle perdite subite nei 12 o 18 mesi precedenti. Ma “per molte aziende i problemi non saranno risolti entro tale termine”. A lanciare l’allarme è Hotelleriesuisse che chiede di prorogare gli aiuti per i casi di rigore fino alla fine dell’anno.

Problemi per gli alberghi di città

Ad avere maggiori problemi sono, si legge in un comunicato, soprattutto gli alberghi situati nelle città: “Ciò è dovuto alla persistenza delle restrizioni, all’incessante crollo della domanda nei viaggi internazionali e alla continua interruzione nelle catene di creazione del valore turistico”. Molte aziende del settore, secondo l’associazione, hanno esaurito le riserve. “Non è solo il settore alberghiero e turistico ad essere gravemente colpito da una ripresa lenta, ma anche i suoi fornitori e il commercio al dettaglio”, aggiunge Hotelleriesuisse. “Alla luce di quanto esposto, una proroga dell’attuale regolamentazione per i casi di rigore fino alla fine del 2021 è un investimento nel futuro di molte aziende tradizionali, di intere regioni e di migliaia di posti di lavoro”.

Come per il lavoro ridotto

Le indennità per lavoro ridotto sono state estese a 24 mesi, questo viene chiesto anche per i casi di rigore. “Inoltre, devono essere esplicitamente permesse anche le seconde richieste. In linea di principio, la regolamentazione per i casi di rigore estesa temporalmente dev’essere aperta a tutte le aziende colpite, indipendentemente dalla loro dimensione e appartenenza settoriale, purché rispettino i criteri di ammissibilità”, si legge.

Nessuna ripresa prima del 2022

Gli albergatori ritengono che una vera ripresa del settore non sia immaginabile prima del 2022 o del 2023. “In tale ottica, grandi aziende e organizzazioni internazionali hanno già deciso di non fare viaggi di lavoro nel 2021. Non si terranno nemmeno fiere internazionali. In tempi normali, gli ospiti internazionali sono un pilastro del turismo svizzero con una quota di pernottamenti pari al 55%”, scrivono. A subire il contraccolpo più grosso saranno città come Zurigo, Ginecra e Basilea. Ma anche chi punta soprattutto sul turismo internazionale, come Interlaken, Davos o Engelberg.

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