Federali 2023
La moltitudine di liste ha travolto gli elettori
©Chiara Zocchetti
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6 mesi fa
Nel nostro live tutti gli aggiornamenti sui risultati elettorali.

Gli elettori hanno deciso. Ieri gli svizzeri hanno eletto i propri rappresentati al Consiglio degli Stati e al Nazionale per i prossimi quattro anni. L'UDC ha guadagnato quasi tre punti percentuali, i socialisti poco più di uno. Bene anche il Centro, mentre tutti gli altri principali partiti sono in calo. I Verdi hanno subito un vero tracollo: -3,82 punti al 9,38%. Lo indicano i dati ufficiali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica (UST), mentre oggi continuano le reazioni e i commenti ai risultati usciti ieri dalle urne.

6 mesi fa
Federali 2023
Con e-voting hanno votato più svizzeri all'estero
©Chiara Zocchetti
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È quanto ha comunicato l'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE). L'elettorato svizzero all'estero ha votato più a sinistra e più verde rispetto a chi vive all'interno della Confederazione.

Grazie all'e-voting, un maggior numero di svizzeri all'estero ha espresso il proprio voto alle elezioni federali. Il comportamento di voto mostra tendenze paragonabili a quelle in Svizzera, ha comunicato oggi l'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE). Per la prima volta da otto anni, un gruppo di svizzeri all'estero ha potuto eleggere i propri rappresentanti in Parlamento per via elettronica, scrive l'OSE. Dopo le votazioni del 18 giugno scorso, gli svizzeri all'estero dei cantoni di Basilea Città, Turgovia e San Gallo hanno potuto testare per la seconda volta il nuovo sistema di voto elettronico della Posta. L'Ufficio federale di statistica (UST) fornisce statistiche dettagliate sul voto degli svizzeri all'estero solo per 12 cantoni. Secondo tali dati il comportamento di voto della Quinta Svizzera ha mostrato tendenze simili alla media nazionale.

Quinta Svizzera più a sinistra e più verde

Il PS, l'UDC e il Centro hanno guadagnato voti anche nella Quinta Svizzera, mentre il PLR, il PVL e i Verdi ne hanno persi. Tuttavia l'elettorato svizzero all'estero resta più a sinistra e più verde degli svizzeri in patria. Il tasso di partecipazione media è stata inferiore a quella del 2019, ad eccezione dei cantoni di Basilea Città e San Gallo, che proponevano il voto elettronico. A Basilea Città il 23,8% (+4,6 punti percentuali rispetto a elezioni federali del 2019) degli espatriati ha partecipato al voto, mentre a San Gallo il tasso è stato del 21,9% (+0,7 punti), precisa l'Ose. Nei test effettuati finora con il nuovo sistema di voto elettronico della Posta Svizzera non sono state rilevate carenze di sicurezza, viene aggiunto. Nulla impedisce di estendere l'operazione di prova a tutti i Cantoni.

6 mesi fa
Federali 2023
Nessun rappresentante Momò a Berna, Arrigoni: "Ci sentiamo un po' abbandonati"
Con l'uscita di scena di Marco Romano e in attesa del ballottaggio per gli Stati, il Mendrisiotto si ritrova senza rappresentanti a Berna e anche a livello cantonale il suo peso politico è in calo. Un aspetto che preoccupa anche i sindaci dei principali poli della regione: Mendrisio e Chiasso.

Domenica si sono tenute le elezioni federali e ad oggi -in attesa del ballottaggio per gli Stati- il Mendrisiotto non ha più alcun rappresentante a Berna. L'ultimo è stato Marco Romano, consigliere nazionale del Centro, che ha deciso di non ripresentarsi. Una possibilità c'è: se Fabio Regazzi dovesse andare alla Camera dei Cantoni, Giorgio Fonio approderebbe in quella del Popolo. Ma questo lo si saprà solo il 19 novembre. A livello cantonale, invece, un consigliere di stato Momò manca dal 1991. "È un tema che fa riflettere", spiega il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini. "Soprattutto a livello cantonale perché è importante che il Mendrisiotto sappia unirsi sui temi chiave della regione, come la fermata dei treni a lunga percorrenza, il completamento di AlpTransit o le misure atte a migliorare la situazione del traffico". Dello stesso parere è Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso: "Mobilità e migranti sono due argomenti fondamentali per noi. Ci sentiamo un po' abbandonati. È importante difendere le proprie posizioni a livello federale, ma lo è soprattutto a livello cantonale".

Il problema

La preoccupazione c'è, ma ora bisogna capire come si è arrivati a questo punto. "Per fare politica serve passione, è un grande impegno. Forse quanto successo è un caso, oppure il Mendrisiotto non ha delle personalità politiche abbastanza forti per superare il Ponte Diga di Melide", afferma Arrigoni. Per Cavadini, invece, "il problema non riguarda le persone, ma le dinamiche che hanno portato alla scelta dei candidati".

6 mesi fa
Federali 2023
La vittoria Udc, la sconfitta verde e il Centro davanti al Plr. La lettura di chi segue la politica da Berna
Insieme al giornalista ed inviato da Palazzo federale Florent Quiquerez, abbiamo analizzato il risultato ottenuto alle elezioni federali dai principali partiti svizzeri.

Gli svizzeri hanno eletto i propri rappresentanti alle Camere federali. I partiti, dopo le reazioni a caldo di ieri, da oggi iniziano a tirare le somme sui risultati ottenuti. Come leggere queste dinamiche a 24 ore dopo il voto? A Ticinonews ne abbiamo parlato con il giornalista Florent Quiquerez, cronista da Berna per "La Tribune de Genève" e "24heures" che segue la politica federale da Palazzo.

Visti i risultati, com'è il Ticino visto da Berna?

 "A Berna non si pensava che Marco Chiesa riuscisse a prendere così tanti voti. Questo ha stupito molte persone, così come il risultato complessivo ottenuto dall'Udc in Ticino, un Cantone che solitamente era visto come terra leghista. Queste sono state le notizie che hanno sorpreso maggiormente".

Il risultato dell'Udc è dovuto soltanto al tema dell'immigrazione e al contesto internazionale? O c'è dell'altro?

"Ieri l'Udc ha vinto anche in Svizzera romanda, è questa la grande differenza rispetto al passato. Prima era un partito molto forte in Svizzera tedesca, ma non in Romandia, dove mancavano candidati forti che riuscissero a conquistare dei seggi. Questa volta, invece, quattro posti sui nove conquistati arrivano dalla Svizzera francese. Ho l'impressione che questa regione si sia normalizzata, prima era come se avesse paura dei democentristi, mentre in questo periodo di incertezza la visione è cambiata".

Come spiegare il risultato del campo ecologista? Il tema del cambiamento climatico è sempre attuale.

"Si dice che quando le persone hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, non pensano alla fine del mondo. I Verdi sono vittima di questo meccanismo. Nel 2019 tutti parlavano di clima, ora il problema è sempre attuale, ma tutti i partiti hanno la propria soluzione per affrontarlo. Non solo, ci sono persone che nel 2019 hanno votato gli ecologisti per fare qualcosa in favore del clima, ma poi hanno visto che le soluzioni del Partito non rappresentano un compromesso. Penso che parte dell'elettorato socialista, liberale e centrista abbiamo così deciso di ridare il voto al proprio partito".

Il Centro ha superato il Plr, diventando la terza forza politica della Svizzera. Ignazio Cassis dovrà temere per il proprio seggio?

"Gerhard Pfister, presidente nazionale del Centro, è stato chiaro: in Consiglio federale solo l'Udc ha diritto a due seggi. Quindi qualcosa accadrà, ma non so dire quando. Tutti vogliono cambiare la formula magica del Governo federale, ma attualmente non c'è un'alternativa che piaccia a tutti. Questa potrebbe essere la fortuna dei liberali radicali per la corsa ai seggi nell'esecutivo. Secondo me non sarà il Centro a riguadagnare una sedia, ma bisognerà fare una riflessione più grande per capire come avere un Consiglio federale che rappresenti al meglio la popolazione. Ora ci sono anche i Verdi e i Verdi liberali che non siedono in governo e questo non va bene".

Anche il PS ha guadagnato voti, un partito che ha cavalcato il tema dei premi di cassa malati.

"L'elettorato socialista che quattro anni fa ha votato i Verdi, è tornato a votare rosso. Secondo me, è questa la chiave del risultato ottenuto dal Ps. Bisogna comunque dire che i socialisti hanno registrato il secondo peggior risultato nella propria storia, quindi non c'è tanto da festeggiare. Non è ancora tornato ad essere il grande partito socialista che abbiamo conosciuto in passato".

C'è un nome favorito per la successione di Alain Berset?

"No. Per la prima volta da tanti anni non vedo un candidato favorito. Daniel Jositsch ha fatto un risultato miracoloso a Zurigo, ma i socialisti non lo vogliono. Beat Jans è interessante, ma i contadini lo odiano. Matthias Aebischer è simpatico, ma nient'altro. Roger Nordmann aveva delle possibilità, ma non è il momento della Svizzera romanda. Evi Allemann non ce l'ha fatta un anno fa, non vedo come possa riuscirci questa volta. È difficile dire chi potrebbe succedere a Berset".

 

6 mesi fa
Federali 2023
Il giorno dopo il voto: l’analisi di Udc, Lega e Verdi
Piero Marchesi (Udc), Daniele Caverzasio (Lega dei Ticinesi) e Michela Delcò Petralli (Verdi) hanno analizzato il risultato ottenuto dai propri partiti alle elezioni federali.

Unione Democratica di Centro (Udc), Lega dei Ticinesi e Verdi hanno vissuto emozioni differenti dopo l’esito delle elezioni federali. I democentristi sono i grandi vincitori, con nove seggi conquistati alla Camera bassa, uno di questi in Ticino ai danni del Centro. La Lega dei Ticinesi ha invece perso oltre il 3% delle preferenze. Flessione anche per I Verdi, che a livello nazionale hanno perso quasi il 5% dei consensi. Ecologisti che hanno però mantenuto il seggio alla Camera bassa di Greta Gysin, candidata ancora in corsa per un posto agli Stati.

Marchesi (Udc): "Il senso di insicurezza dei cittadini ci ha aiutato"

Per Piero Marchesi, presidente cantonale dell'Udc, il suo "è un partito con i piedi per terra che rappresenta una gran parte della società". È questo uno dei motivi dietro il risultato ottenuto ieri dai democentristi. L'esplosione della guerra in Ucraina e l'accresciuto senso di insicurezza dei cittadini "hanno sicuramente aiutato a ottenere questi numeri, così come la situazione nel settore dell'asilo. Da anni l'Udc richiama l'attenzione della politica federale sulle difficoltà riscontrate in questo ambito. Alla porta sud della Svizzera stanno arrivando sempre più persone, con tutte le conseguenze che si sono create a livello di sicurezza". A livello ambientale, continua Marchesi, "c'è un problema e lo ammettiamo. La Svizzera può dare il proprio contributo sia a livello nazionale, sia internazionale, ma lo deve fare con il progresso tecnologico. Preferiamo questo alle tasse e ai divieti proposti dalla sinistra", aggiunge.

Il rapporto con la Lega

Il risultato ottenuto dall'Udc è anche frutto di un travaso di voti provenienti dalla Lega dei Ticinesi. "L'amicizia con il Movimento di via Monte Boglia continuerà anche in futuro, perché un'alleanza si misura su più tappe elettorali. Alle scorse elezioni cantonali hanno confermato i due consiglieri di stato uscenti anche grazie al nostro aiuto, ora bisogna lavorare insieme per confermare il seggio di Marco Chiesa agli Stati. Per farlo sarà importante avere il sostegno di tutti i leghisti", afferma Marchesi.

Ballottaggio: "Votate Chiesa secco"

In vista del ballottaggio del prossimo 19 novembre, il consiglio di Marchesi è quello "di votare Marco Chiesa secco, perché non si possono regalare voti. Non date nulla per scontato, chi vuole un rappresentante della destra alla Camera alta deve impegnarsi e andare a votare".

Caverzasio (Lega): “La Lega deve capire cosa vuole fare da grande”

Se ieri l'UDC ha avuto di che da festeggiare, lo stesso non si può dire degli alleati leghisti. Il movimento di via Monte Boglia ha lasciato sul terreno quasi il 3,5%. Una flessione che segue quella registrata alle cantonali di aprile dello scorso anno e che verrà analizzata nei prossimi giorni. Che gli eterni amici-nemici, i cuginetti democentristi, sarebbero cresciuti lo si sapeva, ma in pochi si sarebbero aspettati ciò che è accaduto. "Le proporzioni ci hanno lasciato con l'amaro in bocca”, conferma il portavoce Daniele Caverzasio. “Dobbiamo farci delle domande. Ora ci daremo una settimana di tempo, poi come consiglio esecutivo ci troveremo e ne discuteremo. Rispetto all'UDC, la cui posizione era chiara su molti temi, noi non siamo stati capaci di comunicare la nostra posizione. Forse ci vorrebbe una figura che faccia da capo, da coordinatore, da presidente o da capitano della squadra”. Caverzasio è lapidario: i tempi sono cambiati e la Lega deve saper fare altrettanto. "È un processo che va costruito. Ci vorrà del tempo perché non è più la Lega del Nano o di Marco Borradori. Questa è una Lega sicuramente cambiata, che deve darsi una struttura e soprattutto una chiarezza di visione e di linea. Deve capire cosa vuol fare da grande e quale futuro dare a questa Lega".

L'alleanza con l'Udc, "Vogliamo continuare in quella direzione"

Tra le incognite resta però una certezza: per Caverzasio l’alleanza con i democentristi non è stata un errore. "Se guardiamo a quattro mesi fa, ad aprile, abbiamo tenuto in nostri Consiglieri di Stato. Con le elezioni del Consiglio nazionale volevamo aumentare i seggi di destra: li abbiamo portati a tre e speravamo di fare noi il secondo seggio, ma lo ha fatto l'UDC. L'alleanza di destra comunque tiene, vogliamo continuare in quella direzione. Dobbiamo comunque farci delle autocritiche sane per questo trend in discesa per evitare di sparire nel corso dei prossimi anni”.

Delcò Petralli (Verdi): "Ci riprenderemo"

L'onda verde del 2019 ieri si è infranta, con il partito che ha perso terreno rispetto alle ultime elezioni federali. "Cerchiamo di contestualizzare i dati", spiega a Ticinonews Michela Delcò Petralli, ex coordinatrice e granconsigliera ecologista, "abbiamo perso 5 punti percentuali rispetto a quattro anni fa, quando abbiamo fatto un risultato eccezionale, ma ne abbiamo guadagnati 4 se paragoniamo i risultati alle ultime elezioni cantonali. Quindi non è andata male, ci riprenderemo. Nel 2019 c'era un clima diverso rispetto, oggi prevale la paura per quello che sta succedendo anche a livello internazionale. In questi momenti vince la destra perché parla alle paure e presenta soluzioni facili per problemi difficili".

"La sinistra deve parlare di tutti i temi"

Tra i temi toccati dalla destra c'è quello dell'immigrazione. "La sinistra ha sempre fatto fatica a parlarne, ha un po' di pudore. Invece bisogna discuterne e dire che non possiamo spalancare le frontiere. Non possiamo garantire a queste persone una vita dignitosa, che inizia con il principio del lavoro, perché questo non c'è già per i nostri giovani. L'attività professionale c'è per i frontalieri, perché si accontentano di un salario da fame", aggiunge Delcò Petralli.

"Greta Gysin è una donna determinata e competente"

Tra i candidati che il prossimo 19 novembre si giocheranno un posto al Consiglio degli Stati c'è l'esponente de I Verdi Greta Gysin. "È una donna determinata, competente, che ha voglia di fare e con tanta energia. Non ho alcun dubbio: riuscirà a passare anche questo step", conclude l'ex coordinatrice ecologista.

6 mesi fa
Federali 2023
La moltitudine di liste ha travolto gli elettori
È quanto emerge da un sondaggio. Per gli elettori in futuro "ogni partito dovrebbe presentare una sola lista".

L'enorme quantità di liste presentate per le elezioni federali di quest'anno ha travolto l'elettorato. L'UDC e il Centro hanno beneficiato della migrazione degli elettori, come hanno dimostrato i sondaggi post-elettorali della SSR e di 20 Minuten/Tamedia. Mai prima d'ora c'erano stati così tanti candidati e liste in un'elezione come nel 2023, ma la marea di liste ha sopraffatto gli elettori, come dimostra il sondaggio post-elettorale della SRG/SSR di Sotomo, pubblicato oggi. Oltre due terzi (66%) degli intervistati vorrebbe che in futuro ogni partito possa presentare una sola lista. Le sottoliste dovrebbero essere vietate. Anche la valanga di candidati ha irritato gli elettori e un terzo ha avuto difficoltà a sopportarlo.

L'UDC conquista voti da tutti i partiti

L'UDC ha mobilitato e conquistato elettori da tutto lo spettro politico, come dimostra anche il sondaggio Sotomo. Il PS ha guadagnato 2 punti percentuali attirando elettori dal campo dei Verdi, ma ha ne persi a profitto del Centro (-0,4) e dell'UDC (-0,5). Il centro ha guadagnato voti dalla sinistra e dal PLR, ha però perso 0,7 punti percentuali a favore dell'UDC. Le perdite dei Verdi vanno soprattutto a vantaggio del PS, ma anche dell'UDC, dei Verdi liberali e del Centro. Il sondaggio sottolinea anche la smobilitazione dei membri. I premi elevati dell'assicurazione malattia costituiscono la principale sfida politica in Svizzera per il 52% degli elettori, prima del cambiamento climatico (36%). La migrazione è stata la questione più importante nella decisione di voto per il 26% degli intervistati, appena prima dei premi (25%) e del cambiamento climatico (23%).

Migrazione decisiva per UDC

Per il 74% di coloro che hanno votato UDC, le questioni migratorie sono state decisive. Il tema classico del partito di destra - "indipendenza e sovranità" - è stato considerato decisivo solo dal 21% degli intervistati. Il "wokismo", pur suscitando il malumore dei sostenitori dell'UDC, è stato di scarsa importanza nella loro decisione di voto. Per gli elettori verdi, la questione del clima è assolutamente centrale. Ma molti affermano di aver scelto il PS per questo motivo, oltre che per i suoi tradizionali temi sociali.

Alcuni temi in declino

In generale, alcuni temi sono diventati più importanti dal 2019. Tra questi, l'immigrazione e la criminalità, nonché i premi di cassa malattia e gli affitti. Al contrario, l'uguaglianza, il clima, le buone relazioni con l'Unione europea e persino la previdenza per gli anziani hanno perso un po' di velocità. Tra gli elettori che ieri hanno votato per un partito diverso da quello del 2019, il 31% si è detto insoddisfatto dei premi di cassa malattia. Un quarto ha parlato di politica migratoria. Tra i nuovi elettori della UDC, questo motivo è in cima alla lista con il 53% delle risposte. Il PS, da parte sua, ha beneficiato della questione dei premi, come sottolineano gli autori del sondaggio. Un altro dato sorprendente è che molti ex elettori dei Verdi non hanno dato una spiegazione chiara del loro cambio di direzione. Secondo un altro sondaggio pubblicato oggi, realizzato per 20Minuten/Tamedia da LeeWas, i Verdi sono stati votati solo dal 58% di coloro che li avevano scelti nel 2019; il 21% è passato al PS.

Astenuti del 2019 hanno votato UDC

Tra coloro che si sono astenuti nel 2019, il 29% ha votato UDC nel 2023. Inoltre, il 15% degli elettori del PLR è passato all'UDC e il 16% del PVL al Centro. Per quanto riguarda l'età degli elettori, l'UDC ha conquistato soprattutto persone di età compresa tra i 46 e i 65 anni. Il Centro e il PLR sono stati scelti soprattutto dai pensionati, mentre i Verdi sono stati preferiti dagli elettori più giovani. Infine, i due sondaggi mostrano che tra il 30% e il 50% degli elettori ritiene che il PLR dovrebbe cedere un seggio al Centro. Per il sondaggio SSR/Sotomo sono state intervistati più di 23.000 persone di età superiore ai 18 anni in tutte le regioni linguistiche, per il sondaggio 20 Minuten/Tamedia oltre 30.000 persone ugualmente rappresentative tra venerdì e domenica.

6 mesi fa
Federali 2023
E-voting, "Un successo" per le autorità
È quanto comunicato dalle Cancellerie di Stato di San Gallo, Basilea Città e Turgovia.

I test pilota di e-voting condotti dai Cantoni di San Gallo, Basilea Città e Turgovia in occasione delle elezioni federali di ieri si sono rivelati soddisfacenti e non hanno registrato tentativi di manipolazione. Lo comunicano oggi le tre Cancellerie di Stato. La possibilità di partecipare al voto via internet è stata offerta agli svizzeri all'estero, ad alcune persone disabili selezionate di Basilea Città e agli abitanti di alcuni comuni sangallesi. A Basilea Città la possibilità è stata utilizzata da circa 1400 elettori all'estero, ovvero il 61% di coloro che da fuori confine hanno espresso le loro preferenze. Sulla stessa linea San Gallo: la Cancelleria cantonale ha precisato che il 63% dei circa 1500 svizzeri all'estero che hanno votato hanno scelto di farlo online. Ad essi si aggiungono un migliaio di abitanti dei cinque comuni pilota. A Turgovia la percentuale degli svizzeri all'estero che ha prediletto l'e-voting è leggermente più bassa: 57,4%.

6 mesi fa
Svizzera
Jacqueline Badran è la deputata più votata in Svizzera
© Wikipedia
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La consigliera nazionale socialista zurighese ha ottenuto oltre 150mila voti ed è stata pure regina del panachage.

Con 150'529 voti, la consigliera nazionale Jacqueline Badran (PS/ZH) è la deputata della Camera del popolo che ha ottenuto più voti in Svizzera. In passato questo onore era spesso appartenuto a personalità dell'UDC quali Roger Köppel, Albert Rösti o Christoph Blocher.

Regina del panachage

Molto popolare, la socialista zurighese è stata pure la regina del panachage, riconfermando la sua prestazione di quattro anni or sono. In quell'occasione, il consigliere nazionale meglio eletto fu il democentrista bernese Albert Rösti, che aveva spodestato in questa particolare classifica lo zurighese Roger Köppel, il "campione" dell'ottobre 2015. Entrambi non si sono presentati alle elezioni federali di ieri. Il giornalista Köppel si è infatti ritirato dalla politica parlamentare, mentre il suo collega di partito Rösti è stato eletto lo scorso anno in governo, succedendo a Ueli Maurer. Ieri, i voti in favore della socialista Badran in provenienza da elettori che hanno votato altri partiti hanno rappresentato una proporzione di 117,41 su 1'000 suffragi ricevuti, indica oggi in una nota l'ufficio cantonale di statistica. 

6 mesi fa
Federali 2023
Stojanović: "Il dibattito sul Röstigraben è superato"
Così il politologo Nenad Stojanović ha analizzato l'esito delle elezioni federali per l'Udc. "La differenza tra Svizzera tedesca e francese starebbe svanendo".

La forte crescita dell'UDC nella Svizzera romanda ha un effetto tranquillizzante nella discussione sul "Röstigraben". Svizzera tedesca e francese convergerebbero e la discussione sulle differenze "starebbe svanendo", secondo il politologo Nenad Stojanović. L'UDC ha ottenuto un totale di quattro nuovi seggi nei sei cantoni francofoni passando a dodici. Per la prima volta, il partito ha superato il PLR in Romandia, che ha ancora nove seggi (-1). Con l'eccezione di Vaud, l'UDC è stata per lungo tempo una forza politica prevalentemente "di lingua tedesca" in Svizzera, ha dichiarato il professore al Dipartimento di scienze politiche dell'università di Ginevra in un'intervista rilasciata oggi all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Negli anni Novanta, Christoph Blocher aveva spostato il partito a destra, soprattutto dopo il voto sullo Spazio economico europeo nel 1992. L'UDC è diventata un vero e proprio partito antieuropeista e si temeva una scissione lungo i confini linguistici. La stampa francofona, in particolare, dava l'impressione che tutti i romandi fossero europeisti. Ma nella Svizzera francese c'è sempre stato un elettorato potenziale che "piace ai conservatori di destra", ha detto il 47enne. Semplicemente questo potenziale non era sfruttato.

Immigrazione, un tema anche in Romandia

Secondo l'ex granconsigliere socialista ticinese, negli anni 2000 l'UDC ha iniziato a fondare sistematicamente sezioni locali e cantonali nella Svizzera occidentale e a conquistare seggi. Con il voto sull'iniziativa "Sì all'Europa" nel 2001, respinta in tutta la Svizzera, compresa la Romandia, un'opinione pubblica più ampia si è resa conto che anche nella Svizzera francese c'erano voci critiche nei confronti dell'Europa e una parte dell'elettorato che apprezzava l'UDC. Da questo punto di vista, si è verificata una sorta di normalizzazione e il timore di una scissione in Svizzera si è attenuato, ha affermato Stojanović. Ma il mito di una Svizzera divisa è "svanito" anche per un secondo motivo, ha proseguito il politologo ginevrino. Oltre allo scetticismo nei confronti dell'Europa, la questione di come gestire l'immigrazione è un altro motivo per votare UDC. È probabile che la questione migratoria abbia motivato gli elettori dell'UDC in tutte le parti del paese a recarsi alle urne in queste elezioni.

6 mesi fa
Svizzera
Consiglio nazionale, "dilemma per il PLR dopo sconfitta"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
È il pensiero del politologo Nenad Stojanović, che nella sua analisi sottolinea come "il Plr è l'unico partito di Governo ad avere perso terreno".

Spodestato dall'Alleanza del Centro e divenuta ormai quarta forza in Consiglio nazionale, il PLR, che ha incassato ieri una sconfitta elettorale, si trova in un vero dilemma, sostiene il politologo Nenad Stojanović, dato che su molti dossier il partito fondatore della Svizzera moderna deve decidere ora da che parte stare. "Il PLR è sotto pressione", ha dichiarato il professore al Dipartimento di scienze politiche dell'università di Ginevra in un'intervista rilasciata oggi all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Si tratta infatti dell'unico partito con un seggio in Consiglio federale ad aver perso terreno, e questo per la seconda volta dal 2015. L'obiettivo elettorale di superare il PS e diventare così la seconda forza in parlamento è stato chiaramente mancato e, anzi, il PLR si è fatto pure soffiare il terzo posto dal Centro; un fatto storico.

I concorrenti del Plr

Secondo l'ex granconsigliere socialista ticinese, il PLR però deve fare i conti con diversi contendenti, e dunque non solo con l'Alleanza del Centro - che quest'anno si è presentata alle sue prime elezioni con il nuovo nome dopo la fusione fra PPD e Partito borghese democratico - bensì anche con l'UDC e con i Verdi liberali. In questa nuova legislatura, sostiene il politologo, il PLR dovrà ora dunque decidere come vorrà schierarsi su diverse questioni politiche, dopo che quest'anno, in diversi cantoni, si è proposto in liste congiunte con i democentristi.

Verso l'Udc?

"Resta da chiedersi se in futuro il partito intenda avvicinarsi oppure prendere le distanze dall'UDC", si interroga Stojanović. Una risposta concreta probabilmente non si può dare, dato che ad esempio in materia di politica d'asilo, i liberali avevano recentemente già richiesto misure più rigide e pertanto cooperato con i democentristi. "In questo caso, il PLR rimarrà presumibilmente ancora dalla parte dell'UDC", afferma il politologo. Per quanto riguarda altre questioni relative all'immigrazione invece il partito liberale sarà meno spavaldo, anche in favore di un sostegno maggiore all'economia rispetto a quanto auspicato dalla destra. Sul clima è probabile che il PLR tenderà ad avvicinarsi ai Verdi liberali e al Centro, orientandosi alla politica di questi due partiti, perché se non lo facesse, rischierebbe di perdere ulteriori elettori, sostiene il 47enne. "Anche se ieri i Verdi liberali hanno perso molti seggi, rimangano ancora i concorrenti del PLR".

Un seggio traballante

Il politologo ritiene che un problema dei liberali risieda anche in Consiglio federale, dove il ministro degli esteri ticinese Ignazio Cassis, spesso criticato e rimproverato dai media, "non potrà rimanere in carica all'infinito, e quando il suo posto sarà vacante, il PLR rischia di farsi strappare il secondo seggio all'esecutivo proprio dal Centro, e forse addirittura perderlo per molto tempo". Secondo Stojanović, il presidente dell'Alleanza del Centro, Gerhard Pfister, difficilmente si lascerà sfuggire la ghiotta occasione di attaccare il secondo seggio del PLR, non appena il suo partito ne avrà la possibilità. Nel bene e nel male, il PLR è quindi obbligato a tenere Cassis in carica ancora per molto tempo. Una circostanza, spiega il politologo, che potrebbe spingere il partito liberale a convincere Cassis a cambiare dipartimento. Dopo le dimissioni di Alain Berset, il Dipartimento federale dell'interno potrebbe fare proprio al caso del malcantonese, in quanto medico di formazione. Inoltre, già in passato, Cassis è stato un deputato legato alla politica sanitaria.

6 mesi fa
Svizzera
L'esito delle elezioni non stravolge l'economia, ma su alcuni temi si sentirà
Secondo alcuni esperti lo spostamento a destra si farà soprattutto sentire sulle relazioni con l'UE, sul reclutamento di manodopera e sull'energia.

L'esito delle elezioni federali - avanzata dell'UDC, riflusso dei Verdi - non dovrebbe avere un impatto notevole sull'economia elvetica: è l'opinione degli esperti, secondo i quali comunque il lieve spostamento a destra potrebbe influire su questioni cruciali quali le relazioni con l'Unione europea (Ue), il reclutamento di manodopera e l'energia. "L'impatto di queste elezioni sull'economia dovrebbe rimanere limitato", indica all'agenzia Awp Arthur Jurus, capo economista della banca Oddo BHF Svizzera. "I negoziati per un nuovo accordo quadro tra la Svizzera e l'Ue potrebbero però diventare più difficili". Gli esportatori elvetici, il cui principale mercato internazionale è rappresentato dall'Europa, seguiranno con attenzione il tema.

L'impatto sui consumi privati

Anche i consumi privati, un importante motore dell'economia elvetica oggi sempre più minato dall'inflazione, potrebbero risentire dell'operato degli eletti al Nazionale e agli Stati. "L'UDC auspica una riduzione delle imposte e delle tasse, nonché un aumento del tasso di autosufficienza alimentare dal 56,9% al 60%". Quest'ultimo aspetto potrebbe accrescere i costi fissi e ridurre l'impatto positivo del franco sui prodotti importati, ma in compenso si ridurrebbero gli oneri normativi e di trasporto. L'assicurazione sanitaria, i cui premi sono aumentati vertiginosamente negli ultimi anni, "rimarrà inoltre una questione strategica".

Meno ideologia sulla politica economica

Klaus Wellershoff, specialista della società di consulenza Wellershoff & Partners, ritiene che la polarizzazione del dibattito durante la campagna elettorale non abbia dato frutti. "Le conseguenze per l'economia non possono che essere positive, con un calo dell'influsso dell'ideologia sulla politica economica".

UDC e PS non ancora raggiunto un accordo sui grandi temi

Secondo l'esperto, "tutti i partiti dovranno concentrarsi maggiormente sui temi dell'immigrazione, dell'energia, della sicurezza e della politica estera". Le due formazioni principali del paese, UDC e PS, non sono però ancora riuscite a raggiungere un accordo sui grandi temi della riforma delle pensioni e dei costi della sanità. Dovrebbero invece essere possibili progressi sul fronte dell'energia. Per quanto riguarda le relazioni bilaterali con l'Ue, "dichiarare l'Europa il nemico pubblico numero uno non può che danneggiare il paese", argomenta Wellershoff.

Difficoltà a colmare i posti vacanti

Per il capo economista di Raiffeisen Fredy Hasenmaile le aziende potrebbero avere difficoltà a colmare i posti vacanti, con il tasso di disoccupazione che si attesta al 2%. Dal nuovo parlamento ci si può aspettare una politica d'immigrazione e di asilo più restrittiva. Il reclutamento di lavoratori stranieri per coprire il fabbisogno di manodopera "potrebbe non funzionare più", soprattutto se l'iniziativa popolare dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)" dovesse avere successo.

Il voto ignorato dai mercati

I mercati hanno da parte loro praticamente ignorato il voto. Alla borsa svizzera, l'indice di riferimento SMI nel pomeriggio scendeva dello 0,5%, sulla scia di dinamiche internazionali legate ai timori di escalation in Medio Oriente. Il franco è tornato ai livelli della fine della scorsa settimana: il corso è di 0,9462 franchi per l'euro e di 0,8922 franchi per il dollaro.

6 mesi fa
Camere federali
Consiglio nazionale, la legislatura sarà aperta da Gerhard Pfister
Il consigliere nazionale del Centro siede alla Camera bassa dal 2003.

Sarà il presidente del Centro Gerhard Pfister, in quanto decano della Camera, ad aprire la 52esima legislatura il prossimo 4 dicembre al Consiglio nazionale. Lo zughese siede infatti alla Camera del popolo ininterrottamente dal 2003. Anche il verde liberale zurighese Martin Bäumle è in carica da vent'anni. Essendo Pfister più vecchio (lo zughese è nato nel 1962, lo zurighese due anni più tardi), l'onore di aprire i dibattiti spetterà tuttavia a quest'ultimo. Come indicato dai Servizi del parlamento a Keystone-ATS, Pfister presiederà la Camera fino all'elezione del nuovo presidente, che salvo sorprese sarà l'attuale primo vicepresidente Eric Nussbaumer (PS/BL).

6 mesi fa
Federali 2023
Verdi Liberali, il presidente: "Un risultato amaro"
Così il presidente nazionale ha definito l'esito delle elezioni federali.

Il presidente dei Verdi liberali Jürg Grossen definisce "amaro" il risultato delle elezioni federali di ieri per il suo partito. "Perderemo influenza in Parlamento nei prossimi quattro anni", ha detto il consigliere nazionale a Keystone-ATS. "Visibilmente non abbiamo fatto tutto giusto. Ora dobbiamo analizzare le cause" della sconfitta elettorale, ha aggiunto. Il PVL ieri ha perso 0,6 punti percentuali (e 6 seggi al Nazionale, a quota 10), al 7,2%. Grossen sottolinea comunque che i Verdi liberali si sono affermati come partito nazionale. "Continuiamo ad avere una percentuale di voti superiore al 7% e siamo appena al di sotto del nostro record storico". Le perdite permetteranno di risvegliare lo spirito combattivo, afferma. Per il rinnovo del Consiglio federale, i Verdi liberali non hanno particolari ambizioni, dice ancora Grossen. Questi critica tuttavia la formula magica, definita un retaggio del passato che fa il gioco degli altri partiti.

Il bilancio personale

Per quanto riguarda il suo personale all'interno del partito, Grossen vuole fare un'analisi nei prossimi mesi. "Sono diventato presidente del partito sei anni fa, all'epoca avevamo il 4,6% di voti. Ora siamo al 7,2%, ciò che è tutto sommato positivo", sostiene il bernese. Grossen dice di investire molta energia nel partito, che naturalmente "non è inesauribile". "Ma non scappo quando le cose si fanno difficili", dichiara. Insomma, la questione della presidenza rimane aperta.

6 mesi fa
Elezioni federali
Meno donne al Consiglio nazionale, ma Alliance F è soddisfatta
Nelle elezioni del 2019 la quota di donne era aumentata di quasi il 10%: il calo sarebbe quindi stato prevedibile.

Malgrado la diminuzione del numero di donne in parlamento, Alliance F (l'Alleanza delle società femminili svizzere) non è delusa, si dice anzi soddisfatta. A suo avviso restano però ancora degli sforzi da fare, in casa PLR e soprattutto UDC.

Obiettivo stabilizzazione

La progressione non è mai lineare, afferma la co-iniziatrice di "Helvetia chiama" - una campagna trasversale di Alliance F per promuovere le donne in politica - Flavia Kleiner a Keystone-ATS. Kleiner ha ricordato come nel 2019 la quota di donne sia aumentata di quasi dieci punti percentuali: una contrazione era quindi prevedibile. "Il nostro obiettivo era piuttosto di stabilizzare la percentuale delle donne".

Liste UDC con scarsa presenza femminile

Kleiner spiega il calo di ieri con la composizione delle liste. L'UDC, grande vincitrice delle elezioni, aveva liste meno favorevoli alle donne, che rappresentavano solo un quarto dei candidati. Dei 21 nuovi rappresentanti democentristi che entrano in parlamento, solo tre sono donne. Sull'altro fronte, alcune deputate ecologiste non sono state rielette. Nonostante tutto, la percentuale delle donne è rimasta relativamente stabile, il che è positivo, osserva Kleiner. Secondo quest'ultima ci sono aspetti positivi: non ci sono mai state così tante candidate, e le donne ottengono ora risultati simili agli uomini. Kleiner sottolinea anche gli sforzi dell'Alleanza del Centro, le cui liste erano molto più paritarie (43% donne) rispetto al 2019 (37%). La conseguenza: dei sette nuovi consiglieri nazionali, quattro sono donne.

Fuori dalla top 30

Dopo un aumento regolare e quasi continuo dal 1971, quest'anno la percentuale di donne nel Consiglio nazionale ha fatto segnare un calo. Dei 200 eletti ieri, il 38,5% sono donne, contro il 40,5% della Camera del popolo uscente. In seguito alla diminuzione del numero di deputate, la Svizzera uscirà dalla top-30 dei paesi per parità di genere nei parlamenti. Secondo i dati dell'Unione interparlamentare, organizzazione con sede a Ginevra che rappresenta i parlamenti nazionali, la Svizzera è attualmente al 28esimo posto. Si trova tra i Paesi Bassi e la Bielorussia. Dopo le elezioni federali del 2019, la Confederazione era salita al 15esimo rango, aveva poi perso terreno a causa delle partenze nel corso della legislatura.

Ruanda paese con la quota femminile più alta

Con una quota femminile del 38,5%, la Svizzera figurerà nella prossima legislatura poco oltre il 30esimo posto, in compagnia della Moldova. Il Ruanda rimane il campione, con oltre il 60% di donne in parlamento. Per la sua graduatoria, l'Unione interparlamentare considera solo le Camere basse e i parlamenti unicamerali; nella Confederazione solo la Camera del popolo.

6 mesi fa
Curiosità
I comuni più UDC e PS sono giurassiani
Il comune di Ederswiler © Wikipedia
Il comune di Ederswiler © Wikipedia
I cittadini di Ederswiler hanno votato per il 93,5% UDC, mentre il PS ha ottenuto il 46,3% nel comune di Fontenais. Il comune ticinese di Onsernone si distingue per essere uno dei più verdi.

A livello di singoli partiti, il comune più a destra della svizzera è Ederswiler. Nell'unico comune germanofono del Giura, l'UDC ha ottenuto ben il 93,5% dei voti. Il paese dove il PS ha raggiunto il maggior numero di consensi si trova anch'esso nel canton Giura: si tratta di Fontenais, dove i socialisti - trascinati dal consigliere nazionale uscente Pierre-Alain Fridez, lì domiciliato - hanno raggiunto il 46,3%. Lo dimostra un'analisi di Keystone-ATS basata sui dati dell'Ufficio federale di statistica (UST).

Per quanto riguarda gli altri partiti, il comune che ha votato maggiormente per il PLR è vodese: Rossenges, dove i liberali radicali hanno ottenuto il 60,5%. I Verdi hanno da parte loro trionfato a Schelten, uno dei due comuni germanofoni del Giura bernese, con il 36,6%. Nella top ten dei comuni più verdi ce n'è uno anche ticinese. Si tratta di Onsernone, che ha dato il 24,8% delle preferenze al partito ecologista. Il bastione dell'Alleanza del Centro è invece a Gonten, in Appenzello Interno, dove ha ottenuto una percentuale "bulgara": il 91,8%.

Comuni piccoli sono UDC, grandi città PS

Più in generale, l'UDC raccoglie i maggiori consensi nei piccoli comuni: in quelli di meno di 2000 abitanti ha ottenuto complessivamente il 38,8% dei suffragi. Nelle città con più di 50'000 residenti ha ricevuto solo il 13,9% dei voti. Per i socialisti è invece vero il contrario: nei comuni di meno di 2000 abitanti ha il 13,3% dei consensi, contro il 31,9% nelle grandi città. L'evoluzione è simile per i Verdi (dal 7,6% al 16,2%). Per l'Alleanza del Centro e il PLR non ci sono invece differenze significative.

Oekingen comune tipico, Buseno all'opposto

Oekingen, nel canton Soletta, è il comune svizzero dove i risultati dei partiti alle elezioni federali di ieri si sono avvicinati maggiormente a quelli ottenuti a livello nazionale. Buseno, in val Calanca, è invece quello che si discosta maggiormente. A Oekingen, comune di 872 abitanti situato cinque chilometri a sudest di Soletta, l'UDC ieri ha ottenuto il 29,5% delle preferenze, mentre a livello nazionale la percentuale è del 28,6. Il PS si situa al 17,8% (il 18% in Svizzera) e il Centro al 16,3% (14,6%). Il PLR è al 16,4% (14,4%), i Verdi all'11,3% (9,4%) e i Verdi liberali (PVL) al 6,7% (7,2%). Come detto, è invece a Buseno che si sono osservati gli scarti maggiori: nel comune calanchino di 89 residenti il primo partito è il Centro, con l'82,3% (con una differenza di 67,65 punti percentuali rispetto ai dati nazionali). Lo scarto è di 16,27 punti per il PS, di 14,3 punti per l'UDC, di 7,2 punti per il PLR e di 9,4 punti percentuali per i Verdi.

6 mesi fa
Svizzera
L'estrema sinistra è fuori dal Parlamento
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A Neuchâtel il POP e a Ginevra Ensemble à Gauche hanno perso il loro seggio al Consiglio nazionale

L'estrema sinistra non è più rappresentata nel parlamento federale. A Neuchâtel il POP e a Ginevra Ensemble à Gauche hanno perso il loro seggio al Consiglio nazionale.

Ginevra, Ensemble à Gauche perde un seggio a favore del Mouvement citoyens genevois

La sinistra radicale ginevrina si è presentata divisa alle elezioni, perdendo l'unico seggio di Ensemble à Gauche (insieme a sinistra), che era occupato dalla dimissionaria Stefania Prezioso. Ha anche sofferto dell'ascesa della destra, in particolare del Mouvement citoyens genevois (MCG, un movimento regionalista, per molti versi simile alla Lega in Ticino), grande vincitore delle elezioni di ieri nel cantone lemanico. Il partito populista, che ha ottenuto il 9,75% dei voti, torna in Consiglio nazionale con due eletti dopo essere stato escluso nel 2019.

Neuchâtel, l'UDC scalza il POP

A Neuchâtel, l'alleanza di tutta la sinistra, ovvero PS, Verdi, Parti ouvrier et populaire (POP, partito operaio e popolare) e SolidaritéS, non è riuscita a contrastare la forte avanzata dell'UDC, che ha ottenuto il 17,3% dei voti (compresa la lista dei giovani), contro il 9,82% del POP. L'ormai ex consigliere nazionale Denis de la Reussille ritiene che "sia stata una conquista avere un rappresentante del POP per otto anni, quando ci sono solo quattro seggi disponibili" nel cantone di Neuchâtel. "Dopo otto anni di Consiglio nazionale e 27 anni di Consiglio comunale a Le Locle, continuerò a fare campagna elettorale, ma non cercherò più una carica politica", ha aggiunto, ricordando che presto compirà 63 anni.

6 mesi fa
Svizzera
"I Verdi possono dimenticare il seggio in Governo"
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Lo sostiene il politologo Michael Hermann, secondo cui il partito ecologista difficilmente avrebbe avuto una possibilità anche con una quota maggiore di elettori. I Verdi prenderanno una decisione prima di venerdì.

Per il politologo Michael Hermann un seggio ecologista in Consiglio federale è irrealistico. Il direttore dell'Istituto Sotomo lo dice in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano zurighese Tages-Anzeiger. "Bisogna essere realisti: difficilmente (i Verdi) avrebbero avuto una possibilità realistica anche con una quota maggiore di elettori", afferma, aggiungendo che il "cartello dei partiti del Consiglio federale" non ha interesse a integrare un nuovo attore.

Il partito prenderà una decisione prima di venerdì

La consigliera nazionale bernese e capogruppo dei Verdi Aline Trede ieri ha detto a Keystone-ATS che il partito tendenzialmente presenterà un proprio candidato all'elezione del Consiglio federale in dicembre. Aritmeticamente, gli ecologisti hanno diritto a un seggio, ha sostenuto. La formula magica - che corrisponde a due seggi per i tre maggiori partiti e un seggio per il quarto, dunque attualmente a due esponenti ciascuno per UDC, PS e PLR e un seggio per il Centro - è morta. Il nuovo gruppo parlamentare dei Verdi non prenderà una decisione su un'eventuale candidatura al Consiglio federale prima di venerdì.

Persi 5 seggi

Alle elezioni per il Nazionale di ieri gli ecologisti hanno perso cinque seggi, quasi un quinto della loro deputazione. Ora alla Camera del popolo dispongono di 23 poltrone.

6 mesi fa
Federali 2023
Le elezioni federali riconfermano il divario tra città e campagna
Benché l'UDC si sia imposta in 15 cantoni, la maggior parte delle città è stata conquistata dal PS.

Le elezioni del Consiglio nazionale di ieri hanno messo in luce il divario tra città e campagna: l'UDC è risultato essere il partito più forte in 15 cantoni, ma ha ottenuto la maggioranza in soli tre capoluoghi. La maggior parte di essi è nelle mani del PS. Solo a Frauenfeld (TG), Herisau (AR) e Zugo la maggioranza ha votato per l'UDC, come il resto del cantone, indicano i dati pubblicati dall'Ufficio federale di statistica (UST). Ad Aarau, Berna, Coira, Friburgo, Liestal (BL), Sciaffusa, Soletta, San Gallo e Zurigo è invece il PS il partito più votato. Nei rispettivi cantoni la maggioranza è però in mani democentriste.

A Svitto e Glarona l'UDC ha la maggioranza a livello cantonale, l'Alleanza del Centro nei capoluoghi. A Obvaldo vince l'UDC, ma a Sarnen è il PLR il partito più forte. L'Alleanza del Centro vince nei cantoni di Nidvaldo, Vallese, Uri e Appenzello Interno, così come nei rispettivi capoluoghi. A Lucerna il Centro è il primo partito a livello cantonale, ma nella città sulla Reuss è il PS il più forte.

I socialisti sono primi anche a Basilea, Ginevra, Losanna, Neuchâtel e Delémont (JU). In questi casi primeggiano anche a livello cantonale.

6 mesi fa
Elezioni federali
Rappresentazione femminile in calo al Consiglio nazionale
L'età media della Camera bassa è però in calo rispetto a 4 anni fa.

Dopo un aumento regolare e quasi continuo dal 1971, quest'anno la percentuale di donne nel Consiglio nazionale ha fatto segnare un calo. Dei 200 eletti ieri, il 38,5% sono donne, contro il 40,5% della Camera del popolo uscente. Secondo quanto riferito dall'Ufficio federale di statistica (UST), le donne in Consiglio nazionale saranno 77, contro le 81 della legislatura che volge al termine. Il nuovo Nazionale è invece più giovane del precedente: l'età media è di 49,5 anni, contro i 51,7 di quattro anni fa.

Le due professioni più diffuse restano, come quattro anni fa, quelle di politico professionista (46%, 2019: 52%) e di imprenditore (20%, 2019: 22%). Da notare, infine, che rispetto a quattro anni fa i volti nuovi sono meno numerosi: il numero degli uscenti rieletti è salito a 152, rispetto ai 119 del 2019.

6 mesi fa
Federali 2023
Partecipazione in leggera crescita a livello nazionale, in calo in Ticino
Il tasso di partecipazione a livello svizzero è cresciuto di 1,5 punti percentuali.

Il tasso di partecipazione al rinnovo del Consiglio nazionale di ieri si è ufficialmente fissato al 46,6%. Tale dato è in crescita di 1,5 punti rispetto alle elezioni federali di quattro anni fa. Come sempre, il primato è stato fatto segnare da Sciaffusa, dove il voto è obbligatorio: 61,6% (+2,0 punti rispetto al 2019), indicano i dati dell'Ufficio federale di statistica (UST). Seguono Obvaldo (58,8%), Nidvaldo (56,2%) e Svitto (54,6%).

Tutti i grandi cantoni sono al di sotto del 50%, anche se Berna si avvicina a questa soglia (49,7%). Il Ticino la partecipazione è stata del 48,0% (-1,6 punti), nei Grigioni del 43,0% (+0,1). Nelle grandi città la partecipazione è stata relativamente elevata a Berna (58,9%), Zurigo (51,6%) e Basilea (51,4%). A Ginevra si è invece fermata al 42,2%.

Tra le curiosità a livello comunale spicca Ergisch, nell'Alto Vallese, con una partecipazione dell'84,7%. All'altro estremo si trova Schlatt-Haslen, in Appenzello Interno, con un misero 21,9%.

6 mesi fa
Federali 2023
La stampa svizzera si sofferma sulla vittoria dell'Udc
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Al centro delle riflessioni dei direttori dei quotidiani svizzeri c'è il risultato ottenuto dall'Udc, ma anche il significativo calo dei Verdi.

È l'Udc la protagonista degli editoriali della stampa svizzera e ticinese all'indomani di questo primo turno di elezioni federali, che hanno visto la sensibile crescita della presenza democentrista in Consiglio nazionale.

Corriere del Ticino

Nel suo editoriale, il direttore del Corriere del Ticino Paride Pelli si sofferma soprattutto sul sorpasso avvenuto in Ticino in casa Lega-Udc, con i democentristi che conquistano un secondo seggio al Consiglio nazionale, mentre la Lega si deve accontentare di mantenere il seggio di Lorenzo Quadri. Secondo Pelli, le ragioni della presa dell'Udc nell'elettorato ticinese sono da ricercarsi nella scelta dei temi, "quelli classici dell'Udc", ovvero immigrazione, sicurezza, neutralità, transizione ecologica moderata. "Su tali questioni, la comunicazione elettorale dell’Udc è stata diretta, come sempre senza troppi peli sulla lingua - per usare un eufemismo - e ha saputo trasmettere una volontà di decisionismo e una chiarezza di vedute che hanno infine convinto gli elettori, sottraendoli ad altri partiti contigui per idee e programmi", scrive il direttore del foglio di Muzzano. "Aggiungiamo che anche durante la pandemia l’Udc è andata spesso - e compatta - controcorrente, approfittando di una certa confusione in seno agli altri partiti sui diritti e sulle libertà personali. A posteriori, una scelta rivelatasi azzeccata. I nuovi rapporti di forza a destra saranno un tema di discussione anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Certamente, anche in previsione delle elezioni comunali del 2024 - il vero banco di prova per il movimento di Via Monte Boglia - in casa Lega dovrà aprirsi una profonda riflessione su una erosione continua di voti che non può non preoccupare".

La Regione

Decisamente piccato l'editoriale del direttore de' laRegione, Daniel Ritzer. "Ma perché vince l’Udc?. Trovare un qualche merito nella campagna a sfondo razzista del primo partito svizzero appare un esercizio sterile", osserva Ritzer. "Piuttosto andrebbero ricercati i motivi che fanno sì che certi discorsi (a tratti abominevoli) facciano breccia nella popolazione. In effetti, sembrerebbero essere le gravi difficoltà socioeconomiche che vive una buona parte dell’elettorato a rendere la vita facile ad alcune soluzioni semplicistiche, marchio registrato dei democentristi. Il Ticino sarebbe, in questo senso, un esempio eclatante – e non può neanche essere considerato un caso il fatto che sia stato scelto proprio un ticinese alla testa del partito a livello nazionale, mossa 'lungimirante' dello sponsor Christoph Blocher". Ritzer si interroga quindi sui risultati, elettorali e politici, del Ps, che assieme all'Udc è stato detentore nella scorsa legislatura di un seggio ticinese al Consiglio degli Stati. Secondo il direttore de' laRegione, la candidatura migliore dei socialisti agli Stati sarebbe stata quella dell'uscente Marina Carobbio, criticata da Ritzer per non essersi dissociata dal governo cantonale nella presentazione della manovra di rientro.

Tages Anzeiger

Uscendo dai confini cantonali, la direttrice del Tages Anzeiger Raphaela Birrer legge nella vittoria dell'Udc un desiderio di stabilità da parte degli svizzeri. "All'esterno, le guerre infuriano, i populisti antidemocratici si fanno strada verso il potere, gli estremisti terrorizzano la popolazione civile. All'interno, tutto dovrebbe rimanere così com'è. Qui contano stabilità e preservazione: per favore, niente esperimenti! La netta vittoria dell'Udc è il risultato di un diffuso bisogno di sicurezza della popolazione. Quando il pericolo minaccia la Svizzera nella tempesta degli eventi mondiali, questo partito promette costanza e ordine". Birrer mette però in guardia l'Udc: "Con le sue tendenze incendiarie, la sua mentalità 'noi contro tutti' e il suo desiderio di conflitto, tuttavia, mette a dura prova la cultura politica del consenso. Questo rende spesso impossibili i compromessi in parlamento. Inoltre, i principali problemi irrisolti del Paese - in primo luogo l'alto costo dell'assistenza sanitaria, la previdenza per gli anziani, il rapporto con l'Ue e la transizione energetica - rimangono senza alcuna proposta di soluzione significativa da parte del partito più grande".

NZZ

La Neue Zürcher Zeitung prevede da parte sua tempi duri per il liberalismo: in tempi di incertezza la popolazione chiede più responsabilità statali e non individuali. Lo spostamento a destra del Parlamento non comporterà necessariamente una politica più borghese, afferma il quotidiano.

Blick

Il Blick e la sua capa della redazione politica, Sermin Faki, puntano sul crollo ecologista. "'Ci si aspettava un'ondata verde, ma è arrivata una marea verde"' titolava il Blick 2019 dopo le elezioni federali. Quattro anni dopo, la marea si è trasformata in un rivolo. I Verdi hanno perso massicciamente e l'Udc ha riacquistato la sua vecchia forza". "Tuttavia, data l'entità della sconfitta, non hanno altro da rimproverarsi se non a sé stessi".

24 Heures

L'analisi del Blick è condivisa in Romandia da 24 Heures, che ritiene che gli ecologisti abbiano "peccato d'orgoglio" dopo il successo del 2019. "Gli ecologisti hanno dimenticato che il loro successo è dovuto anche a tutti quegli elettori moderati" che chiedono "soluzioni realistiche, ma che non sopportano l'attivismo climatico, che il partito si rifiuta di denunciare". Secondo il quotidiano vodese, il problema è che il partito "non ha ancora fatto la scelta tra attivismo e pragmatismo".

Le Temps

Il direttore di Le Temps Vincent Bourquin sottolinea il ruolo di Marco Chiesa nella vittoria democentrista. "La sostituzione del moderato Albert Rösti alla guida del partito con il vivace Marco Chiesa ha dato i suoi frutti. Le sue incessanti sfuriate hanno motivato le sue truppe. Il ticinese ha ripreso le ricette dei suoi illustri predecessori Ueli Maurer e Toni Brunner: denunciare l'immigrazione di massa e la frattura tra popolo ed élite. Ha inoltre contrapposto città e campagna, stigmatizzando la sinistra urbana, a suo dire arrogante nei confronti delle periferie". Bourquin evidenzia inoltre il ruolo accresciuto del Centro come ago della bilancia in parlamento.

Tribune de Genève

La Tribune de Genève, dal canto suo, accusa i Verdi di moralismo. Insistendo sul clima globale, su temi sociali come la razza, il genere o il consumo di carne, dando lezioni a tutti, gli ecologisti hanno perso la bussola, sostiene il foglio lemanico.

6 mesi fa
Federali 2023
Distribuzione dei seggi al Consiglio nazionale e percentuale voti: i risultati finali
Con i risultati del Canton Berna, la crescita di seggi dell'Udc è di 9 e non più 8 unità e il calo dei Verdi si riduce da 7 a 5 seggi.

All'appello mancava solo il Canton Berna. Il secondo cantone più popoloso del Paese è riuscito a cambiare all'ultimo la distribuzione dei seggi ai partiti in Consiglio nazionale, sebbene in minima parte. Si confermano l'importante crescita dell'Udc e il calo dei seggi dei Verdi, che riescono però a contenere la riduzione a 5 scranni. Si conferma pure il sorpasso del Centro sul PLR, che nella legislatura che si apre disporrà di un seggio in più rispetto ai liberali radicali. I risultati finali con la distribuzione definitiva dei seggi:

UDC      seggi 62 (+9)        quota di voto 28.6%   (+3.0)

PS         seggi 41 (+2)        quota di voto 18.0%   (+1.1)

Centro  seggi 29 (+1)        quota di voto 14.6%   (+0.8)

PLR      seggi 28 (-1)         quota di voto 14.4%   (-0.7)

Verdi    seggi 23 (-5)          quota di voto 9.4%     (-3.8)

PVL      seggi 10 (-6)          quota di voto 7.2%     (-0.6)

PEV      seggi 2   (-1)          quota di voto 1.9%     (-0.2)

UDF      seggi 2   (+1)         quota di voto 1.2%     (+0.2)

MCG     seggi 2   (+2)         quota di voto 0.5%     (+0.3)

Lega      seggi 1  (0)           quota di voto 0.6%     (-0.2)

POP      seggi 0   (-2)          quota di voto 0.7%     (-0.4)

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, ne è uscita una Svizzera meno verde e più conservatrice
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Alla Camera del popolo sono stati eletti i 200 rappresentati dei vari Cantoni. Ecco come sono andate le elezioni a livello nazionale.

La Svizzera si scopre meno ecologista, più conservatrice e più anti-europeista: l'Unione democratica di centro (UDC) è l'indiscussa vincitrice delle elezioni odierne del Consiglio nazionale, che hanno peraltro portato a un crollo di Verdi e Verdi liberali, nonché a una sostanziale conferma degli altri partiti, a cominciare dal PS, e a un quasi perfetto pareggio nella corsa di Centro e PLR per il terzo posto. In un momento storico in cui il Consiglio federale estende sempre di più il concetto di neutralità e flirta con la Nato gli elettori hanno premiato il partito che ormai da decenni fa della difesa assoluta della sovranità elvetica e della lotta a un'eccessiva immigrazione i suoi punti di forza. Stando alle proiezioni SRG SSR (mancano ancora i risultati definitivi di un solo solo cantone, Berna) l'UDC ha conquistato il 28,9% dei suffragi, dato analogo a quello del 2007 e secondo risultato migliore di sempre da quando si vota con il sistema proporzionale, cioè dal 1919: il record del 29,4% del 2015 è pure di marca democentrista. La formazione guidata da Marco Chiesa ha guadagnato 3,4 punti percentuali rispetto a quattro anni or sono; in termini di seggi ha mietuto 8 mandati supplementari, arrivando a 61.

Il PS

Il PS si assesta al 17,5%, 0,7 punti in più del 2019 e meno di quanto pronosticassero gli ultimi sondaggi, soprattutto dopo l'annuncio dei premi di cassa malati 2024, una delle tre preoccupazioni più sentite dagli svizzeri, accanto alla protezione del clima e all'immigrazione. I socialisti non possono gioire, visto l'arretramento degli alleati ecologisti e un risultato che è il secondo peggiore della loro storia. In termini di seggi comunque avanzano: +2 mandati, a 41.

Il PLR

Il PLR, che si era posto come obiettivo di superare i socialisti, ha fallito. È sceso al 14,6% (-0,5 punti): mai il partito che è all'origine della Svizzera moderna aveva visto le file dei suoi sostenitori ridursi tanto. A Berna comunque il numero dei deputati non varia: 29 erano e 29 rimangono. Resta da vedere se, con questi numeri, sia da considerare ancora giustificata una doppia presenza in Consiglio federale: sarà tema per i prossimi mesi.

Il Centro

Al preciso stesso livello percentuale dei cugini liberali si issano i loro nemici storici, quelli che un tempo erano i conservatori: per il Centro si è trattato della prima elezione con il nuovo nome e dopo la fusione fra PPD e Partito borghese democratico (nato a suo tempo da una scissione UDC). La nuova formazione si attesta al 14,6%, conquistando 0,8 punti rispetto alle quote cumulate dei due precedenti partiti nel 2019. A livello di seggi il Centro supera peraltro per un soffio il PLR, ottenendo 30 mandati: è la prima volta che questo succede nella storia della Confederazione. La cosa potrebbe avere ripercussioni sulla futura composizione del governo: anche se il presidente Gerhard Pfister ha sempre detto che non si toccano i consiglieri federali in carica, la poltrona di Ignazio Cassis da oggi sarà probabilmente considerata meno sicura.

I Verdi

Se per i Verdi entrare nella stanza dei bottoni era difficile prima, ora sarà un'impresa ancora più ardua: la formazione ecologista, che quattro anni or sono aveva ottenuto una spettacolare vittoria, conquistando in un sol colpo 17 seggi (record elettorale assoluto per la Svizzera) sulla scia dell'accresciuta sensibilità climatica, oggi deve assistere a un riflusso. Vede allontanarsi quasi un terzo dei suoi sostenitori e scende al 9,2%, vale a dire 4,0 punti in meno del 2019. Pesante è anche il tributo in termini di mandati, calati a 21: meno 7.

I Verdi Liberali

Quasi altrettanto rovinosa, in termini di rappresentanti alla camera del popolo, è la sconfitta dei Verdi liberali, che nelle elezioni precedenti avevano parecchio approfittato del sistema proporzionale, con il suo sistema di resti: questa volta - forse complice la generale enormità di candidati (quasi 6000), di liste e di sotto liste - è andata molto meno bene e il partito vede ridursi in modo drastico il numero dei mandati, scesi a 11 (-5), pur con un arretramento percentuale molto meno significativo (-0,6 punti al 7,2%).

I Partiti minori

Per quanto riguarda i partiti minori va sottolineato lo spettacolare ritorno al Nazionale del Mouvement citoyens genevois (MCG), con due esponenti ginevrini. Insieme a un leghista ticinese, a un deputato zurighese dell'Unione democratica federale (UDF), all'UDC e al PLR si schiereranno a destra della camera: l'ala in questione potrà quindi contare su 95 seggi. Non è la maggioranza raggiunta nel 2015 ma poco ci manca. La sinistra (PS e Verdi) totalizza 62 mandati, il centro (Alleanza del centro, Verdi liberali ed evangelici) si fermano a 43, ma potranno come spesso accade fungere da ago della bilancia. Tutti i mutamenti testé descritti possono apparire peraltro dei micro-spostamenti, se confrontati con le elezioni estere, e confermano l'orientamento elvetico verso la stabilità. Frutto forse anche della "campagna elettorale più fiacca da molto tempo a questa parte", nelle parole di Urs Altermatt, lo storico noto per il suo libro "I consiglieri federali svizzeri". Non stupisce quindi che anche il tasso di astensionismo sia risultato sensibilmente più alto di quello che si può osservare in altri paesi, dove peraltro il popolo non viene quasi mai consultato in votazioni su temi concreti, come invece succede molto spesso nella Confederazione. Nelle elezioni 2023 ha scelto di esprimersi meno di uno svizzero su due: la partecipazione - sempre in base alle proiezioni - si è attestata al 46,9%, comunque lievemente superiore al 45,1% del 2019, che era stata la terza peggiore di sempre.

6 mesi fa
Federali 2023
“Un risultato che ci condanna, ma l’analisi non è così negativa”
Il consigliere nazionale Fabio Regazzi (Il Centro) commenta il risultato elettorale odierno. “È un peccato aver di fatto regalato un seggio all’Udc”.

È stato un pomeriggio abbastanza complicato per Il Centro: dopo un lungo tira e molla, il partito è rimasto con un solo seggio in Consiglio Nazionale, cedendo una poltrona all’Udc. Un risultato “che ci condanna, ma l’analisi non è così negativa, perché rispetto a quattro anni fa siamo leggermente cresciuti”, analizza il deputato centrista Fabio Regazzi, ospite a La Domenica del Corriere in onda su TeleTicino. “Abbiamo perso il seggio per 2-300 voti. Fa male. Nel 2019 lo avevamo salvato, per poche schede, grazie a delle congiunzioni. Stavolta il risultato si è ribaltato, ma eravamo soli”. Il rammarico “è grande e ripensando a questa strategia per le elezioni, forse un ragionamento al centro, non in senso partitico, andava fatto. È un peccato aver di fatto regalato un seggio all’Udc”.  

“Chiesa? Un divario difficile da colmare”

Venendo alla corsa per il seggio al Consiglio degli Stati, Regazzi ha chiuso la giornata di oggi al secondo posto, alle spalle del democentrista Marco Chiesa e davanti al liberale Alex Farinelli. “Chiesa ha un vantaggio piuttosto importante (oltre 10'000 voti, ndr), difficilmente raggiungibile. Personalmente, mi presenterò con la convinzione di potercela fare”, afferma Regazzi. Essendo arrivato secondo “sarebbe sbagliato non crederci. Anzi, sono forse ancora più motivato, dato che idealmente mi vedevo in terza posizione, magari non troppo staccato”.

“Convinto di potermi giocare le mie carte”

E per finire, alla domanda su chi preferirebbe trovarsi a fianco nella Camera Alta in caso di elezione, il deputato centrista non si sbilancia. “Lo decideranno gli elettori. Ognuno farà la sua corsa e il 19 novembre vedremo cosa succederà. Come ho detto, sono convinto di potermi giocare le mie carte, forse ancora di più rispetto all’inizio di questa campagna”.

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, Pamini (Udc): "Grazie a tutta l'area di destra"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Il neoconsigliere nazionale Paolo Pamini (Udc) analizza a caldo la propria elezione frutto, secondo lui, "anche di alcuni voti presi da ex elettori di Plr e Centro tendenti a destra".

Fuori uno, dentro l'altro. Udc e Lega hanno guadagnato un seggio in Consiglio nazionale ai danni de Il Centro. A prendere posto alla Camera bassa sarà l'esponente democentrista Paolo Pamini. "Grazie di cuore a tutti, in primo luogo al popolo leghista e a tutta l'area di destra che ha reso possibile questo risultato", ha detto a Ticinonews. "Ma complimenti anche al Centro, si è battuto fino alla fine". 

L'analisi del risultato

"Secondo me abbiamo preso parecchi nuovi voti da ex elettori del Plr e del Centro, soprattutto quelli che tendevano verso destra. Potrei anche aspettarmi che qualche leghista non sia andato al voto. Secondo me il Movimento di via Monte Boglia non è morto e ora ha l'occasione di tirar fuori l'orgoglio e mostrare, al ballottaggio, la propria forza. Insieme alla Lega dei Ticinesi abbiam vinto tutte le grandi battaglie. Uniti si vince. Per quanto riguarda l'Udc, devo invece dire che la dinamica ticinese è molto simile a quella della Zurigo di quattro decenni fa, quando Blocher ha lanciato il Partito. Stiamo diventando un partito liberalconservatore", ha concluso, spiegando come la destra non voglia prendere l'esempio "di una sinistra che si frammenta in diversi pezzi e alla fine non porta a casa i risultati".

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio degli Stati, un'elezione all'insegna della stabilità ma con alcune sorprese
In dieci cantoni si andrà al ballottaggio per eleggere i rispettivi rappresentanti alla Camera alta.

L'elezione al Consiglio degli Stati è avvenuta all'insegna della stabilità. Vi sono però stati un terremoto a Neuchâtel e cambiamenti a Vaud e Svitto. Ad eccezione di quanto accaduto in questi tre cantoni, non vi sono stati mutamenti partitici nei seggi già attribuiti. A Neuchâtel, il PLR, forza storica del Cantone, è stato estromesso dalla Camera. Il "senatore" uscente Philippe Bauer non è stato rieletto. I due seggi, attribuiti col sistema proporzionale, sono andati al consigliere nazionale Baptiste Hurni (PS) e all'uscente Céline Vara (Verdi).

Il ballottaggio ticinese

In Ticino la sinistra faticherà a conservare il seggio che Marina Carobbio Guscetti ha occupato fino al 6 aprile. Oggi il presidente dell'UDC Marco Chiesa, uscente, si è piazzato di gran lunga in testa. Al secondo posto, ma nettamente distaccato, c'è Fabio Regazzi (Centro), seguito a breve distanza da Alex Farinelli (PLR). Ancora più distanziati gli altri due consiglieri nazionali Greta Gysin (Verdi) e Bruno Storni (PS).

VD: Maillard passa al primo turno

Nel canton Vaud, il socialista Pierre-Yves Maillard è stato eletto al primo turno, cosa quasi mai accaduta. Al secondo posto si è piazzato il liberale radicale Pascal Broulis. Volto noto della politica nazionale, il 55enne Maillard è presidente dell'Unione sindacale svizzera ed ex consigliere di Stato. Ha ottenuto 101'880 voti, distanziando il suo ex collega nell'esecutivo vodese, Broulis, che si è fermato a 85'771.

Dopo l'elezione di un socialista, i Verdi difficilmente nel ballottaggio riusciranno a conservare il seggio dell'uscente Adèle Thorens. Con Broulis il PLR sembra invece ben posizionato per conservare quello lasciato libero da Olivier Français.

SZ: Petra Gössi estromette l'uscente

La consigliera nazionale svittese Petra Gössi (PLR) ha estromesso Othmar Reichmuth (Centro) dal Consiglio degli Stati. È la prima "senatrice" del cantone. Dal canto suo il consigliere nazionale Pirmin Schwander (UDC) è riuscito a difendere il seggio del collega di partito uscente Alex Kuprecht, che non si è ricandidato dopo 20 anni a Berna. L'attuale consigliera nazionale (dal 2011) Gössi, già presidente del PLR nazionale (dal 2016 al 2021), si è ricandidata anche per la Camera del popolo. Rimarrà certamente agli Stati.

Altrove i mutamenti riguardano i volti, non le forze in campo. Così ad esempio a Glarona, dove il landamano (presidente del Consiglio di Stato) Benjamin Mühlemann (PLR) ha facilmente difeso la poltrona di Thomas Hefti, che non si è ricandidato. Non ha tremato la poltrona dell'ecologista uscente Mathias Zopfi, che quattro anni fa si era imposto per un soffio (circa 250 suffragi) sull'uscente Werner Hösli (UDC) creando un'enorme sorpresa in un Cantone i cui due seggi agli Stati sono sempre stati borghesi. Come allora, il 39enne, molto conosciuto e apprezzato, ha saputo convincere ben al di fuori della sua formazione.

Altrove, come nei Grigioni con Stefan Engler (Centro) e Martin Schmid (PLR), gli uscenti sono stati spesso riconfermati.

Ballottaggi in vari cantoni

In base al numero di seggi ottenuti finora, il Centro e il PLR sono testa a testa. Il partito nato dalla fusione di PPD e Partito borghese democratico dispone di dieci mandati, il PLR di nove. La competizione elettorale terminerà però solo nel corso del mese di novembre, in occasione dei secondi turni. Sono previste elezioni di ballottaggio in dieci cantoni per 15 seggi, tra cui il Ticino. Nel canton Zurigo, il più popoloso della Confederazione, il ballottaggio riguarderà solo il secondo seggio per cui Ruedi Noser (PLR) ha rinunciato ricandidarsi. Il "senatore" Daniel Jositsch (PS) è infatti stato rieletto oggi. Dietro al socialista si è piazzato Gregor Rutz (UDC), che ha staccato Regine Sauter (PLR) e Tiana Moser (Verdi liberali). Più lontani gli altri sfidanti. A Sciaffusa Thomas Minder (indipendente, ma membro del gruppo democentrista), imprenditore all'origine dell'iniziativa "contro le retribuzioni abusive", non ha raggiunto la maggioranza assoluta ed è stato superato dal socialista Simon Stocker. Dovrà andare al secondo turno. Anche a Berna vi sarà un ballottaggio, per entrambe le poltrone (a meno che gli sfidanti non si ritirino), con Flavia Wasserfallen (PS) in vantaggio su Werner Salzmann (UDC). In Argovia e a Soletta un secondo turno decreterà un vincitore tra PS e UDC per il secondo seggio. Il ballottaggio è generale a Friburgo, in Vallese e a Ginevra. In quest'ultimo cantone Mauro Poggia (Mouvement citoyens genevois, un movimento regionalista, per molti versi simile alla Lega in Ticino), già consigliere di Stato, ha suscitato una sorpresa ottenendo un ottimo risultato e battendo gli uscenti Lisa Mazzone (Verdi) e Carlo Sommaruga (PS), giunti quasi alla pari. Céline Amaudruz (UDC) è arrivata quarta.

6 mesi fa
Federali 2023
Verdi, venerdì decisione su candidatura al Consiglio federale
La capogruppo ecologista al Nazionale: "La tendenza è che ci candideremo".

Venerdì prossimo i Verdi intendono pronunciarsi su un'eventuale candidatura al Consiglio federale. Nonostante la pesante sconfitta subita in occasione della giornata elettorale, il partito ecologista è intenzionato a proporsi alle elezioni dell'esecutivo in programma a dicembre. "Sì, la tendenza è che ci candideremo", ha dichiarato questa sera all'agenzia di stampa Keystone-ATS Aline Trede, capogruppo dei Verdi al Consiglio nazionale. Aritmeticamente, il partito in questione avrebbe ancora diritto ad un seggio, ha detto. "Ma non so cosa stia pensando il Parlamento, dopo i risultati odierni. La formula magica è morta", ha poi aggiunto Trede. "Dobbiamo discutere sull'aspetto che dovrebbe assumere il nostro Governo. I Verdi sono gli unici a dare la massima priorità alla crisi climatica". Secondo Lisa Mazzone (Verdi/GE), candidata al Consiglio degli Stati, la recente campagna elettorale è stata quella più professionale e attiva che abbia mai vissuto finora. "Ma in un contesto di crisi e con una situazione economica complicata è stata difficile", ha detto.

6 mesi fa
Federali 2023
“Sono convinto che con Alex torneremo a difendere il Ticino alla Camera degli Stati”
Il PLR lancia la volata in vista del ballottaggio per la Camera Alta. Speziali: “Siamo solo al primo tempo della partita”.

Mantenuti i due seggi in Consiglio Nazionale, il PLR guarda ora al ballottaggio del 19 novembre. Il risultato di Alex Farinelli nella corsa agli Stati, infatti, “ribadisce la ferma volontà dei liberali radicali di tornare alla Camera alta. La volata verso il ballottaggio è dunque lanciata”, si legge in un comunicato. Farinelli, ricordiamo, ha chiuso la tornata elettorale di oggi al terzo posto, alle spalle di Marco Chiesa (UDC) e Fabio Regazzi (Il Centro). Un risultato che non preoccupa il partito. “Siamo al primo tempo della partita”, ha detto il presidente del PLR ticinese Alessandro Speziali a Ticinonews. Durante il ballottaggio “ci sarà un assestamento tra candidati ed elettorato. Sono convinto che con Alex, grazie alla sua affidabilità, riusciremo a tornare a difendere il Ticino alla Camera degli Stati”.

“Non siamo riusciti a polarizzare i temi”

Facendo un passo indietro e tornando al risultato di oggi, Speziali ha tenuto a precisare che “con i tempi di crisi che corrono, era davvero molto difficile pensare di fare di più. Evidentemente ci sono dei temi che non siamo riusciti a polarizzare così tanto come altre forze. Per un partito trasversale come il nostro, abituato a parlare di più argomenti, è difficile sceglierne 2-3 e ‘picchiare’ su quelli. Ci stiamo provando, ma non possiamo neanche snaturarci”. In ogni caso “sono fiducioso che in futuro continueremo questo lavoro, senza ‘soffiare’ sui problemi o cercare di spaccare il Paese”. E per quanto concerne il tema della mancata congiunzione con il Centro “i tempi non erano ancora maturi. I due partiti stanno facendo il loro lavoro. Possiamo collaborare bene, vedremo di farlo anche nei prossimi quattro anni”.

Un contesto non semplice

Inutile girarci attorno: le frasi pronunciate dal consigliere federale Ignazio Cassis durante il comizio di Sant’Antonino non hanno favorito la campagna del PLR. “Quelle esternazioni sono state cavalcate abilmente dall’UDC e questo sicuramente non ci ha aiutati”, afferma Speziali. Inoltre, in queste settimane di crisi, con la nuova stangata dei premi casse malati “abbiamo faticato parecchio come partito, anche perché le risposte istantanee non le sappiamo dare, non è nella nostra natura. Dovremo lavorare di più e meglio, ed è ciò che faremo”. E poi, “ci impegneremo durante il ballottaggio, perché Alex Farinelli merita di andare a Berna”, ha concluso il presidente del PLR ticinese.

Farinelli: “Quando si riparte il contachilometri viene rimesso a zero”

Ospite a La Domenica del Corriere in onda su TeleTicino, il consigliere nazionale Alex Farinelli ha detto, dal canto suo, che questo primo turno rende più chiara la situazione per la corsa agli Stati. “Adesso sappiamo qual è lo stato attuale e credo che ognuno possa fare la sua corsa con l’ambizione di ottenere un successo, perché niente è già scritto: quando si riparte il contachilometri viene messo a zero”.

6 mesi fa
Federali 2023
UDC soddisfatta, brutta giornata per Verdi e Verdi liberali
Tra vinti e vincitori. Ecco come i maggiori partiti svizzeri, così come le organizzazioni e le associazioni sindacali, economiche e ambientaliste hanno reagito all'esito di queste elezioni federali.

A un UDC raggiante per aver vinto le elezioni odierne, fa da contraltare, nelle reazioni dei partiti, un PS contento per il proprio risultato ma preoccupato per lo scivolamento a destra del parlamento. Soddisfatto invece il Centro, un po' meno il PLR, scornati invece Verdi e Verdi liberali, che devono incassare una mezza Waterloo. Su un punto sembrano concordi UDC, PLR e Centro: è affrettato parlare di scivolamento a destra delle Camere federali. Meglio sarebbe dire che si è assistito a una correzione, dopo la sorprendente vittoria dei Verdi alle elezioni federali del 2019. In più mancano ancora i dati definitivi per il Consiglio degli Stati, visto che in diversi Cantoni si andrà al ballottaggio. Più pessimisti invece PS e Verdi che temono ripercussioni a livello di protezione del clima e uguaglianza. Circa la formula magica per la composizione del Consiglio federale, i partiti propendono per lo statu quo.

UDC

Il presidente dell'UDC, Marco Chiesa si è detto soddisfatto del risultato odierno - il partito dovrebbe esser riuscito a convincere 100 mila elettori supplementari come previsto - , ma anche consapevole della grande responsabilità nei confronti della popolazione, che chiede risposte su temi quali l'immigrazione o l'approvvigionamento energetico sicuro. Il successo del partito è dovuto alla capacità della sua formazione di ascoltare la popolazione, senza nascondere certe problematiche che si trovano "sulla bocca di tutti". Chiesa ha detto di sperare che gli altri partiti, questa volta, "ci ascoltino maggiormente affinché possano essere trovate soluzioni condivise a determinati problemi che assillano il Paese".

Centro

Per il presidente dell'Alleanza del Centro, Gerhard Pfister, la giornata elettorale si è chiusa con un buon risultato. Se la tendenza si conferma, il Centro avrebbe la stessa quota di elettori del PLR. Pfister ha spiegato questo risultato lusinghiero grazie alla fusione col PBD e al cambiamento di nome - abbandono del referente cristiano - ciò che potrebbe aver indotto diversi elettori, anche delle città, "a votare per noi". La nostra strategia di aprirci ad altri strati sociali ha dato i suoi frutti.

PLR

Toni meno entusiasti fra i membri del PLR, col presidente del partito, Thierry Burkart, che ha parlato di una giornata in grigio scuro. Burkart, che spera ancora nei ballottaggi in alcuni Cantoni per il Consiglio degli Stati, ha ammesso che, a livello di elettori, il PLR ha perso qualcosa. Insomma, l'atteso superamento del PS, riproposto a più riprese nell'ultimo anno, non si è verificato. Stando a Burkart è probabile che l'UDC abbia saputo sfruttare certi temi in maniera ottimale, come quello dell'asilo, e che i dossier cari al suo partito, come l'approvvigionamento elettrico, la demografia o la politica economica, abbiano fatto meno presa sugli elettori. Circa la crisi del Credit Suisse, quest'ultima, secondo il consigliere agli stati argoviese - rieletto - "non ci ha aiutato".

Verdi liberali

Musi lunghi invece fra i Verdi liberali, col presidente Jürg Grossen che deve far fronte a un'emorragia di seggi sotto il "Cupolone". Il partito ha mancato il suo obiettivo, ossia incrementare la fetta di elettori. Unica consolazione: in alcuni Cantoni il partito potrebbe far bene e forse guadagnare un seggio agli Stati.

Verdi

Per i Verdi, la giornata odierna passerà alla storia come quella della "batosta", come spiegato dallo stesso presidente, Balthasar Glättli. Non possiamo far finta di nulla, secondo il consigliere nazionale zurighese, che ha espresso preoccupazione per l'avanzata dell'UDC. "È infatti un brutto segno per la protezione del clima, per l'uguaglianza, ma anche per le relazioni in Europa", ha spiegato l'ecologista. Tutti gli altri partiti devono ora unirsi per trovare una politica che ci permetta di andare avanti verso il futuro e non si preoccupi solo di cercare capri espiatori.

Socialisti

Si tratta di un buon risultato per il partito, ma una brutta giornata in generale per la sinistra, specie per il calo dei Verdi. Questo il giudizio perentorio espresso dal copresidente del PS, Cédric Wermuth. Tuttavia, la sinistra continuerà a battersi sotto il "Cupolone" per il clima, l'uguaglianza e il potere d'acquisto, anche "se non sarà facile". Alla luce del suo buon risultato personale, Wermuth rifletterà a una possibile candidatura al Consiglio federale per la sostituzione di Alain Berset che lascerà a fine anno.

Associazioni economiche e sindacati

Passando dai partiti alle associazioni, economiesuisse ha ricordato al nuovo parlamento, e alla destra in particolare, le necessità di intervenire con decisione sulle questioni economiche, in particolare nei settori dell'approvvigionamento energetico, della previdenza (con una maggiore giustizia generazionale), del commercio estero e delle finanze (preservando il freno all'indebitamento anche dopo il 2024). Le relazioni estere, col maggiore partner commerciale della Svizzera, ossia l'UE, devono essere ulteriormente sviluppate e regolate.

L'Unione svizzera degli imprenditori saluta il rafforzamento in parlamento della destra, chiaro segnale dell'elettorato a favore di politiche più vicine all’economia. Tanto più è ora il momento di affrontare le riforme urgentemente necessarie. Devono essere prese decisioni importanti, in particolare nell'ambito della politica sociale e del dossier europeo.

Fra i sindacati, Travail-Suisse spera che tutti gli eletti si impegnino concretamente a favore dei lavoratori, anche alla luce della continua crisi del potere d'acquisto e del crescente esaurimento di molti dipendenti. Sono necessari sgravi anche per quanto riguarda i premi dell'assicurazione sanitaria e gli affitti, nonché migliori condizioni lavorative invece di un'ulteriore flessibilizzazione. La tutela dei salari rimane fondamentale per il progresso della politica europea.

Organizzazioni ambientaliste

Sul fronte ambientale, Greenpeace, al pari del WWF Svizzera, si è detta preoccupata per la svolta a destra del Parlamento. Per l'organizzazione ecologista, in un momento in cui la crisi climatica incombe, l'UDC si mostra impermeabile a tutte le misure a favore dell'ambiente. Negli ultimi 25 anni, i democentristi hanno sistematicamente votato in parlamento contro il miglioramento dell'efficienza energetica, lo sviluppo delle energie rinnovabili e le misure di protezione del clima. Stando a Greepeace, la crisi climatica e della biodiversità si sta intensificando drammaticamente, con conseguenze che si fanno sentire in Svizzera e in tutto il mondo. In questo contesto, è fondamentale cambiare rotta.

6 mesi fa
Ticino
Elezioni federali, I Verdi: “Alle Camere restiamo la principale forza d'opposizione"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Così I Verdi del Ticino commentano il risultato ottenuto alle elezioni federali, spiegando che "il nuovo parlamento uscito dalle urne non aiuterà certo a risolvere le gravi crisi che attanagliano il nostro paese e la nostra società".

A livello nazionale l’onda Verde del 2019 si è infranta, perdendo il 4% dei consensi. “Oggi abbiamo perso sei seggi”, commentano i Verdi del Ticino, “ma non è una sorpresa tenuto conto dell’attuale situazione di incertezza e precarietà che spinge l’elettorato a rifugiarsi in una destra che propone soluzioni illusorie”. Per gli ecologisti “la pillola è meno amara in Ticino, che con Verdi e Forum Alternativo, congiunti con Il PS, siamo riusciti a riconfermare agevolmente il nostro seggio al Consiglio Nazionale, quello di Greta Gysin, unica donna nella deputazione ticinese. Il seggio che avevamo conquistato nel 2019, grazie all’unità di quasi tutta l’area progressista e il contributo determinante del Forum Alternativo”. Per la consigliera nazionale ticinese "si prospetta ora la partecipazione al secondo turno dell’elezione al Consiglio degli Stati per difendere il seggio di area progressista, avendo superato per numero di voti il candidato del Partito Socialista Bruno Storni".

"Siamo la principale forza d'opposizione"

A livello di forza parlamentare, "anche se con una deputazione ridimensionata, il partito dei Verdi Svizzeri rimane comunque la principale forza d’opposizione in seno alle Camere Federali, una forza che intende anche in futuro rappresentare la spina nel fianco di una classe politica venduta in gran parte alle lobby dell’industria farmaceutica, delle banche, del petrolio, del gas, per citare solo quelle più importanti. La realtà è che la coalizione di centro-destra, che da decenni detiene la maggioranza in seno alle Camere Federali e che di fatto governa il nostro paese nascondendosi sotto il conveniente mantello della concordanza, fa soltanto gli interessi del 10% dei più ricchi, come lo dimostra il fatto che nel nostro paese in soli 25 anni il numero di persone con un reddito superiore al milione è passato da 510 a ben 600'000, mentre sono sempre più numerosi coloro che faticano a sbarcare il lunario. Infatti i veri problemi cui sono confrontate le persone comuni, parliamo qui del costo delle casse malati, della carenza di alloggi a buon mercato, dell’adattamento dei salari al carovita, della crescita della povertà, ecc., non vengono risolti da un parlamento e da un Consiglio Federale occupati principalmente a ridurre le imposte alle classi più privilegiate", continua la nota de I Verdi, secondo cui "il nuovo parlamento uscito dalle urne non aiuterà certo a risolvere le gravi crisi che attanagliano il nostro paese e la nostra società, quali quella energetica, quella climatica, quella della distribuzione iniqua del reddito, per citare solo le tre sfide più importanti. Queste crisi si riproporranno nella prossima legislatura in modo più imperioso che mai perché la destra che già oggi governa ha lasciato i problemi irrisolti, anzi li ha acuiti. Ecco perché il nostro ruolo di pungolo è più importante che mai".

6 mesi fa
Federali 2023
Elezioni federali, il Partito Comunista: "Continua la nostra traiettoria di crescita"
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Il Partito Comunista prende posizione sul risultato ottenuto alle elezioni federali e sottolinea "il rinnovato maggiore consenso riscontrato presso svariati comuni di valle".

"Prendiamo atto con soddisfazione del risultato delle Elezioni federali, alle quali ha partecipato con la lista denominata No UE-No NATO". Commenta così il Partito Comunista il risultato odierno, specificando che "dal profilo delle schede ottenute, l'esito di oggi segna un’oggettiva continuità con la traiettoria di crescita registrata dal nostro Partito alle ultime tornate elettorali (oltre il 10% in più rispetto all’elezione del Consiglio di Stato dell’aprile scorso). Da segnalare, in modo particolare, il rinnovato maggiore consenso riscontrato presso svariati Comuni di valle. A prescindere da ciò, la presentazione di una lista indipendente dal nome No UE-No Nato si è confermata una scelta coraggiosa e opportuna. Ciò ha permesso infatti di rilanciare un canale di comunicazione con quelle parti della popolazione che, non riconoscendosi in una destra neoliberista e in una sinistra sempre più filo-atlantica (uscita sconfitta), intendono rimettere al centro del dibattito la neutralità e il lavoro".

Il risultato per la corsa agli Stati

Per il Partito Comunista "il bilancio incoraggiante si è riflettuto soprattutto nel risultato al Consiglio degli Stati, dove Massimiliano Ay è riuscito con successo a superare la significativa soglia del 4%, risultando peraltro – al netto di quelli che potranno avere accesso al ballottaggio – il più votato".

6 mesi fa
Federali 2023
La lista PLR-LEA diventa un'associazione
Gli otto candidati della lista PLR-LEA sono soddisfatti dei risultati ottenuti.

Si dicono grati gli otto candidati della lista PLR-LEA (Libertà Energia Ambiente) per il risultato ottenuto ieri e definito "positivo" (2,30% dei suffragi). I candidati fanno sapere che "LEA si trasformerà infatti in Associazione con lo scopo di offrire un ulteriore contributo concreto allo sviluppo del nostro Cantone e con l’obiettivo di esser da supporto al PLR su tematiche precise".

6 mesi fa
La reazione
Elezioni federali, il PS: "Sosteniamo compatti Gysin per il ballottaggio agli Stati"
©Chiara Zocchetti
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Il Partito Socialista ticinese commenta il risultato ottenuto alle elezioni federali: "siamo relativamente soddisfatti, ci aspetta una legislatura in cui sarà difficile trovare maggioranze a livello parlamentare".

"Siamo relativamente soddisfatti di queste elezioni". Così il Partito Socialista ticinese commenta il risultato ottenuto alle elezioni federali. "Le nostre congratulazioni vanno a Bruno Storni per la sua rielezione in Consiglio nazionale. Insieme a Greta Gysin (Verdi) , continuerà a impegnarsi per l'ambiente, la socialità e la parità. A livello svizzero siamo cresciuti come partito, mentre sul piano cantonale abbiamo centrato il nostro obiettivo, ossia confermare i due seggi di area rosso-verde in Consiglio nazionale. Tuttavia, l'avanzata della destra ci preoccupa: nei prossimi mesi dovremo impegnarci ancora di più per fare passi avanti per proteggere il clima e raggiungere una società paritaria. Ci aspetta una legislatura in cui sarà difficile trovare maggioranze a livello parlamentare: sarà quindi ancora più importante mobilitarci nelle piazza e alle urne", continua la nota.

Ballottaggio agli Stati: "Sosteniamo in maniera compatta Gysin"

L'accordo tra Partito Socialista e Verdi era chiaro: il candidato tra Bruno Storni e Greta Gysin che otterrà più voti per gli Stati verrà sostenuto al ballottaggio. A bocce ferme, nella corsa per la Camera alta Greta Gysin ha ottenuto 23'321 voti, Bruno Storni 19'359. "Come già deciso", concludono i socialisti, "vi invitiamo a sostenere in maniera compatta Greta Gysin al ballottaggio per gli Stati che si terrà il 19 novembre. Solo uniti possiamo farcela!"

6 mesi fa
Ticino
Consiglio degli Stati, Chiesa e Regazzi in testa
Nessuno è stato eletto agli Stati al primo turno. I giochi sono ora aperti per il ballottaggio, che si terrà il prossimo 19 novembre. Ecco chi potrà accedervi.

I risultati sono definitivi anche per il Consiglio degli Stati, per cui si terrà il ballottaggio il prossimo 19 novembre. Il presidente dell'UDC e "senatore" uscente Marco Chiesa si è piazzato di gran lunga in testa al primo turno dell'elezione per il Consiglio degli Stati, anche se non ha raggiunto la maggioranza assoluta per essere eletto. Chiesa ha raccolto ben il 37,65% delle preferenze, pari a 39'024 voti. Al secondo posto, ma nettamente distaccato, c'è Fabio Regazzi con 28'749 voti, seguito a breve distanza da Alex Farinelli (PLR) che ottiene 27'221 preferenze.

Greta Gysin (Verdi) con 22'321 voti raccolti supera Bruno Storni (19'359), candidato scelto dal PS per difendere il seggio di Marina Carobbio, che nel 2019 aveva creato una sorpresa battendo l'uscente Filippo Lombardi (Centro) e Giovanni Merlini (PLR). Quel che è certo è che Bruno Storni non accederà al ballottaggio visto che l'accordo dell'area rosso-verde prevede di sostenere il candidato più votato (quindi Gysin). 

Al sesto posto Amalia Mirante (Avanti con Ticino&Lavoro) con 13'744 voti. Gli altri candidati non superano la soglia per l'accesso al ballottaggio. 

6 mesi fa
Federali 2023
Ticino, ecco la nuova composizione del Consiglio Nazionale
L'Unione democratica di centro guadagna un rappresentante a scapito del Centro. Confermati i due seggi del PLR, quello di Verdi e Forum alternativo, e quello del PS.

L'UDC ha registrato una forte crescita nelle elezioni per il Consiglio nazionale in Ticino e guadagna un seggio a scapito del Centro, secondo i risultati definitivi. Come a livello nazionale, anche a sud della Alpi l'UDC risulta la grande vincitrice di queste elezioni. Guadagna infatti 2,35 punti percentuali, salendo a 15,05%, e avrà diritto due seggi, uno in più rispetto alla legislatura appena conclusa. A Berna andranno l'uscente Piero Marchesi e Paolo Pamini. A farne le spese è il Centro, che passa da due a un solo rappresentante, pur essendo rimasto pressoché stabile (-0,05 punti a 18,33%). Risulta eletto l'uscente Fabio Regazzi, che però è in buona posizione anche per l'elezione al Consiglio degli Stati. Se fosse eletto alla camera dei Cantoni al secondo turno, il posto del Centro spetterebbe a Giorgio Fonio, sindacalista OCST e granconsigliere.

Per il resto, la ripartizione rimarrebbe invariata. Il PLR (21,15%) mantiene i suoi due seggi, che saranno occupati dall'uscente Alex Farinelli e dal vicesindaco di Bellinzona Simone Gianini. Verdi e Forum alternativo continueranno ad essere rappresentati a Berna da Greta Gysin (Verdi), malgrado un netto calo di consensi (-4,82 punti a 9,08%), mentre il seggio (PS) sarà ancora occupato da Bruno Storni. Anche la Lega dei Ticinesi manterrà il seggio dell'uscente Lorenzo Quadri, malgrado la perdita di voti (-3,45 punti a 13,48%).

6 mesi fa
Ticino
Ticino: l'UDC guadagna un seggio a scapito del Centro
Paolo Pamini eletto alla Camera del popolo. Confermati i due seggi del PLR e dell'area rosso-verde.

Dopo lo scrutinio di tutti i 106 Comuni ticinesi, si conosce la ripartizione dei seggi ticinesi per il Consiglio nazionale: l'UDC ne guadagna uno, salendo a tre, a scapito del Centro, che rimane con un solo rappresentante. Situazione invece invariata per quanto concerne le altre forze politiche: il PLR mantiene i suoi due seggi, così come l'area rosso-verde. 

6 mesi fa
Federali 2023
I risultati di Lugano
Ecco i risultati di Lugano per le due Camere

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Lugano hanno votato 15'607 abitanti, per una partecipazione del 44.79%. Plr primo partito con il 17.27%, seguono Udc con il 13.62% e Lega dei Ticinesi con il 13.28%. Quarto Il Centro con il 12.50%.Il Ps ha raggiunto il 10.26% delle preferenze, I Verdi il 4.97%.

Per quanto riguarda la corsa alla Camera Alta, a primeggiare è Marco Chiesa (UDC), con il 41.93% dei voti. Secondo Alex Farinelli (PLR) con il 26.87%, terzo Fabio Regazzi (Il Centro) con il 23,21%. Quarto posto per Greta Gysin dei verdi con il 21.58%. Il socialista Federico Storni ha infine ottenuto il 16.42%.

6 mesi fa
Federali 2023
Camere federali, i risultati di Mendrisio
Ecco i risultati di Mendrisio sia per il Consiglio degli Stati, sia per il Nazionale.

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Mendrisio hanno votato 5'423 persone. Il Centro è primo con il 19.03% dei voti, segue il Plr con il 18.23%. Terza forza l’Udc con il 13.81%. Poi Ps 9.87% e Lega dei ticinesi con il 9.10%.

I risultati alla Camera alta

Per il Consiglio degli Stati, invece, Marco Chiesa (Udc) è il più votato, con il 37.26% delle preferenze. Seguono Fabio Regazzi (Centro), con il 26.88%, Alex Farinelli (Plr) con il 24.53%, Greta Gysin (Verdi), 23.25%. Bruno Storni ha ottenuto il 16.25%.

6 mesi fa
Federali 2023
Greenpeace è preoccupata per la svolta a destra
© Shutterstock
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Per l'Organizzazione "dal punto di vista della protezione ambientale, i risultati delle elezioni sono particolarmente preoccupanti".

Greenpeace è preoccupata per la svolta a destra del Parlamento. Per l'organizzazione ecologista, in un momento in cui la crisi climatica incombe, l'UDC si mostra impermeabile a tutte le misure a favore dell'ambiente. Dal punto di vista della protezione ambientale, i risultati delle elezioni sono particolarmente preoccupanti, si legge in una nota odierna. Negli ultimi 25 anni, i democentristi hanno sistematicamente votato in parlamento contro il miglioramento dell'efficienza energetica, lo sviluppo delle energie rinnovabili e le misure di protezione del clima. Stando a Greepeace, "la crisi climatica e della biodiversità si sta intensificando drammaticamente, con conseguenze che si fanno sentire in Svizzera e in tutto il mondo. In questo contesto, è fondamentale cambiare rotta".

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, a Bellinzona Ps terzo partito
Ecco i risultati di Bellinzona per quanto riguarda la Camera bassa.

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Bellinzona hanno votato 12’917 persone, con una partecipazione del 46.73%. Il Plr primo con il 23.89% dei voti, segue Il Centro con il 14.66%. Poi Ps con il 13.29%, Udc con il 10.57%. Le altre liste sono tutte al di sotto del 10%.

6 mesi fa
Svizzera
Regazzi: “Ho tutte le carte in regola per prendermi il seggio agli Stati”
Il deputato del Centro guarda con fiducia alla corsa per la Camera dei Cantoni. “Voglio consultarmi con i vertici del mio partito e poi decideremo come affrontare il secondo turno”.

“Sono molto soddisfatto del mio attuale risultato personale. E da locarnese di origine, vedere il mio partito davanti a Locarno è qualcosa di straordinario; non credo sia successo nella storia recente”. Esprime soddisfazione ai microfoni di Ticinonews il deputato centrista Fabio Regazzi, attualmente secondo alle spalle di Marco Chiesa nella corsa al Consiglio degli Stati. “Stiamo lottando con le unghie per mantenere il secondo seggio, come 4 anni fa, ma senza le congiunzioni. Stiamo facendo un risultato positivo e sono fiducioso”.

Per quanto riguarda la corsa alla Camera Alta “sono soddisfatto del mio risultato personale: mi ero candidato soprattutto come outsider, invece apparentemente sono il secondo classificato, anche se la partita vera si giocherà al secondo turno”, prosegue Regazzi. “Bisognerà metabolizzare questi primo risultato e poi faremo le valutazioni del caso per definire la strategia.” Questo risultato “va al di là delle mie aspettative e mi mette di fronte a una scelta di fondo, che però non rivelerò stasera. Prima voglio consultarmi con i vertici del mio partito e poi decideremo come affrontare il secondo turno”. Scelta di fondo significa che potresti concentrarti solo sugli Stati? “È chiaro che a questo punto non mi posso nascondere e non intendo farlo. Andrò con la determinazione di prendermi questo seggio. Penso di avere tutte le carte in regola per poterlo fare”.

6 mesi fa
Federali 2023
Nazionale: UDC guadagna 8 seggi, Verdi meno 6
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
È quanto emerge dalle ultime analisi dell'Istituto Gfs.bern.

La vittoria dell'UDC e la sconfitta dei Verdi nelle elezioni del Consiglio Nazionale si confermano anche in una prima proiezione dell'attribuzione dei seggi. Secondo le analisi dell'Istituto Gfs.bern il Consiglio nazionale sarà così composto, per quanto riguarda i maggiori partiti: UDC 61 seggi (+8 rispetto al 2019), PS 40 (+1), Centro 30 (+2), PLR 29 (invariato), Verdi 22 (-6), Verdi liberali 11 (-5).

6 mesi fa
Ticino
Marchesi: "L'obiettivo non è avanzare ai danni della Lega"
Il presidente democentrista Piero Marchesi sui risultati che danno in vantaggio il suo partito.

I risultati odierni non possono che far piacere al presidente democentrista ticinese Piero Marchesi. Ma cosa cambia nei rapporti con la Lega, che sta perdendo terreno? "Abbiamo sempre detto che uniti si vince", commenta Marchesi. "Oggi sembrerebbe che l'UDC possa superare la Lega, ma fondamentalmente non cambia nulla. L'importante è che l'area di destra possa conservarsi e rafforzarsi perché questo è nell'interesse dei ticinesi. Su alcuni temi - come l'immmigrazione, l'energia, la neutralità e i rapporto con l'Unione Europea - siamo uniti con la Lega". Uniti con la Lega, ma mentre l'UDC vince, loro perdono. Come si spiega questa dinamica? "È ovvio che sono preoccupato che la Lega abbia perso alcuni punti percentuali, ma sono anche convinto che ci siano le premesse da qui ai prossimi appuntamenti elettorali per ricostruire e dare nuovo dinamismo per conservare l'area di destra. L'obiettivo dell'UDC, ha aggiunto, non è avanzare ai danni della Lega, semmai di rubare qualche voto ai liberali e al Centro".

6 mesi fa
Federali 2023
Nazionale: è stato un voto storico
L'UDC sta registrando il secondo miglior risultato di sempre, il PS il secondo peggiore. Il Centro è alla prima votazione federale con il nuovo nome, mentre il Plr è ai minimi di sempre. Grossa perdita per i Verdi (-4.1%).

Sono forse solo micro-cambiamenti, come peraltro ha abituato il sistema elettorale svizzero, impostato alla stabilità, ma vi sono comunque alcune indicazioni che fanno di quello odierno un voto storico per il Consiglio nazionale.

Il risultato dell'Udc

Prendendo per buone le quote percentuali dei partiti della proiezione SRG SSR - che solitamente sono abbastanza aderenti alla realtà, in passato perlomeno è stato così - il 29,0% dell'UDC sarebbe il secondo miglior risultato per una formazione politica dal 1919, vicinissimo al primato del 29,4% nel 2015, pure di marca democentrista.

Quello del Ps

Il 17,4% del PS rappresenterebbe un aumento dello 0,6% rispetto a quattro anni or sono. Ma anche il secondo peggior risultato di sempre per quello che una volta era il partito dei lavoratori, sceso al minimo del 16,8% nel 2019.

Il Centro

Per il Centro si è trattato della prima elezione con il nuovo nome e dopo la fusione fra PPD e Partito borghese democratico (nato a suo tempo da una scissione UDC). La nuova formazione si attesterebbe al 14,7% (+0,9 punti rispetto ai due partiti cumulati nel 2019) e guadagnerebbe - per un soffio - il terzo rango: sarebbe la prima volta nella storia della Confederazione che gli ex conservatori superano i liberali. La cosa potrebbe avere ripercussioni sulla futura composizione del Consiglio federale: secondo gli osservatori il seggio di Ignazio Cassis non è certo diventato più sicuro oggi.

Plr ai minimi di sempre

Il PLR al 14,6% viene infatti visto ai minimi di sempre: il partito che ha fondato la Svizzera moderna è arretrato di altri 0,5 punti rispetto a quattro anni fa. Come giustificare due poltrone in governo?

I Verdi, emorragia di voti

I Verdi al 9,1% si apprestano a subire una cocente sconfitta, arretrando di 4,1 punti. Si tratterebbe comunque del terzo miglior risultato di sempre, certo forse non in linea con le aspettative di chi punta a contrastare il cambiamento climatico.

I Verdi Liberali

I Verdi liberali perdono 0,7 punti e scenderebbero al 7,1%, ma se così verrà confermato realizzeranno comunque il secondo miglior risultato nella loro giovane storia.

6 mesi fa
Ticino
Caverzasio: "La mancata candidatura agli Stati ci ha dato minor visibilità"
Il candidato al Nazionale Daniele Caverzsaio commenta l'arretramento della Lega.

I risultati sono ancora parziali, ma i dati segnano un arretramento della Lega. "Storicamente sono sempre elezioni complicate per la Lega", commenta Daniele Cavezarsio, candidato al Nazionale. "Bisognerà fare delle riflessioni: dovremo capire se l'elettorato si è spostato verso l'Udc o c'è stata una mancanza di elettori che sono andati al voto. Ma la prima autocritica deve partire da noi". Secondo Caverzasio potrebbe aver pesato il fatto di non aver avuto un proprio candidato al Consiglio degli Stati, nonostante gli accordi con l'UDC. "I patti erano chiari e vanno rispettati", commenta ai microfoni di Ticinonews. "A un certo punto si era messo sul tavolo la possibilità di avere un candidato Lega agli Stati, ma abbiamo deciso di sostenere una candidatura unica di area, cosa che continueremo a fare. I risultati di Marco Chiesa sono li da vedere: sta facendo un'elezione splendida. L'aver rinunciato a una candidatura agli Stati ci ha dato comunque una minor visibilità rispetto ad altri. Anche a livello finanziario il nostro impegno è stato diverso rispetto ad altre situazioni".

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio agli Stati, Locarno il Plr è quinto
Ecco il risultato di Locarno per la corsa al Consiglio degli Stati.

A Locarno la partecipazione al voto per la Camera alta è stata del 43.43%. Il più votato è Marco Chiesa (Udc), con il 33.04%. Segue Fabio Regazzi (Centro) con il 31.80%, poi Bruno Storni (Ps) con il 26.65%. Quarta Greta Gysin (Verdi) con il 24.48%. Quinto Alex Farinelli (Plr) con il 20.95%.

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio agli Stati, a Bellinzona Chiesa davanti a Farinelli
Ecco i risultati di Bellinzona per il Consiglio degli Stati.

Nella capitale ticinese la partecipazione del 46.99%. Davanti a tutti nella corsa alla Camera alta c'è Marco Chiesa (Udc), con il 31% dei voti. Segue Alex Farinelli (Plr) con il 30.45%. A seguire Fabio Regazzi (Centro), con il 26.77%, Greta Gysin (Verdi) con il 24.77% e Bruno Storni (Ps) con il 21.05%.

6 mesi fa
Svizzera
Friburgo, al Nazionale l'UDC prende un seggio al PS
L'UDC manda a Berna l'uscente Pierre-André Page e il granconsigliere Nicolas Kolly. Non viene dunque rieletta l'uscente socialista Ursula Schneider Schüttel.

Alle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale, nel canton Friburgo l'Unione democratica di centro ha guadagnato un seggio a scapito dei socialisti. UDC (+1) e Alleanza del Centro (invariato) dispongono ciascuno di due mandati, il PS (-1), i Verdi (invariato) e il PLR (invariato) di uno. La partecipazione è stata del 45,40%.

I nomi

L'UDC manda a Berna l'uscente Pierre-André Page e il granconsigliere Nicolas Kolly. Gli eletti del Centro sono le uscenti Christine Bulliard-Marbach e Marie-France Roth Pasquier. Per il PLR accede alla Camera del popolo la granconsigliera Nadine Gobet, per i Verdi l'uscente Gerhard Andrey e per il PS l'uscente Valérie Piller Carrard. Non viene dunque rieletta l'uscente socialista Ursula Schneider Schüttel, che aveva vissuto una situazione simile già alle elezioni federali del 2015. E già allora il suo seggio era finito nelle mani dell'UDC (di Pierre-André Page, che fu eletto assieme all'allora uscente Jean-François Rime). L'UDC perse poi il seggio di Rime quattro anni più tardi.

6 mesi fa
Federali 2023
UDC, Chiesa: "Siamo soddisfatti"
Così il presidente democentrista ha commentato il risultato parziale ottenuto dal suo partito.

L'UDC è soddisfatta per il risultato odierno alle elezioni, ma anche consapevole della grande responsabilità nei confronti della popolazione, che chiede risposte su temi quali l'immigrazione o l'approvvigionamento energetico sicuro. È quanto dichiarato dal presidente dell'UDC, Marco Chiesa, intervistato dalla RSI, secondo cui il successo del partito è dovuto alla capacità della sua formazione di ascoltare la popolazione, senza nascondere certe problematiche che si trovano "sulla bocca di tutti". Certo, l'UDC non potrà fare politica da sola, ha ammesso il Ticinese, secondo cui bisognerà trovare alleanze in parlamento per portare avanti determinate rivendicazioni. Chiesa ha tuttavia detto di sperare che gli altri partiti, questa volta, "ci ascoltino maggiormente affinché possano essere trovate soluzioni condivise".

6 mesi fa
Svizzera
Pamini: “L’area Lega-UDC sta crescendo e questo era il nostro primo obiettivo”
Il commento del candidato democentrista sulla situazione attuale: "La sensazione non è tanto che siano i leghisti a venire da noi, quanto più i liberali e i centristi”.

“L’area Lega-UDC sta riuscendo a crescere e questo era il nostro primo obiettivo”. Così il granconsigliere e candidato democentrista Paolo Pamini commenta i risultati parziali delle votazioni. Sul tema del cambiamento di peso delle due forze politiche, questione già toccata in precedenza da Alain Bühler, “per la Lega la votazione federale è la più difficile e negli ultimi anni l’UDC si è profilata molto. Questa potrebbe essere una lettura. Capiremo più avanti anche da chi arriva questa crescita di voti dell’UDC”. Secondo Pamini “la sensazione non è tanto che siano i leghisti a venire da noi, quanto più i liberali e i centristi”.

Insomma, non sarebbe l’unione democratica di centro a rubare voti alla Lega “Potrebbe esserci un po’ di tutto: la partecipazione al voto sta flettendo e il popolo leghista a volte è difficile da motivare. Può darsi che non siano andati tutti alle urne”, prosegue Pamini. “Noi stiamo imbarcando anche da altri partiti. Ci chiediamo ad esempio, dopo il crollo dei Verdi, dove sia andato quell’elettorato. Dubito sia venuto da noi, ma forse alcuni di loro erano scettici sulla gestione della pandemia, tema su cui l’UDC ha avuto un atteggiamento moto critico a difesa dei diritti fondamentali. Posso pensare che una parte degli elettori dei Verdi sia stata sensibile a questi aspetti e abbia deciso di votare noi”, conclude Pamini.

6 mesi fa
Federali 2023
Il presidente dei Verdi: "Per noi è una batosta"
© Twitter Grüne Schweiz
© Twitter Grüne Schweiz
Balthasar Glättli ha espresso preoccupazione per l'avanzata dell'UDC. "È un brutto segno per la protezione del clima, per l'uguaglianza e per le relazioni in Europa". Anche il co-presidente PS Cédric Wermuth ha parlato di brutta giornata per la sinistra.

Non ci sono scuse: le elezioni sono una batosta per noi. È quanto dichiarato dal presidente dei Verdi, Balthasar Glättli, a Blick TV. Non possiamo far finta di nulla, ha aggiunto il consigliere nazionale zurighese, che ha espresso preoccupazione per l'avanzata dell'UDC. "È infatti un brutto segno per la protezione del clima, per l'uguaglianza, ma anche per le relazioni in Europa", ha spiegato l'ecologista. Tutti gli altri partiti devono ora unirsi per trovare una politica che ci permetta di andare avanti verso il futuro e non si preoccupi solo di cercare capri espiatori. Glättli si è detto comunque fiducioso che i risultati miglioreranno col passare delle ore, "anche se penso che perderemo in ogni caso qualche punto percentuale".

Wermuth: "Una brutta giornata per la sinistra"

Contento per il risultato del suo partito, ma una brutta giornata in generale per la sinistra, specie per il calo dei Verdi. È quanto affermato dal copresidente del PS, Cédric Wermuth, alla RSI. Wermuth ha spiegato che la sinistra continuerà a battersi sotto il "Cupolone" per il clima, l'uguaglianza e il potere d'acquisto, ma ha anche ammesso "che non sarà facile". Wermuth ha inoltre aggiunto che sta ancora riflettendo a una possibile candidatura al Consiglio federale per la sostituzione di Alain Berset che lascerà a fine anno. Tuttavia è ancora presto per una decisione definitiva.

6 mesi fa
Svizzera
Nei Grigioni vince l'UDC, il PS perde il secondo seggio
Martin Candinas (Centro) ha ottenuto il miglior risultato. Seguono Magdalena Martullo-Blocher (UDC), Jon Pult (PS) Anna Giacometti (PLR) e Roman Hug (UDC).

L'UDC grigionese è il partito vincitore delle elezioni al Consiglio Nazionale 2023. Sugli scudi Martullo-Blocher e Roman Hug. Si conferma con il miglior risultato Martin Candinas (Centro). Rieletti anche Pult (PS) e Giacometti (PLR). I socialisti perdono il secondo seggio. Con 28'400 voti, l'attuale Presidente del Consiglio Nazionale Martin Candinas (Centro) ha ottenuto il miglior risultato nei Grigioni. Seguono, in ordine, Magdalena Martullo-Blocher con 21'795 voti, Jon Pult con 21'290 voti e Anna Giacometti con 16'184 voti. Il presunto antagonista all'interno del PLR, l'ex Consigliere di stato Christian Rathgeb, ha ottenuto soltanto 9'906 preferenze. L'"alleanza per il clima", la lista composta da Verdi, Verdi liberali e Socialisti, non è stata in grado di opporsi alla forza dell'UDC. Il posto lasciato libero dalla socialista Sandra Locher Benguerel è stato conquistato dal presidente dell'UDC grigionese Roman Hug di Trimmis (GR).

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, i risultati di Locarno
Ecco i risultati di Locarno per quanto riguarda la Camera del popolo.

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Locarno hanno votato 4'045 abitanti, per una partecipazione del 75.57%. A guidare è Il Centro con il 16.73%, segue il Plr con il 15.42%. Terzo il Ps con il 14.03%. Più staccato l’Udc con il 10.67%. La Lega dei Ticinesi è all’8.12% e i Verdi-Forum Alternativo al 5.94%.

6 mesi fa
Svizzera
Corsa al Nazionale in Ticino: i liberali riconquistano il secondo seggio
In questo momento la lista Lega-UDC otterrebbe due poltrone e non tre.

Nuovo cambiamento nelle corsa al Consiglio Nazionale: dopo 88 Comuni scrutinati su 106, spetterebbero due seggi alla lista Lega-UDC, due ai liberali, due ai centristi e altrettanti al fronte rosso-verde.

6 mesi fa
Federali 2023
Affluenza alle urne aumenta inaspettatamente
È quanto mostrano i dati dei cantoni più abitati della Svizzera. Il politologo Nenad Stojanović: "È interessante e coinvolgente questo risultato".

In Svizzera non si è ancora stanchi di votare. I risultati giunti dai cantoni più popolosi come Argovia - ma anche considerando quanto visto finora in quelli di piccole e medie dimensioni tra cui Zugo e Glarona - mostrano un'affluenza alle urne contraria alle aspettative e destinata ancora ad aumentare nel corso della giornata, ha dichiarato il politologo Nenad Stojanović all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Questo è "interessante e coinvolgente", ha ribadito Stojanović, secondo cui con buona probabilità i Verdi subiranno una sconfitta maggiore in Romandia rispetto alla Svizzera tedesca. A Ginevra e nel cantone Vaud, la perdita da parte del partito ecologista dovrebbe superare i 5 punti percentuali, a differenza di Basilea Città o dei Grigioni. Mentre l'UDC ha potuto beneficiare di una maggiore affluenza alle urne e di una migliore mobilitazione, la situazione in casa dei Verdi è ben diversa: anche se riuscissero a mantenere i loro elettori in linea, stanno perdendo in termini relativi, proprio anche a causa dell'aumento dell'affluenza alle urne.

6 mesi fa
Ticino
Dadò: "Conquistare il secondo seggio è come scalare l'Everest"
Il commento del presidente de il Centro Fiorenzo Dadò sui risultati parziali ticinesi, che danno in vantaggio il suo partito rispetto al PLR.

"Stiamo votando abbastanza bene, era un po' nelle aspettative. Le nostre sottocongiunzioni stanno portando dei buoni risultati. Non dobbiamo dimenticare che con soli i nostri voti avevamo un solo seggio e riuscire a conquistare il secondo seggio è come scalare l'Everest. Più ci avviciniamo a questo risultato, più ci avviciniamo alla cima". Il PLR potrebbe perdere un seggio a favore de Il Centro, anche se è ancora troppo presto per tirare il fiato, prosegue il presidente centrista. "È uno scenario inverosimile. Bisogna vedere se la coalizione Lega-UDC riesce a tenere e a confermare i tre seggi. Il Ticino è abituato a scossoni, ma lo vedo abbastanza inverosimile. Il nostro obiettivo era di segnare un segno più. In parecchi comuni stiamo avanzando. Se riusciremo a riconfermare il secondo seggio, ripeto, è come scalare l'Everest. Sarebbe un exploit". 

6 mesi fa
Svizzera
Bühler: “Risultati per ora estremamente positivi”
Il coordinatore della campagna democentrista: “Sappiamo che con Chiesa abbiamo una persona che difende i ticinesi al Consiglio degli Stati”.

Clima rilassato al ritrovo dell’UDC Ticino. I risultati al momento sono oltre le più rosee aspettative Alain Bühler, coordinatore della campagna. “I risultati per ora sono estremamente positivi e possiamo dirci più che soddisfatti”, afferma Bühler ai microfoni di Ticinonews. Neppure la recente vicenda Ticiconsult sembra aver avuto un impatto sulla corsa di Marco Chiesa. “I cittadini non si sono fatti toccare da questo attacco politico. Appoggiano una persona valida che sostiene le loro aspettative e quello che loro vorrebbero per il Ticino su temi chiave quali l’immigrazione, il costo della vita e l’approvvigionamento energetico. Sappiamo che con Chiesa abbiamo una persona che difende i ticinesi al Consiglio degli Stati”.

Vi è poi l’altro lato della medaglia: l’alleato Lega non fa facendo bene e c’è stato questo sorpasso che potrebbe fare male. “Mi sento di dire che avere un’area che viaggia attorno al 30% è estremamente positivo: l’alleanza funziona”, prosegue Bühler. “È ovvio che le compagini hanno fatto la propria campagna e gli elettori hanno deciso chi sostenere. La nostra comunque è che alleanza debba proseguire: Lorenzo Quadri sarà sempre membro del Gruppo UDC alle Camere federali, dove ha collaborato ottimamente sinora”. Quanto è importante aver superato la Lega? “Il nostro scopo era fare il secondo seggio per l’UDC, obiettivo che parrebbe essere raggiunto con Paolo Pamini, e non possiamo che essere soddisfatti di avere un secondo consigliere nazionale. La questione non era tanto a chi superare, bensì ottenere un secondo mandato alla Camera del popolo”, conclude Bühler.

 

6 mesi fa
Svizzera
Proiezione SSR per il Nazionale: UDC al 29%, Verdi crollano al 9%
La prima proiezione dell'emittente pubblica conferma l'arretramento della formazione ecologista e l'avanzata democentrista.

Sconfitta verde doveva essere e sconfitta verde a quanto sembra è stata: la prima proiezione nazionale SRG SSR relativa all'elezione del Consiglio nazionale conferma l'arretramento delle due formazioni ecologiste (Verdi e Verdi liberali) già ampiamente prefigurata dai sondaggi e dai primi risultati dei cantoni. L'UDC rimane di gran lunga il primo partito del paese e potrebbe ottenere un risultato storico. PS, PLR e Centro mantengono sostanzialmente le loro posizioni. Stando alle analisi dell'Istituto Gfs.bern l'UDC è accreditata al 28,9% (+3,3 punti rispetto al 2019), il PS al 17,4% (+0,6), il PLR al 14,6% (-0,5), i Verdi al 9,2% (-4,0), il Centro al 14,7% (+0,9), i Verdi liberali al 7,0% (-0,8). La proiezione non fornisce ancora alcuna indicazione relativa ai seggi: una prima indicazione in tal senso è attesa alle 18.00

6 mesi fa
Ticino
Nazionale, è lotta tra Centro e PLR
In base ai risultati parziali ticinesi, il Centro guadagnerebbe due seggi, mentre il PLR ne perderebbe uno.

In base ai risultati parziali, con 70 comuni scrutinati su 106, per gli Stati guida sempre il democentrista Marco Chiesa, con il 39,1%. Al secondo posto il centrista Fabio Regazzi (29,1%) e terzo il liberale Alex Farinelli (24,6%). Quarta con il 20,9% la verde Greta Gysin.

Per quanto riguarda il Nazionale, con 68 comuni su 106, Lega-UDC sono sempre al comando, con il 30,1%. Al momento avrebbero tre seggi. Poi troviamo PS-Verdi-Forum Alternativo con il 20,3%, che garantirebbero due seggi. Accesa lotta per il terzo posto con il Centro a 19,6% e il PLR con il 19.5%. Al momento il Centro avrebbe diritto a due seggi, mentre il PLR ne perderebbe uno.

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, i risultati di Massagno
Ecco i risultati di Massagno per quanto riguarda la corsa alla Camera del popolo.

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Massagno hanno votato 1'526 persone, per una partecipazione del 45.47%. La lista più votata per la Camera bassa è quella de Il Centro, con il 23.57% dei voti. Seguono Plr (14.57%), Ps (12.25%) e Udc (11.12%).

6 mesi fa
Svizzera
Argovia, rieletto agli Stati il liberale Burkart
Il presidente del Partito liberale-radicale svizzero è stato l'unico candidato a superare la maggioranza assoluta. Seguono il candidato dell'UDC Benjamin Giezendanner (UDC) con 86'430 voti e, più staccata, Gabriela Suter (PS) con 51'930 suffragi.

Nel canton Argovia, il "senatore" uscente Thierry Burkart (PLR) è stato rieletto al primo turno con 105'897 voti. Il presidente del Partito liberale-radicale svizzero è stato l'unico candidato a superare la maggioranza assoluta. Seguono il candidato dell'UDC Benjamin Giezendanner (UDC) - che è figlio d'arte (suo padre Ulrich Gienzendanner è stato per lunghi anni in Consiglio nazionale) - con 86'430 voti e, più staccata, Gabriela Suter (PS) con 51'930 suffragi.

Più distanziate ancora vi sono Marianne Binder (Alleanza del Centro) con 48'414 voti, Irène Kälin (Verdi) con 38'511 suffragi, Barbara Portmann (Verdi liberali) con 20'692 e Lilian Studer (PEV) con 16'499. Alla Camera dei cantoni non si ripresentava invece l'uscente Hansjörg Knecht (UDC). Burkart era dato per favorito dai pronostici della vigilia. Il secondo turno è fissato per il 19 novembre.

6 mesi fa
Svizzera
Verdi preoccupati per la vittoria UDC
Aline Trede, capogruppo al Nazionale, non ha nascosto la sua preoccupazione per l'avanzata democentrista.

La capogruppo dei Verdi al Consiglio nazionale, Aline Trede, si è detta preoccupata alla RSI per la tendenza attuale che vede il suo partito in forte calo alle elezioni e l'UDC in crescita. In particolare, Trede ha citato la protezione dell'ambiente e le pari opportunità; molte donne non dovrebbero infatti essere elette, ha dichiarato. Per quanto attiene all'idea di un ecologista in Consiglio federale, Trede ha preferito non sbilanciarsi - un'eventualità remota qualora il partito dovesse scendere sotto il 10%, n.d.r - rinviando alla riunione del gruppo prevista per venerdì, quando si farà il punto delle situazione. In merito alla progressione dell'UDC, Trede ha spiegato questa tendenza con la capacità dei democentristi nello sfruttare le crisi emerse nel corso di questa ultima legislatura, dalla consigliera nazionale giudicata "complicata".

6 mesi fa
Federali 2023
Consiglio nazionale, i risultati di Tresa
Ecco i partiti più votati nel Comune di Tresa per la corsa alla Camera del popolo.

Per il Consiglio nazionale, nel comune di Piero Marchesi (Udc), i democentristi hanno ottenuto il 23.5% dei voti. Segue Il Centro, con il 15.38%. Terzo il Plr con il 13.05%. Il Ps ha ottenuto l’8.43% dei voti, La Lega dei Ticinesi il 7.55% e Verdi-Forum Alternativo 0.84%. Alle urne si sono recate 1'044 persone, per un partecipazione del 46.11%.

6 mesi fa
Ticino
Consiglio degli Stati, ecco i risultati a Biasca, Riviera e Chiasso
È salito a 58 il numero di comuni scrutinati in Ticino. Tra questi cominciato a esserci anche dei comuni popolosi sopra i 1'000 votanti.

A Biasca in testa alla corsa per gli Stati c'è Marco Chiesa (UDC), con il 40,17 % delle preferenze. Seguono Alex Farinelli (28,67%) e Fabio Regazzi (24,52%). La partecipazione al voto è stata del 44,84%.

Anche in Riviera il più votato è Chiesa

In Riviera il più votato risulta essere il democentrista Marco Chiesa (39.90%). Segue il centrista Fabio Regazzi (36%). Più staccati il liberale Alex Farinelli (26.15%), il socialista Bruno Storni (16.59%) e la verde Greta Gysin (14.73%). La partecipazione al voto è stata del 43.88%.

I risultati di Chiasso

Nel comune di confine hanno votato 2'041 persone, per una partecipazione al voto del 49.29%. Il più votato è Marco Chiesa (Lega-Udc), con il 37.56% dei voti. Seguono Alex Farinelli (Plr), con il 25.49%; Greta Gysin (Verdi), con il 20.88%, Fabio Regazzi (Centro), con il 19.12% e Bruno Storni (Ps) con il 16.79%.

6 mesi fa
Ticino
Consiglio degli Stati, il punto dopo 56 comuni scrutinati
In testa alla corsa per la Camera alta si conferma Marco Chiesa, seguono Regazzi e Farinelli.

Il più votato, al momento, resta Marco Chiesa (Lega-UDC), con il 38.81% dei voti, seguono Fabio Regazzi (Centro) con il 27.47%. Alex Farinelli (Plr) 25.10%, Greta Gysin (20.87%), Bruno Storni (17.51%) e Amalia Mirante (Avanti con Ticino&Lavoro) 13.42%.

6 mesi fa
Svizzera
Corsa al Nazionale in Ticino: Lega-UDC sempre davanti a tutti
In questo momento otterrebbero un terzo seggio. A seguire Ps e Verdi, Liberali e centristi.

Graduatoria immutata per la corsa al Consiglio Nazionale in Ticino. Dopo 34 Comuni scrutinati su 106, rimangono al comando Lega-UDC con il 30.02% delle preferenze, aggiudicandosi tre seggi. Verdi e PS hanno il 22.83% di preferenze (con due seggi). Al terzo posto troviamo il PLR, che con il 19.67% si aggiudica 2 seggi. Il Centro chiude con il 15.94% (un seggio).

6 mesi fa
Svizzera
Consiglio degli Stati lucernese: riconfermati gli uscenti del PLR e del Centro
A rappresentare il cantone nella Camera Alta saranno il liberale Damian Müller e il centrista Andrea Gmür-Schönenberger.

I due uscenti Damian Müller (PLR) e Andrea Gmür-Schönenberger (Centro) sono stati rieletti nel Consiglio degli Stati del canton Lucerna. Il primo ha ottenuto 72'978 suffragi, la seconda 69'578. La maggioranza assoluta era di 68'616 voti.

Oltre al vantaggio di cui beneficiano gli uscenti - Müller siede nella Camera dei Cantoni dal 2015, Gmür-Schönenberger dalla passata legislatura - i due hanno approfittato dell'appoggio reciproco dei loro rispettivi partiti, un tempo avversari dichiarati nel cantone storicamente cattolico. La strategia, adottata anche per l'elezione al Consiglio nazionale, è stata rinnovata per la terza volta, da otto anni a questa parte.

I candidati di UDC, PS, Verdi e Verdi liberali, che hanno presentato le loro candidature soprattutto per accrescere le chance di elezione in Consiglio nazionale, sono risultati nettamente distanziati. Ancora più lontani i due senza partito. Al terzo posto è giunto il democentrista Dieter Haller con 32'292 suffragi.

6 mesi fa
Svizzera
Zugo, rieletti i "senatori" uscenti
Riconfermati Peter Hegglin e Matthias Michel.

Nessuna sorpresa a Zugo per l'elezione al Consiglio degli Stati. La popolazione ha riconfermato gli uscenti Peter Hegglin (Il Centro), che ha guadagnato 23'077 voti, e Matthias Michel (PLR), con 22'673 voti. La maggioranza assoluta era di 19'377 voti.

6 mesi fa
Svizzera
Stati, confermati i due uscenti urani
Eletti agli Stati Heidi Z'graggen e Josef Dittli.

I cittadini del canton uri hanno eleto agli Stati gli uscenti Heidi Z'graggen (Il Centro), che ha guadagnato 8581 voti, e Josef Dittli (PLR), con 8399 voti. La maggioranza assoluta era di 5461 voti. La partecipazione ha raggiunto il 47,2%. Come nel 2015, per i due seggi si sono presentati due soli candidati. Una particolarità del diritto urano è che non ci sono scadenze per la presentazione di una candidatura. In teoria, ogni avente diritto di voto può annunciare la propria fino a poco prima delle elezioni. Il Canton Uri poi non prevede la possibilità di elezioni tacite.

6 mesi fa
Ticino
Ticino, i risultati parziali dopo 28 comuni scrutinati
Agli Stati guida Marco Chiesa, mentre al Nazionale Lega-UDC guadagnerebbero un seggio in più a scapito del Centro.

In base ai risultati parziali, con 28 comuni ticinesi scrutinati su 106, Marco Chiesa (UDC) continua a guidare la graduatoria agli Stati, con il 39,7%. Seguono Fabio Regazzi (28,2%), Alex Farinelli (25,1%) e Greta Gysin (21,5%). Per quanto riguarda il Nazionale, con 23 comuni su 106 scrutinati, Lega e UDC conducono i giochi, con il 30,6% (3 seggi). Seguono il PS-Verdi-Forum Alternativo con il 24,9%, che manterrebbero gli attuali 2 seggi. Stesso discorso per il PLR (18,4%), che manterrebbe i suoi 2 seggi. Il Centro, invece, perderebbe un seggio a favore di Lega-UDC (15,2%). 

6 mesi fa
Svizzera
Corsa agli Stati in Vallese: per ora il centrista Rieder è in testa
Quando mancano ancora i dati delle principali città del cantone, al secondo rango troviamo l'altra centrista uscente, Marianne Maret.

Il Canton Vallese si avvia verso un ballottaggio parziale per la corsa al Consiglio degli Stati. L'uscente Beat Rieder (Centro) si piazza per ora al primo posto, con oltre 5'800 voti in più della maggioranza assoluta. Quando mancano ancora i dati delle principali città del cantone, al secondo rango troviamo l'altra centrista uscente, Marianne Maret. Quando sono state scrutinate le schede di 105 dei 122 comuni, Rieder ha ottenuto finora 38'824 voti, Maret 27'931, con un vantaggio di circa 15'000 preferenze sui candidati degli altri partiti.

Finora terzo il PLR Philippe Nantermod (12'742), di poco davanti all'UDC Jean-Luc Addor (12'333). La socialista altovallesana Claudia Alpiger ha ottenuto 8'421 voti, Céline Dessimoz (Verdi) 6'065 e Aferdita Bogiqi (PS) 4'947. Le ultime posizioni sono occupate da Jeannette Salzmann (Verdi, 4'023 voti) e Philippe Jansen (Verdi, 3'082). L'affluenza alle urne è attualmente del 52,5%.

6 mesi fa
Svizzera
"Grande avanzata UDC e pesanti perdite per i Verdi"
È quanto indica una proiezione pubblicata dal Tages-Anzeiger.

Una "grande avanzata" per l'UDC e "pesanti perdite" per i Verdi: viene descritto così il probabile esito dell'elezione odierna del Consiglio Nazionale, stando a un trend pubblicato poco fa dal Tages-Anzeiger (TA). Stando a questa analisi i Verdi devono fare i conti con perdite molto consistenti, nettamente superiori ai guadagni del PS. PLR e Verdi liberali vengono visti in leggero calo. Il Centro può invece aspettarsi un risultato stabile, rispetto alle quote di elettori cumulate dei due partiti che lo hanno preceduto, il PPD e il PBD.

La proiezione su 630 comuni scrutinati su 2136

La valutazione della tendenza è stata realizzata da un team dell'editore Tamedia dopo che sono stati scrutinati 630 dei 2136 comuni svizzeri. Non si tratta di previsioni precise, ma di un'approssimazione di quanto si sta delineando, viene sottolineato. Secondo questi calcoli, l'UDC può aspettarsi un guadagno di circa 3 punti percentuali. In questo modo si avvicinerebbe al risultato record del 2015, quando ottenne il 29,4%. All'epoca, si trattava della quota di elettori più alta per un partito dall'introduzione del proporzionale, nel 1919. Al momento comunque l'UDC viene vista da TA sotto alla soglia simbolicamente significativa del 30%.

6 mesi fa
Svizzera
Glarona, definitivi i dati per gli Stati
Eletti Benjamin Mühlemann e Mathias Zopfi.

I cittadini del canton Glarona hanno eletto agli Stati Benjamin Mühlemann (PLR), che ha ottenuto 8'704 voti alla sua prima entrata alla Camera dei Cantoni, e l'uscente Mathias Zopfi (Verdi), con 7'286 voti. 

6 mesi fa
Svizzera
Appenzello Esterno, l'UDC mantiene il seggio al Nazionale
David Zuberbühler ha avuto la meglio sugli sfidanti Matthias Tischhauser (PLR) e Claudia Frischknecht (Centro).

L'unico seggio a disposizione di Appenzello Esterno in Consiglio nazionale resta in mano all'UDC: David Zuberbühler ha avuto la meglio sugli sfidanti Matthias Tischhauser (PLR) e Claudia Frischknecht (Centro). Zuberbühler, imprenditore, era stato eletto alla Camera del popolo nel 2015 quando aveva sottratto il seggio al PLR, che lo aveva detenuto per tre legislature.

Il PLR aveva cercato di riappropriarsi della poltrona già nel 2019, lanciando nella corsa la giurista Jennifer Abderhalden, ma senza riuscirci seppur per poco. A distanza di quattro anni il tentativo è nuovamente fallito: Zuberbühler si è imposto con 8'502 voti, oltre 2'000 in più di quelli ottenuti dal gran consigliere PLR Tischhauser (6'373 suffragi). Alla candidata dell'Alleanza del Centro Frischknecht sono andati 2'836 preferenze. La partecipazione al voto è stata del 46,6%

6 mesi fa
Svizzera
Grigioni, i dati definitivi per gli Stati
Riconfermati Stefan Engler e Martin Schmid.

Il popolo grigionese ha dato nuovamente fiducia ai consiglieri agli Stati uscenti Stefan Engler (Alleanza del Centro) e a Martin Schmid (PLR). Al prettigoviese Hans Vetsch (Grigionesi liberi e indipendenti) sono invece andate poche preferenze. Stefan Engler, di Surava nato nel 1960 e membro del Consiglio dei Stati dal 2011, ha ottenuto 38'316 voti. Il nome di Martin Schmid, nato a Splügen nel 1969 pure lui deputato agli Stati dal 2011, è finito 33'611 volte sulle liste dei cittadini votanti grigionesi. Il 73enne candidato indipendente della Val Prettigovia Hans Vetsch ha totalizzato soltanto 5'723 preferenze.

6 mesi fa
Svizzera
Ticino, Lega-UDC davanti a tutti nella corsa al Nazionale
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
In questo momenti si aggiudicherebbero 3 seggi. Seguono Verdi e PS (due seggi), Centro (2 seggi) e PLR (un seggio).

In Ticino, nella corsa al Nazionale, con 13 Comuni scrutinati su 106, guidano Lega-UDC con il 31.71% delle preferenze, aggiudicandosi tre seggi. Verdi e PS hanno il 21.54% di preferenze (con due seggi). Al terzo posto troviamo il Centro, che con il 20.37% si aggiudica 2 seggi. Il PLR chiude con il 16.73% (un seggio).

6 mesi fa
Ticino
Marco Chiesa guida agli Stati
È quanto emerge dai primi 15 comuni ticinesi scrutinati.

Stando ai primi risultati parziali, con 15 comuni scrutinati, Marco Chiesa guida la classifica agli Stati con il 39,67%. Seguono Fabio Regazzi (29,30%) e Alex Farinelli (28,21%). Più staccati Greta Gysin (19,04%), Bruno Storni (16,06%) e Amalia Mirante (11,96%).

6 mesi fa
Svizzera
I primi risultati dal Ticino
Alle 13.30 sono arrivati i dati dei primi 10 comuni scrutinati.

Si tratta di comuni poco popolosi, come Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Cevio, Grancia, Linescio, Miglieglia, Dalpe, Brusino Arsizio, Vico Morcote, Bedretto. Per quanto riguarda i dati del Consiglio Nazionale, a Bedretto guida l'UDC con il 40% delle preferenze, seguito da Il Centro (18,70%), la Lega (11,96%), il PLR (10%). A Bosco Gurin, il Centro è davanti a tutti con 75 voti di lista, seguono a 24 Verdi e Forum Alternativo e a 21 l’UDC. Quarto posto (18) per il Movimento per le valli del Ticino. A Grancia guida il Centro (23,23%), la Lega (19.87%), il PLR (13,80%), UDC (6,29%), Avanti con Ticino e Lavoro (7,52%), PS (5,39%).

6 mesi fa
Svizzera
"L'UDC potrebbe andare oltre i pronostici"
È quanto ritiene il politologo Thomas Milic.

Nelle elezioni del Consiglio nazionale l'UDC potrebbe guadagnare di più di quanto ipotizzato dai sondaggi della vigilia: lo afferma il politologo Thomas Milic. Da un lato, in alcuni comuni, ad esempio nel cantone di Argovia, i democentristi stanno ottenendo un ampio vantaggio sugli altri partiti e dall'altro la stessa UDC avanza a Basilea Città: "e se guadagna lì, guadagnerà ancora di più in altri cantoni", afferma l'esperto in dichiarazioni riportate da 20 Minuten. Stando a Milic il successo dell'UDC è da ricercarsi nelle diverse questioni che stanno a cuore ai cittadini e nelle quali essi percepiscono il partito di Marco Chiesa come un'opposizione consolidata: immigrazione, energia, Europa. "Sono questi i temi in cima al barometro delle preoccupazioni", osserva lo specialista,. E in questi ambiti l'UDC si distingue dal cosiddetto mainstream.

6 mesi fa
Svizzera
Zurigo, Daniel Jositsch dovrebbe essere rieletto agli Stati
© www.jositsch.ch
© www.jositsch.ch
È quanto scaturisce dalle prime proiezioni.

Stando alle prime proiezioni delle 12.55, il "senatore" zurighese Daniel Jositsch (PS) dovrebbe essere rieletto al primo turno alla Camera dei cantoni. Dietro di lui, Gregor Rutz (UDC) si piazza al secondo posto, staccando le altre candidate Regine Sauter (PLR) e Tiana Moser (PVL). Il democentrista non raggiungerebbe però la maggioranza assoluta. Un secondo turno sembra qui molto probabile. Dietro Sauter e Moser, vi sono rispettivamente Daniel Leupi (Verdi), Philipp Kutter (Centro) e Nik Gugger (PEV). L'eventuale ballottaggio si terrebbe il prossimo 19 novembre. Nel canton Zurigo non si ripresenta l'altro uscente Ruedi Noser (PLR).

6 mesi fa
Svizzera
Grigioni, nella corsa al Nazionale l'UDC Roman Hug sorpassa la PLR Anna Giacometti
Il democentrista Hug è salito al quarto posto con 9'752 voti. L'affluenza alle urne è attualmente del 43%.

Roman Hug (UDC) è salito al quarto posto con 9'752 voti, sorpassando la Consigliera nazionale in carica Anna Giacometti (PLR) con 9'654 preferenze dopo 77 scrutini su 101 comuni grigionesi. Sempre al primo posto Martin Candinas con 16'842 voti, seguito da Magdalena Martullo-Blocher (UDC) con 12'875 voti e Jon Pult (PS) con 11'759 voti. L'affluenza alle urne è attualmente del 43%.

6 mesi fa
Svizzera
Friburgo, nella corsa agli Stati Chassot (Centro) è attualmente davanti a Page (UDC)
Sono tuttavia stati scrutinati solo 69 comuni su un totale di 126.

A Friburgo, i primi risultati parziali della corsa al Consiglio degli Stati vedono in testa l'uscente Isabelle Chassot (Centro), davanti all'UDC Pierre-André Page, e alla PLR uscente Johanna Gapany. Sono tuttavia stati scrutinati solo 69 comuni su un totale di 126.

I tre candidati hanno ottenuto rispettivamente 9'801, 9'086 e 8'593 voti. Più staccata, al quarto posto, si piazza la socialista Alizée Rey 5'519 voti, davanti al verde Gerhard Andrey (4'949 voti), in corsa anche per una rielezione al Nazionale, come Page. Più lontani gli ultimi due candidati, Leonardo Garcia Mariaca (PVL) e Flavio Guido ("Pacte citoyen").

6 mesi fa
Svizzera
Nidvaldo, eletto agli Stati l'uscente liberale Hans Wicki
Parliament.ch
Parliament.ch
Il 59enne, già capo del Dipartimento cantonale delle costruzioni, siede nella Camera dei Cantoni dal 2015, quando si era imposto in una gara elettorale a tre.

Come ampiamente previsto, l'uscente Hans Wicki, liberale radicale, si è imposto nella competizione elettorale per l'unico seggio di Nidvaldo al Consiglio degli Stati. Ha ottenuto 10'817 preferenze. Wicki, 59 anni, già capo del Dipartimento cantonale delle costruzioni, siede nella Camera dei Cantoni dal 2015, quando si era imposto in una gara elettorale a tre. Quattro anni or sono è stato eletto tacitamente (non c'erano state altre candidature).

Oggi gli sfidanti hanno raccolto pochi consensi. Urs Lang, del movimento Aufrecht (traducibile con ritto, onesto), profilatosi contro le misure adottate dal Consiglio federale per lottare contro il Covid-19, ha raccolto 2'349 suffragi; Benedikt Zwyssig, di un gruppo che si definisce indipendente e borghese ha ottenuto 2'134 suffragi. Lo scorso anno Lang si era candidato invano per un seggio in Consiglio di Stato; Zwissig finora non aveva manifestato ambizioni politiche. I due hanno indicato di essersi candidati tra l'altro anche per offrire all'elettorato un minimo di scelta.

6 mesi fa
Svizzera
Ginevra, Mauro Poggia primo
Lex consigliere di Stato supera gli uscenti Carlo Sommaruga e Lisa Mazzone.

A Ginevra, Mauro Poggia (MCG) si piazza in testa nell'elezione al Consiglio degli Stati dopo lo scrutinio dei voti per corrispondenza, usato dal 95% degli elettori. L'ex consigliere di Stato supera gli uscenti Carlo Sommaruga (PS) e Lisa Mazzone (Verdi) di quasi 2'000 voti. In quarta posizione si classifica per ora Céline Amaudruz (UDC), staccata di quasi 7'800 voti da Mazzone.

6 mesi fa
Svizzera
Grigioni, sulla buona strada i due "senatori" uscenti
È quanto emerge dopo lo scrutinio di 89 comuni.

Dopo 89 comuni grigionesi scrutinati su un totale di 101, i consiglieri agli Stati Stefan Engler (Alleanza del Centro) e Martin Schmid (PLR) sono sulla buona strada per essere rieletti. I due "senatori" uscenti hanno già ottenuto rispettivamente 29'8277 e 25'514. All'indipendente Hans Vetsch vanno finora 4'178 preferenze. La percentuale di votanti è del 39 percento.  

6 mesi fa
Svizzera
Proiezione NZZ: UDC al 31%, sarebbe vittoria storica
Una prima proiezione relativa alle elezioni nazionali è stata pubblicata con insolito anticipo dalla Neue Zürcher Zeitung.

Stando al quotidiano si prospetta una vittoria UDC inattesa nella sua portata: il partito di Marco Chiesa viene accreditato al 30,8%. Si tratterebbe di un'avanzata (+5,2 punti rispetto al 2019) di proporzioni storiche: sarebbe infatti la prima volta da quando il Nazionale è eletto con il sistema proporzionale (cioè dal 1919) che un partito supera il 30%. Sempre secondo questa analisi avanza pure il PS, al 17,7% (+0,9 punti). Il PLR è visto stabile al 15,1% (invariato) e stabile sarebbe anche il Centro, che non andrebbe oltre il 13,9 (+0,1). Perdono invece i Verdi , al 10,1% (-3,1), e i Verdi liberali , con il 7,4% (-0,4).

6 mesi fa
Svizzera
Grigioni, Martin Candinas in testa
Il presidente in carica del Consiglio nazionale è attualmente in testa.

Il presidente in carica del Consiglio nazionale, Martin Candinas (Centro) è attualmente in testa nei Grigioni con 11'217 voti dopo 49 scrutini su 101 comuni. Condivide il podio con Magdalena Martullo Blocher (UDC) con 8'311 voti e Jon Pult (PS) con 8'150 voti. L'affluenza alle urne è attualmente del 41,8 percento.

6 mesi fa
Svizzera
Partecipazione bassa: colpa dei naturalizzati?
Per il politologo Nenad Stojanovic può essere uno dei fattori che influenza la partecipazione.

La scarsa partecipazione alle elezioni federali - attesa bassa anche quest'anno: nel 2019 era al 45,1%, la terza peggiore di sempre - è da attribuire alla naturalizzazioni di stranieri? Anche, risponde il politologo Nenad Stojanović. "L'affluenza alle elezioni del Nazionale ha raggiunto il minimo storico negli anni Novanta: 42,2% nel 1995, 43,3% nel 1999", spiega l'esperto a Keystone-Ats. "Tra le varie spiegazioni possibili, va ricordato che il tasso di affluenza alle urne tra gli anziani è superiore a quello dei giovani. Ciò significa che la perdita di elettori attivi non è sufficientemente compensata dai giovani di 18 anni e più che hanno diritto al voto". Va infatti ricordato nel 1991 l'età legale del voto è stata abbassata da 20 a 18 anni.

Le naturalizzazioni

"Né è stata sufficientemente compensata dalle naturalizzazioni", prosegue l'accademico, che nel 2011 è stato anche candidato al Consiglio Nazionale nelle file del partito socialista. "Non esistono dati precisi sull'affluenza alle urne dei cittadini naturalizzati, ma sulla base dei dati di Ginevra, dove conosciamo l'affluenza dei residenti stranieri alle elezioni comunali, possiamo ipotizzare che in media i cittadini naturalizzati votino meno di chi ha la cittadinanza elvetica dalla nascita. Negli anni Novanta il numero di persone naturalizzate in Svizzera era molto più basso rispetto al quanto successo nel nuovo secolo: a titolo d'esempio, nel 1990 hanno ottenuto il passaporto rosso 6200 persone, un numero salito a 30'400 nel 2000 e a 41'900 nel 2022, stando ai dati di Stojanović.

6 mesi fa
Svizzera
Grigioni, l'UDC potrebbe guadagnare terreno
È quanto emerge dallo spoglio di 30 comuni.

Dopo lo spoglio di 30 comuni grigionesi su un totale di 101, emerge un buon vantaggio per l'UDC. Secondo i risultati, l'UDC potrebbe riconquistare il seggio in Consiglio nazionale perso nel 2019 e andato al PS. La lista "SVP Power", con l'attuale consigliera nazionale Magdalena Martullo Blocher, è attualmente in netto vantaggio. 

6 mesi fa
Svizzera
Basilea, Eva Herzog rieletta
© Servizi del Parlamento
© Servizi del Parlamento
La "senatrice" socialista risulta nettamente davanti agli altri candidati.

Eva Herzog (PS) rappresenterà il cantone di Basilea Città agli Stati anche nei prossimi quattro anni. La "senatrice" socialista" risulta nettamente davanti agli altri candidati dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza e supera agevolmente la maggioranza assoluta. La 61enne ha finora raccolto 40'607 voti, ben 12'760 schede in più della maggioranza assoluta (27'847) stando ai dati pubblicati della Cancelleria cantonale. Nettamente staccati i due candidati borghesi, Balz Herter (Alleanza del Centro) e Pascal Messerli (UDC), che hanno finora ottenuto rispettivamente 6'658 e 6'476 voti, mentre il candidato dell'estrema destra Eric Weber ne ha raccolti 940.

6 mesi fa
Svizzera
Stati: verso trend inverso rispetto a Nazionale
Nella Camera dei Cantoni il PLR sembra avere buone chance di progressione a scapito del PS, con numerose personalità del partito che non si ripresentano (tra cui Marina Carobbio).

L'elezione del Consiglio degli Stati, che probabilmente si protrarrà fino al 26 novembre con gli ultimi ballottaggi, potrebbe rafforzare il PLR e indebolire il PS, contrariamente a quanto dovrebbe avvenire, stando ai sondaggi, per il Nazionale. Per una Camera eletta in stragrande maggioranza col sistema maggioritario, le affiliazioni partitiche sono sicuramente importanti, ma spesso il fattore decisivo è un altro, come lo statuto di uscente rispetto a sfidante, la passata attività pubblica nel cantone o la capacità di raccogliere consensi al di là del proprio partito. Il risultato complessivo in termini di forza politica è la somma di 26 situazioni locali dalle premesse proprie.

PLR davanti al Centro?

Secondo i media della Svizzera interna, in questa tornata elettorale, il PLR sembra avere buone chance di progressione. Potrebbe persino superare in numero di seggi l'Alleanza del Centro, creando una situazione inedita da oltre un ventennio. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, potrebbe avere conseguenze sull'elezione di nuovi membri del Consiglio federale in caso di vacanza durante la prossima legislatura. Per gli osservatori, i liberali radicali sembrano essere in posizione di partenza relativamente favorevole in particolare a Soletta, Svitto, Giura e Ticino. Anche se dovessero perdere mandati a Zurigo e Friburgo si profilerebbe dunque una crescita della deputazione. Parallelamente le poltrone del Centro a Svitto e nel Giura traballano.

Rossoverdi in perdita di velocità

Il PS, che ha già visto svanire due seggi durante la legislatura perché non è riuscito a mantenere quelli di Christian Levrat (FR) e Paul Rechsteiner (SG), che si sono dimessi, perderà quasi certamente terreno. Personalità del partito non si ripresentano a Berna, Soletta e Ticino (il seggio che è stato di Marina Carobbio Guscetti è vacante dal 7 aprile) e anche la poltrona di Ginevra potrebbe essere a rischio. Malgrado le buone possibilità dei socialisti a Vaud, il bilancio rischia di essere pesante. Dopo un massimo storico di dodici seggi alle elezioni del 2015, nel peggiore dei casi il PS si ritroverebbe con soli cinque seggi. I Verdi potrebbero compensare la perdita quasi certa a Vaud conquistando seggi a Berna o a Friburgo. Anche la poltrona glaronese è a rischio. Va ricordato che, sull'onda d'urto dello tsunami verde che ha investito il Consiglio nazionale nel 2019, gli ecologisti avevano fatto segnare una progressione spettacolare da uno a cinque mandati.

Ancora pochi "senatori" UDC

Per i Verdi liberali (PVL), un seggio al Consiglio degli Stati è probabilmente fuori portata anche quest'anno, anche se a Berna si candida il presidente del partito e consigliere nazionale Jürg Grossen e a Zurigo la capogruppo Tiana Moser. Il fatto che per l'elezione della Camera dei Cantoni valgano dinamiche diverse rispetto al Consiglio nazionale è particolarmente palese guardando all'UDC. I democentristi sono di gran lunga il maggior partito, ma contano solo sette "senatori". Oggi potrebbero perderne un altro a Svitto e non è certo che possano compensalo con uno a Zurigo.

Giochi fatti in Appenzello Interno e Obvaldo

In due Cantoni l'elezione agli Stati è cosa già fatta. In Appenzello Interno, che detiene un solo seggio alla Camera, alla fine di aprile la Landsgemeinde ha eletto a larga maggioranza l'uscente (dal 2019) Daniel Fässler del Centro. Il 63enne, già landamano (presidente del governo cantonale), è stato anche membro del Consiglio nazionale per otto anni. In un altro Cantone con un solo seggio, Obvaldo, l'elezione è stata tacita per assenza di altri candidati: a Berna continuerà a sedere Erich Ettlin, pure del Centro. Il 61enne, che si appresta ad iniziare il terzo mandato da "senatore", era già stato eletto tacitamente quattro anni or sono. Dei 46 deputati uscenti, nove non si ripresentano (come detto, propriamente il seggio della ticinese Marina Carobbio è vacante). Almeno un quinto dei volti della Camera sarà quindi diverso la sera del 26 novembre.

6 mesi fa
Svizzera
Nazionale: presto vincitori e vinti
Le bocce sono praticamente ferme e nelle prossime ore si saprà chi ha vinto e chi ha perso.

Per il Consiglio nazionale è attesa una contenuta avanzata dell'UDC e del PS, un testa a testa fra PLR e Centro per attribuirsi il terzo posto (che potrebbe essere fondamentale in relazione a futuri scenari di composizione del Consiglio federale) e un arretramento dei Verdi, che quattro anni or sono avevano beneficiato dell'aumentata sensibilità ambientale della popolazione.

Protezione climatica, immigrazione e premi

Stando ai sondaggi la protezione climatica rimane comunque fra le principali preoccupazioni degli svizzeri, insieme alla forte immigrazione e all'esplosione dei premi dell'assicurazione malattia. Resta da vedere quanto elevata sarà la fiducia dei cittadini nelle capacità della politica di risolvere i problemi: nel 2019 la partecipazione al voto si era limitata al 45,1%, la terza peggiore di sempre. I partiti non sembrano peraltro aver fatto faville. "È probabilmente la campagna elettorale più fiacca da molto tempo a questa parte", ha di recente commentato in un'intervista a un domenicale Urs Altermatt, lo storico noto per il suo libro "I consiglieri federali svizzeri", pubblicato anche in italiano.

Un elettorato fedele

Va peraltro anche detto che tradizionalmente le elezioni in Svizzera non provocano sconquassi: l'elettorato è fedele, le vittorie e le sconfitte si misurano in genere in pochi punti percentuali di scarto. Avevano fatto parziale eccezione quattro anni or sono i Verdi, che erano passati dal 7,1% al 13,2% dei consensi, guadagnando in un sol colpo 17 seggi, cosa mai riuscita a nessun partito dal 1919, data della prima elezione del Nazionale con il sistema proporzionale. Le previsioni riguardo all'assegnazione dei singoli mandati sono peraltro rese difficili dal fatto che ogni cantone rappresenta un singolo circondario elettorale: sarà tutto da vedere quindi come la forza del partiti si tradurrà in numero di seggi.

Quanto sono attesi i risultati

I primi risultati parziali dovrebbero già giungere subito dopo mezzogiorno e qualche definitivo - di cantoni molto piccoli - potrebbe arrivare nella prima ora dello spoglio. Per avere un quadro un po' più affidabile bisognerà però probabilmente aspettare la prima proiezione dell'ente radiotelevisivo SRG SSR, in programma alle 16.00, che si concentrerà sulla forza dei partiti. Alle 18.00 vi sarà poi una seconda proiezione con la ripartizione dei seggi, seguita alle 20.00 da una terza, più precisa. A quel punto la gran parte dei cantoni avrà comunque già pubblicato i risultati definitivi. Nel 2019 l'ultimo cantone, Vaud, aveva reso noto i dati definitivi alle 23.00. Ma problemi tecnici - in particolare informatici - possono sempre essere dietro l'angolo.

6 mesi fa
Svizzera
Urne chiuse
A mezzogiorno in punto si sono chiusi i seggi elettorali.

Rien ne va plus, lex jeux sont faits. Le urne si sono chiuse come da tradizione a mezzogiorno e a breve inizierà lo spoglio per le schede di voto raccolte nei 106 comuni ticinesi.

6 mesi fa
Svizzera
Noti i risultati in alcuni comuni argoviesi
A Killwangen e Strengelbach guida l'UDC.

Le urne chiudono alle 12.00, ma in alcuni comuni i risultati erano già noti alle 10. A Killwangen, nel Canton Argovia, sono pervenute 511 schede elettorali. L'UDC guida con circa 2648 voti, seguito da PS (938) e da Il Centro (878). Un quadro simile emerge nel comune di Strengelbach (AG), dove l’UDC è avanti con 6884 voti (nel 2019 erano 6.400). Al secondo posto segue l’PS con 2872 voti, circa 100 voti in meno rispetto al 2019. Al terzo posto il PLR con 1962. In generale ai comuni è vietato pubblicare i risultati delle votazioni e delle elezioni prima di mezzogiorno, ma alcuni comuni argoviesi evidentemente non rispettano tale principio.

6 mesi fa
Svizzera
La diretta di Teleticino sulle federali
Tutti gli aggiornamenti live sull'emittente di Melide.

Dalle 11.48 è partita la diretta di Teleticino che seguirà da vicino l'evoluzione di questa giornata, con continui aggiornamenti sui risultati e con commenti di numerosi ospiti. 

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