“Disoccupati oltre quota 200mila”
È la previsione dell’Unione svizzera degli imprenditori: i rami più colpiti saranno ristorazione, industria meccanica/elettrotecnica/metallurgica e il commercio
di Keystone-ATS
“Disoccupati oltre quota 200mila”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) si aspetta ulteriori tagli occupazionali in diversi settori: il numero dei disoccupati salirà oltre la cifra dei 200’000, ha affermato in una conferenza stampa online il presidente Valentin Vogt. Particolarmente colpiti saranno il ramo della ristorazione, l’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM), nonché comparti del commercio all’ingrosso e al dettaglio. “La situazione è precaria nel settore dell’industria delle macchine e nel turismo”, ha afferma Simon Wey, capo economista dell’USI, che in questa occasione ha presentato anche un nuovo barometro dell’occupazione. Il comparto MEM è stato colpito dalla crisi del coronavirus in un momento critico, in cui era già alle prese con i problemi generati dal franco forte e dal forte calo della domanda da parte dei mercati dell’Ue, degli Stati Uniti e della Cina. Nonostante la ripresa estiva, le prospettive occupazionali sono rimaste da modeste a negative. “Le nuove incertezze dovute alle ulteriori misure restrittive anti-Covid e ai nuovi lockdown in importanti paesi di vendita rischiano di offuscare ulteriormente la situazione”, si legge nella cartella stampa del barometro occupazionale dell’organismo, che in futuro sarà pubblicato ogni sei mesi.

Nel comparto alberghiero e della ristorazione, già duramente colpito dalla prima ondata del virus, torna lo spettro dei fallimenti aziendali e della perdita di impieghi. “C’è il rischio che vadano perse parti importanti dell’infrastruttura turistica”, afferma il rapporto. Anche nel settore delle costruzioni le prospettive non sono rosee: mentre la maggior parte degli indicatori dell’edilizia sono di nuovo leggermente positivi, quello sull’occupazione rimane in territorio negativo.

Nel settore del commercio all’ingrosso la situazione è in chiaro scuro. Singoli comparti, come quello dei giocattoli, ha approfittato della pandemia, ma altri stanno soffrendo, proprio perché riforniscono rami toccati dalle restrizioni anti-Covid. Nel commercio al dettaglio avranno un impatto le nuove chiusure di negozi di articoli non essenziali, anche se le limitazioni non sono così ampie come nella prima ondata in primavera.

Alla fine di dicembre i senza lavoro iscritti ai centri regionali di collocamento erano quasi 164’000, il 40% in più di dodici mesi prima, con un tasso di disoccupazione passato dal 2,5% a l 3,5%. Considerate le numerose incertezze l’economista dell’USI Wey non se l’è sentita di avanzare previsioni sul numero futuro dei disoccupati, ma lo ha fatto il presidente Vogt, che ha ventilato un numero superiore a due volte centomila. “Alcune aziende dovranno procedere a licenziamenti”, ha detto Vogt. Ma sul mercato del lavoro avranno un impatto ancora maggiore i congelamenti delle assunzioni. Il presidente dell’organizzazione spera ora nelle vaccinazioni su larga scala, le sole che permetteranno di ritrovare normalità e stabilità. L’USI (Schweizerische Arbeitgeberverband, Union patronale suisse) è un’associazione federativa che rappresenta gli interessi del padronato in ambito economico e politico. Raggruppa circa 90 associazioni economiche regionali e di categoria, nonché alcune aziende singole. Nel complesso rappresenta oltre 100’000 piccole, medie e grandi imprese con circa 2 milioni di lavoratori in tutti i settori economici. Insieme a Economiesuisse e all’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) figura fra le principali organizzazioni economiche elvetiche.

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