“Non si può fare un torneo a sei squadre”
Anche Andrea Agnelli getta la spugna sulla Superlega in un’intervista alla Reuters, dove dà la colpa del fallimento principalmente all’intromissione della Premier League e del Governo inglese
di MJ
“Non si può fare un torneo a sei squadre”
Foto Shutterstock

Alla fine anche Andrea Agnelli, presidente della Juventus e alla testa del progetto Superlega, ha ammesso la sconfitta dopo il ritiro dei 6 club inglesi coinvolti (oltre che dell’Inter), a seguito del malumori di tifosi, Uefa e mondo politico. Questo nonostante proprio ieri avesse affermato che il progetto era un “patto di sangue” e che sarebbe andato avanti, costi quel che costi. Interrogato dall’agenzia Reuters infatti, alla domanda se il progetto potrà continuare, ha risposto: “Per essere franco e onesto no, evidentemente non è il caso”. Agnelli ha anche aggiunto di restare convinto della bontà del progetto e di aver ricevuto innumerevoli richieste di partecipazione di diversi altri club, ma che non si può fare un torneo a sei squadre.

Nell’intervista Agnelli ha inoltre imputato il fallimento principalmente alla pressione della Premier League sui club inglesi e a Boris Johnson, che aveva ipotizzato misure politiche per impedire la scissione. Per quanto riguarda i metodi, per i quali è stato accusato di “tradimento e falsità” dal Presidente della UEFA Alexander Ceferin, Agnelli ha chiesto retoricamente se ci fossero altri modi per metterlo in pratica, aggiungendo che “non penso che il nostro settore sia particolarmente sincero, degno di fiducia o affidabile in generale”. A seguito del collasso della Superlega, il titolo della Juventus è crollato in Borsa, con un -10% in apertura dopo che lunedì aveva raggiunto il suo massimo (0,911 euro) da settembre 2020.

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