Ancora divergenze sulla legge Covid
Il dossier torna agli Stati, i consiglieri nazionali vogliono aiutare gli indipendenti, maggiori fondi alla cultura e la consultazione di sindacati e patronato per l’applicazione di misure
di Keystone-ATS
Ancora divergenze sulla legge Covid
Foto Béatrice Devènes

Permangono ancora differenze importanti tra i due rami del parlamento in merito alla Legge Covid-19, norma elaborata per consentire anche in futuro al Consiglio federale di adottare quelle decisioni che s’impongono per far fronte alla pandemia di coronavirus. In particolare, il Consiglio nazionale ha ribadito oggi di voler aiutare i lavoratori indipendenti la cui attività è intralciata dalle misure di protezione stabilite dal governo e di prevedere anche finanziamenti a fondo perso per determinati settori colpiti duramente dal virus.

Indipendenti

La legge, 14 articoli in tutto e destinata ad entrare in vigore immediatamente, contempla la possibilità di concedere Indennità per perdita di guadagno (IPG) a quei lavoratori indipendenti la cui attività è stata intralciata dai provvedimenti governativi. Per gli Stati, un diritto agli aiuti andrebbe previsto solo se l’attività è stata interrotta del tutto, e non solo ridotta. Gli indipendenti che avrebbero diritto a un sostegno, secondo il Nazionale, non devono guadagnare più di 150 mila franchi l’anno e l’IPG concessa non deve superare i 196 franchi al giorno. Questa regola varrebbe fino al giugno 2021. Il plenum, poi, ha ribadito, a differenza degli Stati, di volere estendere la possibilità di chiedere il lavoro ridotto per i lavoratori su chiamata, per chi beneficia di un contratto a tempo determinato, per gli apprendisti e per chi è impiegato da una società di lavoro interinale.

Cultura e turismo

Circa gli aiuti alla cultura, il Nazionale ha ribadito, diversamente dagli Stati (e dalla proposta del Consiglio federale), di volere accrescere di 20 milioni di franchi a 100 milioni gli aiuti a questo settore. L’UDC e il PLR hanno difeso la versione della Camera dei cantoni, appellandosi al rigore finanziario. Per quanto attiene alle imprese attive nel settore del turismo, delle manifestazioni e servizi colpite duramente dal coronavirus, la legge prevede un sostegno finanziario per i casi di rigore o difficili, a patto però che i cantoni partecipino all’operazione. La sinistra avrebbe voluto inserire anche un sostegno alle strutture di accoglienza dell’infanzia, ma è stata battuta. La Camera dei popolo chiede anche la possibilità di finanziamenti a fondo perso per quelle imprese che si trovano in una situazione particolarmente delicata e che rischiano il fallimento.

Aiuto allo sport

Per quanto riguarda le società sportive, le camere sono d’accordo nel concedere prestiti rimborsabili in dieci anni. L’importo potrebbe arrivare fino ad un quarto dei costi operativi dei club per il 2018/2019. I club dovranno fornire garanzie fino al 25%. Rispetto agli Stati, il Nazionale vuole consentire alla Confederazione di concedere ai club relegazioni a un grado inferiore per i prestiti, e ciò per non spingere al fallimento i sodalizi sportivi.

Partner sociali da consultare

Il Consiglio nazionale, come gli Stati, ha stabilito che il governo debba consultare i cantoni prima di adottare decisioni per lottare contro il coronavirus che interessano le loro competenze, ma ribadito diversamente dai “senatori” la proposta di associare anche le organizzazioni mantello dei partner sociali. Al pari dei “senatori” non vuole però associare le associazioni dei comuni e delle città, una versione quest’ultima difesa, invano, oggi ancora dal campo rosso-verde.

Stranieri

Per quanto attiene alle misure riguardanti gli stranieri, le camere sono d’accordo sul principio che se il Consiglio federale limiterà l’entrata o il soggiorno di queste persone, dovrà escludere da questa disposizione il ricongiungimento familiare e l’entrata dei concubini, nonché dei loro figli. In caso di pandemia, i termini per l’allontanamento dei richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta dovranno essere allungati, così come anche per le persone ammesse provvisoriamente. Questa aggiunta voluta dagli Stati è stata approvata anche dal Nazionale, nonostante l’avversione dell’UDC. Per la maggioranza, non è sensato rinviare un persona nel suo paese di origine se in quest’ultimo è in corso una pandemia.

Frontalieri, favorire libera circolazione

Approvata anche la proposta, sempre formulata dai “senatori”, di obbligare il Consiglio federale ad adottare, in caso di chiusura delle frontiere, quei provvedimenti necessari per assicurare al meglio il diritto alla circolazione del lavoratori frontalieri e degli abitanti che hanno legami particolari - per esempio di parentela - nella zona di confine. Il Consiglio federale si è dichiarato d’accordo con questa aggiunta che i democentristi volevano stralciare, sostenendo che la tutela della salute viene prima della libera circolazione delle persone, come tra l’altro perorato la settimana scorsa agli Stati dal “senatore” Marco Chiesa (UDC/TI). Il dossier ritorna, nuovamente, agli Stati.

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