Commissione federale contro il razzismo: “etica e morale a geometria variabile?”
Il consigliere agli Stati Marco Chiesa inoltra un’interpellanza sulla presa di posizione della CFR sull’iniziativa anti-burqa: “Interpretazione priva di base giuridica”
Redazione
Commissione federale contro il razzismo: “etica e morale a geometria variabile?”
Foto CdT

La Commissione federale contro il razzismo (CFR) ha preso posizione sull’iniziativa “Si al divieto di dissimulare il proprio viso”, invitando i cittadini a votare no il prossimo 7 marzo. Il motivo è legato al fatto che l’iniziativa “ha lo scopo principale di stigmatizzare una religione, e più precisamente l’Islam”, si legge nella presa di posizione pubblicata il 22 febbraio. In particolare l’iniziativa viola il divieto di discriminazione “di cui ciascuna e ciascuno deve beneficiare in rapporto alle sue convinzioni religiose. Contravviene inoltre alla libertà di credo e di coscienza garantita dall’articolo 15 della Costituzione federale”. Una presa di posizione sulla quale dissente il Consigliere agli Stati Marco Chiesa, che oggi ha inviato un’interrogazione in Parlamento sul tema. “Questa presa di posizione lascia a dir poco allibiti”, si legge nell’atto parlamentare. “Non è oggettiva, non rispetta il giudizio della corte dei diritti dell’Uomo, la cui importanza è stata tanto decantata durante il dibattito sull’autodeterminazione, e rappresenta, in buona sostanza, un’interpretazione ideologica e strumentale dell’iniziativa”.

Il caso di Strasburgo
“Nel 2014”, ricorda il consigliere agli Stati, “sentenziando nel merito di un ricorso da parte di una donna musulmana praticante, che si opponeva al divieto di dissimulare il viso introdotto in Francia, la Corte di Strasburgo concluse che lo stesso non ledeva in alcun modo le libertà altrui. Anzi, essa dichiarò, rigettando il ricorso, che il divieto del burqa è basato innanzitutto su una scelta di società anziché su una discriminazione religiosa”. Il divieto quindi “consente di proteggere una modalità di interazione fra gli individui che è essenziale per l’espressione del pluralismo, della tolleranza e dello spirito di apertura, senza i quali non ci sarebbe una società democratica”. Non solo. Il divieto “può essere considerato come proporzionato allo scopo perseguito, e cioè quello di preservare le condizioni del “vivere assieme” in quanto elemento della “protezione dei diritti e delle libertà altrui””.

“La CFR si fonda su interpretazioni prive di base giuridica”

Per Marco Chiesta la CFR quindi si lancia “in intrepide interpretazioni, che scadono in strumentalizzazioni ideologiche prive di base giuridica. Anzi, addirittura contraddittorie rispetto alle decisioni della Corte dei diritti umani e di numerosi Paesi europei e musulmani che vietano questo strumento di sottomissione delle donne”.

Le domande al Parlamento
- È possibile che la CFR non conosca le sentenze della Corte dei diritti dell’uomo in merito alla dissimulazione del viso?

- È corretto che le tenga in considerazione?

- Come si spiega la differenza di giudizio tra una commissione federale e la Corte europea dei diritti dell’uomo che si è già chinata su questo tema?

- Ha senso avere nel nostro Paese una commissione federale che manifestamente contraddice le sentenze emanate da Strasburgo?

- Perché il contribuente svizzero dovrebbe finanziare con soldi pubblici una commissione che serve manifestamente un’ideologia e rinnega le sentenze che dovrebbe tutelare? Ci troviamo forse confrontati con un etica e una morale a geometria variale in funzione di chi sono gli iniziativisti?

- La commissione federale contro il razzismo non dimostra forse con queste sue raccomandazioni infondate e smentite dalla corte dei diritti dell’uomo di dare seguito a intenti politici e ideologici piuttosto che a valutazioni oggettive?

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