Bambino ucciso a coltellate, 76enne a processo il 10 agosto
L’anziana, affetta da problemi psichiatrici, aveva accoltellato il ragazzino, di origini kosovare, fuori dalla sua scuola a Basilea
di Keystone-ATS/MJ
Bambino ucciso a coltellate, 76enne a processo il 10 agosto

Aveva preparato tutto meticolosamente la donna di 76 anni che nel marzo di un anno fa, a Basilea, ha ucciso con una pugnalata al collo un bambino di 7 anni. Il processo si apre il 10 agosto. Nei confronti dell’anziana, dichiarata incapace di intendere e volere, la procura renana chiederà l’internamento.

Ucciso davanti alla scuola
Il fatto di sangue ha fatto molto scalpore: il 21 marzo 2019, verso le 12.45, il bambino è stato pugnalato in strada a poche centinaia di metri da una scuola sul St. Galler-Ring, nel quartiere Gotthelf, dove frequentava la prima elementare. La pensionata, oggi 76enne, non conosceva né il bambino né la sua famiglia, originaria del Kosovo. Una passante aveva trovato il bambino gravemente ferito sul marciapiede e aveva subito chiamato aiuto. Nonostante i tentativi di rianimazione e un intervento chirurgico d’urgenza, il piccolo è deceduto poco più tardi in ospedale. In seguito all’aggressione, l’anziana si è diretta verso il vicino Schützenmattpark e ha informato via SMS diverse persone e istituzioni di aver accoltellato un bambino. Poi si è presentata in procura.

Il 10 agosto il processo
Il Ministero pubblico renano ha chiuso l’inchiesta per omicidio lo scorso mese di dicembre. Il processo si apre il prossimo 10 agosto davanti al Tribunale penale di Basilea Città. Dall’atto d’accusa emerge che la donna ha pianificato meticolosamente il delitto. L’imputata, che per il rischio di recidiva si trova tuttora in detenzione preventiva, si è avvicinata al bambino da tergo, ferendolo con una pugnalata alla gola. Ha lasciato la scena del delitto dopo aver controllato che il piccolo fosse colpito a morte.

“Un disturbo delirante”
Secondo l’accusa, la donna soffre di una malattia delirante cronica: un disturbo sviluppato gradualmente a partire dal 1977 e che è stato diagnosticato da tre psichiatri. Il fattore scatenante sarebbero stati i problemi legali del suo partner, morto nel 1999, in cui sarebbe stata coinvolta. Nel 1992, la coppia era stata sfrattata con la forza da un appartamento di Allschwil (BL) ed era rimasta temporaneamente senza casa. Per più di 40 anni, l’imputata ha scritto lettere sempre più virulente alle autorità, chiedendo che le venissero restituiti i suoi beni. A partire dal 2002, le lettere, sempre più numerose, erano spesso accompagnate da minacce di morte.

La donna è cresciuta nel cantone di Lucerna e dopo una formazione come ausiliaria postale ha lavorato come impiegata a Basilea. Dagli Anni ‘80 era disoccupata e fino al giorno del delitto ha vissuto in un hotel di Basilea. A due riprese, nel 2003 e nel 2005, la donna è stata sottoposta a cure psichiatriche nell’ambito di una misura di una privazione della libertà a scopo di assistenza. Nei suoi confronti sono stati inoltre aperti diversi procedimenti per violenza e minaccia contro autorità e funzionari.

Un gesto pianificato da giorni
L’imputata avrebbe iniziato a pianificare il suo gesto tre giorni prima di quel 21 marzo, girovagando nel quartiere di Gotthelf “come una tigre”, secondo le dichiarazioni fatte agli inquirenti. Ha anche preparato le bozze de messaggini SMS da spedire dopo il delitto. Nella versione finale indicava che avrebbe ucciso un bambino. La perizia psichiatrica ordinata dal Ministero pubblico ha stabilito l’incapacità e la scemata imputabilità della donna, per la quale la pubblica accusa ha intenzione - come detto - di chiedere l’internamento.

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