Stagione 20/21: mascherine, no a trasferte e posti in piedi
Queste le proposte della Swiss Football League in vista della prossima stagione calcistica per arrivare a un 50% di capienza: “in gioco la sopravvivenza dello sport”
di MJ
Stagione 20/21: mascherine, no a trasferte e posti in piedi
Foto CdT/ Chiara Zocchetti

Per aumentare il numero di persone che parteciperanno alle partite di calcio nella stagione 2020/21, che avrà inizio l’11 settembre, la Lega Svizzera di Calcio (SFL) sta “lavorando intensamente” su una strategia di protezione che include mascherine obbligatorie, niente tifosi in trasferta e niente posti in piedi negli stadi per le partite della Raiffeisen Super League. L’obiettivo, scrive la stessa Lega, è quello di permettere ai club di sopravvivere economicamente: utilizzando queste misure, si legge, si potrebbe forse arrivare ad usare il 50% della capacità effettiva di ogni stadio.

Recuperare le perdite
Aumentare la capienza è un tentativo di rientrare dalle perdite generate dall’emergenza coronavirus, in particolare visto il divieto per gli eventi sopra 1’000 persone del Consiglio federale che, scrive la SFL, “ha scosso le fondamenta stesse del calcio in Svizzera. Le principali fonte di reddito - le entrate provenienti da biglietteria, catering e clienti VIP il giorno della partita - sono crollate nel corso di una notte”. Non ha migliorato la situazione, scrive la Lega, il permesso di svolgere partite fino a 1’000 partecipanti dal 19 giugno 2020, che anzi ha generato altri costi: “se il reddito necessario non fosse disponibile, molte società di calcio saranno presto minacciate di insolvenza”.

“Tutti i club devono sopravvivere”
L’obiettivo finale, scrive la SFL, è che tutti i club sopravvivano alla pandemia di Covid-19. Tuttavia, “se le attuali restrizioni sul numero di tifosi negli stadi non saranno allentate, molte squadre di calcio non sopravviveranno”. Di conseguenza, verranno intaccate anche le molte istituzioni e settori che dipendono direttamente o indirettamente dal calcio professionistico. “Non sono in gioco solo 3000 posti di lavoro”, conclude la Lega, “ma anche una parte importante della nostra cultura svizzera”.

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