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Con il cambiamento climatico lo sci di fondo è sempre meno praticato
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Ats
3 ore fa
Anno dopo anno, la diminuzione della neve lascia tracce visibili su questo sport un tempo così accessibile

Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente le attività invernali e in particolare la pratica dello sci di fondo. Anno dopo anno, la diminuzione della neve lascia tracce visibili su questo sport un tempo così accessibile.

«Quello che abbiamo notato negli ultimi anni nei centri nordici situati a circa mille metri di altitudine, in particolare nell'Arco giurassiano, è un vertiginoso calo dei giorni sciabili. Siamo in un processo di contrazione», ha dichiarato Laurent Donzé, presidente di Romandie Ski de Fond (RSF), associazione che raggruppa una cinquantina di centri nordici, in un'intervista concessa all'agenzia Keystone-ATS.

La constatazione è inequivocabile: «A 1000 metri, ieri sciavamo quando volevamo, oggi indossiamo gli sci solo quando c'è la neve. Questo cambiamento impone una nuova mentalità, basata sulla reattività e la flessibilità, e ridefinisce il rapporto con la neve», sottolinea il responsabile.

Il riscaldamento climatico ha ripercussioni a diversi livelli: «Meno neve significa meno piste aperte, il che si traduce in un calo del numero di praticanti. Sono meno i giovani che si avvicinano a questo sport. Le competizioni si fanno più rare e di conseguenza diminuisce la visibilità mediatica dello sport, così come l'interesse degli sponsor», spiega Donzé.

Questa spirale influisce anche sulla motivazione dei gestori dei centri nordici, che devono affrontare stagioni sempre più incerte. Anche il sostegno delle autorità pubbliche per l'acquisto di macchine battipista potrebbe essere messo in discussione. «Rischiano di esitare quando si tratterà di rinnovarle», teme.

Per quanto riguarda le soluzioni per ovviare a questa carenza di oro bianco, Donzé osserva che le alternative tradizionali mostrano rapidamente i loro limiti. «La neve artificiale, possibile durante le competizioni, rimane difficilmente praticabile: è costosa e in contraddizione con l'immagine ecologica dello sci di fondo».

Lo sviluppo di nuove piste ad altitudini più elevate «non è nemmeno un'opzione a causa del rilievo». Il responsabile ricorda che esistono comunque ancora alcuni siti preservati. Ad esempio, i centri nordici di Les Mosses (VD), La Vue-des-Alpes (NE) o Marchairuz (VD) godono ancora regolarmente di un centinaio di giorni sciabili all'anno. A volte capita anche che il pubblico pensi che i comprensori siano chiusi mentre le piste sono state tracciate, osserva.

Le abitudini cambiano. «Gli sciatori di fondo non erano soliti allontanarsi molto», osserva il presidente della RSF. La nuova realtà costringe gli appassionati ad accettare di spostarsi maggiormente per trovare condizioni favorevoli, un comportamento che non corrisponde alle abitudini di molti praticanti.

«Solo gli appassionati andranno alla ricerca della neve. Gli sportivi polivalenti opteranno per la mountain bike, la corsa o lo sci alpinismo», ritiene.

I pochi centri che disporranno ancora di neve potrebbero essere presi d'assalto. Una situazione inedita per una disciplina abituata a spazi vasti e a una convivenza generalmente pacifica, tranne che a volte con i pedoni o gli escursionisti con le racchette da neve.

Tuttavia, questa scarsità non segna necessariamente la fine dello sci di fondo. «Paradossalmente, potrebbe rafforzarne il valore», osserva ancora Donzé.

Sport completo, sano, non troppo costoso, di facile accesso, abbastanza rispettoso dell'ambiente, poco pericoloso, accessibile a tutte le età, «lo sci di fondo si sta avviando verso un nuovo status: quello di un'attività più rara ma preziosa, in cui ogni ora trascorsa sulle piste conterà di più».

Presente sin dalle prime Olimpiadi invernali del 1924, lo sci di fondo è rimasto a lungo un'attività di nicchia prima di conoscere un notevole sviluppo alla fine degli anni '60, grazie ai successi svizzeri alle Olimpiadi di Grenoble (Francia) e Sapporo (Giappone) e all'introduzione della tracciatura meccanica.

La campagna con lo slogan evocativo «LLL - Langläufer Leben Länger» (Gli sciatori di fondo vivono più a lungo) ha definitivamente portato questa disciplina alla ribalta. Ogni stagione nella Svizzera romanda vengono organizzate più di 30 gare popolari.

Per rivivere questa storia, due anni fa è stato inaugurato un Museo dello Sci nel villaggio di Le Boéchet (JU), che attira numerosi visitatori. «Quando sentiamo che qualcosa sta scomparendo, ci aggrappiamo ad essa», afferma lo stesso Donzé, che è pure fondatore del museo.

Anche la comparsa dello skating negli anni '80 e, più recentemente, le prestazioni di Dario Cologna hanno contribuito a ravvivarne l'immagine.