Slopestyle
La rivoluzione dei funamboli della Mtb “per garantire il futuro dello sport”
© Instagram - LucasHuppert
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Andrea Scolari
18 giorni fa
I maggiori esponenti mondiali della categoria “slopestyle” hanno deciso di non partecipare alla prima gara dell’anno, il Crankworx dello scorso 24 marzo a Rotorua (Nuova Zelanda). “Vogliamo garantire un futuro stabile e sostenibile al nostro sport”.

“United for slopestyle”. Con questo motto i maggiori esponenti mondiali della categoria, quelli che con la bici fanno salti mortali e tanto altro per intenderci, hanno deciso di incrociare le braccia lo scorso 24 marzo al Crankworx di Rotorua, in Nuova Zelanda, e lottare “per garantire il futuro del loro sport”. Tra questi atleti anche il rossocrociato Lucas Huppert, 24enne di Zurigo. Una decisione, viene spiegata, “presa per garantire il raggiungimento di uno standard minimo per quanto riguarda il benessere degli sportivi, la loro sicurezza, il loro compenso, ma anche per quanto riguarda il processo decisionale”.

Testa: "Ci siamo battuti come guerrieri per il bene del nostro sport"

"È storia". Così l'atleta italiano Torquato Testa racconta sul proprio canale YouTube quando successo in Nuova Zelanda. "Ci siamo battuti come guerrieri senza mollare niente. Ne va del bene del nostro sport. Non è un giorno felice come atleti, ma siamo riusciti ad arrivare a un punto mai raggiunto prima. È quello che serve al nostro sport per crescere in questo momento", continua a spiegare "Toto", questo il suo soprannome.

"Spesso ci chiediamo perché siamo qui"

Gli atleti "si sono sempre lamentati con il Crankworx per quanto riguarda l'organizzazione dell'evento, tra premi in denaro bassi e spese per parteciparvi. Gareggiamo perché amiamo lo sport e ci piace competere, ma quando discutiamo con l'organizzazione per rivendicare le nostre posizioni non ci sentiamo mai ascoltati completamente".

Dal secondo classificato "l'atleta ci rimette soldi"

A partire dall'edizione 2024, continua Testa, "sono state introdotto nuove regole: l'hotel non era pagato alle riserve, giovani atleti magari senza sponsor che non sono famosi e stanno entrando nel tour. Inoltre noi dobbiamo sempre pagare il volo per raggiungere le varie destinazioni". Questo, calcolando che "non c'è nessun compenso se non un premio in denaro per chi concludere bene la gara". Qui l'atleta fa un pratico esempio che rende l'idea di quanto entra effettivamente nelle tasche di questi sportivi. "Quando una persona vede un assegno da 20mila dollari neozelandesi non capisce che c'è una trattenuta del 30% nel paese in cui vengono vinti, in questo caso in Nuova Zelanda, e poi ci sono le tasse del proprio paese. In Italia, con un rapido calcolo, al netto delle tasse restano 6mila euro, da cui vanno ancora tolti i soldi per il volo e il vitto. Al netto di tutto, se vincessi la competizione più grande al mondo del nostro sport, mi rimarrebbero 3mila euro".

L'Organizzazione: "Rispettiamo la decisione degli atleti"

I concorrenti maschi dell'evento, si legge nel comunicato stampa dell'Organizzazione, "hanno deciso di non partecipare alla competizione dopo una serie di trattative volte a soddisfare le richieste degli atleti. Rispettiamo la loro decisione e confermiamo la nostra volontà nel promuovere un ambiente positivo e solidale per tutti. Alcuni atleti ritengono di non essere stati ascoltati per quanto riguarda le decisioni inerenti lo svolgimento della gara in base a determinate condizioni meteo e alla costruzione del tracciato. Inoltre, nonostante un montepremi aumentato del 10% dal 2023 al 2024 per il Crankworx Rotorua e altre tappe del Tour, hanno chiesto l'istitzione di una tassa di apparizione per tutti i partecipanti e un incremento dei premi in denaro per tutte le competizioni. Come Organizzazione abbiamo acconsentito a un ulteriore aumento del montepremi per questa gara, incrementandolo del 37% rispetto alla scorsa edizione, ma dopo l'offerta è stata rifiutata. Dato il contesto in cui operiamo non possiamo -al momento- dare seguito alle richieste degli atleti".