"Otto Luttrop era il simbolo del Grande Lugano"
Mauro Antonini ricorda l'amico scomparso, da quella magica punizione di Basilea al suo più grande cruccio
Redazione
"Otto Luttrop era il simbolo del Grande Lugano"
"Otto Luttrop era il simbolo del Grande Lugano"

Sta suscitando un'ondata di cordoglio in tutto il Ticino, e non solo, la notizia del decesso all'età di 78 anni di colui che è stato definito il più forte calciatore che abbia mai giocato nel nostro Cantone, il tedesco Otto Luttrop.

Tra i vari amici che hanno voluto ricordarlo c'è anche il giornalista di TeleTicino Mauro Antonini, uno che "Atom-Otto" ha avuto modo di ammirarlo già da bambino, dagli spalti, e poi di approfondire la conoscenza a livello personale grazie alla sua professione.

Antonini ricorda che ancora negli ultimi anni, "quando lo incontravo a Lugano mi bloccava e mi teneva a disegnare schemi, a scambiare opinioni. Non ha mai perso la passione per il calcio, al contrario."

"Otto Luttrop giunse a Lugano negli anni '60 dalla Germania, dal Monaco 1860" ricorda il giornalista di TeleTicino. "Era nel giro della nazionale tedesca che avrebbe dovuto andare ai Mondiali del 1966 in Inghilterra, ma poi ebbe un grosso problema con un arbitro, venne squalificato e perse la nazionale, nonostante fosse uno dei più forti centrocampisti dell'epoca. L'anno seguente venne a Lugano, con il quale vinse la coppa Svizzera del 1968, battendo in finale 2-1 il Winterthur."

"Quell'anno il Lugano lottò anche per vincere il titolo, ma in un memorabile spareggio a tre post-campionato contro Zurigo e Grasshopper perse entrambe le partite e quindi non arrivò a vincere il titolo" racconta ancora Antonini, che cita quindi una semifinale di Coppa Svizzera contro il Basilea. "Nella partita al San Giacomo lui fece un gol su punizione praticamente da 30 metri, da destra a sinistra, battendo il mitico portiere del Basilea Marcel Kunz, deceduto pochi mesi fa. Una punizione che lasciò tutti i 54'000 spettatori a bocca aperta."

Antonini racconta un altro aneddoto. "Quando andavo a Cornaredo, dove c'erano 15'000 spettatori, quando Luttrop tirava le punizioni noi bambini andavamo dietro alla porta avversaria perché sapevamo che avrebbe potuto segnare un goal, grazie al suo tiro molto potente. E, per nostra gioia, molto spesso ci riusciva."

Luttrop continuò quindi per alcuni anni nel FC Lugano e infine concluse la carriera al Chiasso, dove diventò giocatore-allenatore. "Nella stagione '77-'78 portò il Chiasso in Serie A, battendo in un'indimenticabile partita di campionato il suo ex Lugano in casa, anche lì davanti a una marea di spettatori. Poi è diventato allenatore a tutti gli effetti, ma non ha avuto la stessa fortuna che ha avuto come giocatore."

"Anche dopo il ritiro non mancava una partita a Cornaredo, lo vedevi anche a Locarno, Chiasso, Bellinzona" racconta ancora Antonini. "Poi è diventato procuratore di giocatori. È stato lui a portare, ad esempio, Mario Gavranovic e Saulo De Carli in Germania."

Il giornalista di TeleTicino ribadisce che il purtroppo compianto Luttrop "ha segnato un'epoca, i bellissimi anni '60. Lui era il simbolo del Lugano ancorché aveva un carattere testardo e tante volte per questo suo carattere non si faceva capire. Però era una persona bonaria."

"Il suo grande cruccio" conclude Antonini, "è che la dirigenza del Lugano non l'ha mai chiamato per fargli ricoprire un incarico in società."

AS