Picco di contagi Delta, ombra sulle finali di Euro2020
I 16’000 casi registrati oggi in Inghilterra, record dal 6 febbraio, fanno temere per la finale di Wembley
di Keystone-ATS/MJ
Picco di contagi Delta, ombra sulle finali di Euro2020
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Si allunga l’ombra dei contagi innescati dalla variante Delta - ultima mutazione aggressiva del Covid, importata questa volta dall’India - sulla festa delle semifinali e della finale di Euro2020 in programma, salvo ripensamenti, a Wembley.

Una scelta, quella dello stadio londinese, difesa con baldanza dal governo britannico di Boris Johnson e confermata finora senza se e senza ma dalla stessa Uefa; ma che fa discutere in altre capitali europee sullo sfondo del rimbalzo sempre più evidente dei casi d’infezione registrati nel Regno Unito in queste settimane.

Le ultime indicazioni segnalano che in realtà il ceppo indiano appare destinato inevitabilmente a diffondersi anche altrove in Europa e nel mondo; fino a coprire - previsioni dei ricercatori alla mano - il 90% dei contagi di tutti Paesi Ue entro agosto. Mentre l’unico elemento da verificare sarà quello dell’effetto barriera che si spera garantito dall’accelerazione dei vaccini almeno rispetto alle infezioni gravi o al numero dei morti.

Resta tuttavia il fatto che l’isola continua per il momento a tirare la volata a questo nuovo nemico minaccioso nel Vecchio Continente: con altri 16.703 casi censiti nelle ultime 24 ore, picco assoluto dal 6 febbraio. Si tratta di una cifra che per adesso non trova un corrispettivo nell’incremento - decisamente più limitato - di ricoveri ospedalieri e decessi in un Paese arrivato al record europeo di quasi 76 milioni di vaccini somministrati, con il 60,6% della popolazione adulta interamente immunizzato e quasi l’83% raggiunto almeno dalla prima dose.

Ma comunque di una tendenza da tenere d’occhio, e che suscita allerte e cautele diffuse fra gli esperti, quanto meno sino a quando non saranno valutati i dati della prossima settimana: quando potrebbe essere troppo tardi per correggere il tiro sulle decisioni relative all’organizzazione del grande show degli Europei di calcio.

Ecco quindi spiegati gli appelli di Angela Merkel, e di Mario Draghi prima di lei, per un ripensamento hic et nunc sulla scelta di Londra. Tanto più che il governo Johnson - prudentissimo sul fronte delle restrizioni in materia di viaggi oltre Manica con partenza dal Regno, tuttora di fatto sconsigliati e sottoposti a severi obblighi di quarantena al rientro, eccezion fatta per una sparuta lista verde di destinazioni esentate che in Europa comprende solo Islanda e Gibilterra - per Euro2020 ha improvvisamente stabilito invece di allargare le maglie.

Non solo aprendo le porte all’arrivo dall’estero di qualche migliaio di dirigenti, vip, accompagnatori e giornalisti in vista della fase finale - come chiesto dall’Uefa - seppure confinati in una bolla che dovrebbe impedire qualunque contatto con i residenti fra il momento dello sbarco negli aeroporti e l’arrivo nel settore separato dello stadio loro riservato. Ma annunciando altresì l’ampliamento del via libera da 40.000 a ben 60.000 spettatori autoctoni a Wembley a partire dalle semifinali.

Una folla senza precedenti negli ultimi 15 mesi che se mai dovesse incubare un qualche nuovo focolaio potrebbe scatenare davvero un effetto moltiplicatore esponenziale. Dalle conseguenze imprevedibili, prima del completamento definitivo della campagna vaccinale.

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