Un addio che sa di arrivederci
Dopo 6 stagioni Klasen saluta Lugano: "Ho un solo rimorso. Potevo restare in Svizzera ma..."
Redazione
Un addio che sa di arrivederci
Un addio che sa di arrivederci

Sei stagioni in bianconero, 301 partite, 281 punti, giocate d'alta scuola, tanti alti e qualche basso.Linus Klasen è uno di quegli stranieri che segna un'era. A Lugano, negli ultimi due decenni, solo due o tre elementi d'importazione hanno fatto altrettanto: Peltonen, Nummelin, Maneluk.

Certo, questi tre hanno vinto. Klasen no.

“È questo il più grande rimpianto – ci ha confidato il 34enne svedese – Fa male perchè in due circostanze (la finale del 2016 contro il Berna e quella del 2018 contro lo Zurigo, ndr.) abbiamo avuto la concreta possibilità di farlo. Alla fine però non ci siamo riusciti. Dispiace, dispiace tanto anche perchè credo che ci sia mancato davvero poco. Forse anche un po' di fortuna.”

Il “Barbarossa” se ne va così senza titoli ma carico di orogoglio per quanto fatto in riva al Ceresio.

“Sono triste che la mia ultima stagione sia finita così. In generale sono però fiero di quanto fatto. Mi sento fortunato per aver avuto l'occasione di giocare per 6 stagioni con la maglia del Lugano e per i suoi stupendi tifosi.”

Un addio quello ai bianconeri che non arriva come un fulmine a cielo sereno. Le avvisaglie nel corso dell'annata erano piuttosto chiare...

“Sì, è vero anche se nella mia testa la possibilità di restare ancora l'ho sempre avuta. Capisco però che l'hockey è un business. Oggi a Lugano si vuole prendere una nuova direzione. Lo rispetto. Vado via sapendo di aver sempre dato il massimo per la squadra e di aver, malgrado tutto, sempre prodotto gol e assist.”

Klasen va via, la sua famiglia no. Lui giocherà in Svezia per il Lulea. Moglie e figli resteranno invece in Ticino.

“Sarà strano ma è giusto così. Non sarò lontanto. I ragazzi a scuola vanno bene. Sono integrati benissimo e parlano alla grande l'italiano. Non avrebbe avuto senso portarli con me. Inoltre, se fra due anni cambio squadra, avrei dovuto spostarli di nuovo?”

Dalle sue parole traspare ancora una grandissima voglia di giocare hockey. Ma fino a quando?

“Con il Lulea almeno per le prossime due stagioni. Poi chissà... Voglio giocare finchè potrò, finché mi renderò conto di poter essere ancora competitivo ai massimi livelli. Penso di avere dentro di me ancora 4 o 5 anni di grande hockey. Sai perchè dico questo? Perchè il mio stile me lo permette. Gioco con le mani e con la testa. Due caratteristiche che non invechiano mai. Dovrò essere bravo a mantere le gambe in forma ma non vedo grossi problemi.”

Problemi che invece Klasen, secondo alcune voci, avrebbe avuto con qualche allenatore passato dalla Corner Arena...

“Si gioca in 20, si fa parte di una squadra. Se ci viene chiesto di giocare un determinato hockey, ognuno deve mettere le sue qualità all'interno del sistema. Ho sempre fatto quello che potevo. Sapete ancora una cosa? In quelle stagioni in cui eravamo diretti da quegli allenatori che si dice non andavo d'accordo, ho sempre fatto punti, gol e assist. Al netto degli infortuni ero sempre nei primi quattro posti della classifica marcatori della lega.”

Ma c'è un allenatore che Klasen riconosce come il migliore incontrato a Lugano? E un compagno?

“Parto dal compagno. Facile, facilissimo. È un mio amico ma è soprattutto un grandissimo giocatore. Sto parlando di Freddie Pettersson. Con lui ho vissuto due stagioni fantastiche.”

Va bene, ma l'allenatore?

(ride) Mettiamola così. Se da ognuno prendi la qualità migliore che possiede, esce un grande coach. (ride)

Capito... Cambiamo discorso. Klasen non ha mai pensato di restare in Svizzera a giocare. Qualche mese fa proprio noi avevamo parlato di un contatto con l'Ambrì...

“Non voglio entrare nei dettagli... Dico solo che ho avuto la possibilità di restare nel vostro campionato. Da luganese però non mi vedevo con un'altra maglia. Per il momento il mio capitolo da giocatore in Svizzera è chiuso.”

Un rapporto, quello con il nostro cantone, destinato comunque, presto o tardi, a riaprirsi...

“Lugano è la mia casa e spero che lo sarà anche una volta appesi i pattini al chiodo. La città, il club, la gente. Tutti mi hanno dato tantissimo. Grazie davvero, anche a voi media. Grazie per come mi avete seguito, trattato e supportato."