Calcio, Denti: “Situazione sconcertante”
Il presidente dell’Ordine dei medici ribadisce la sua idea: “Bisognava chiudere il campionato”. I giocatori dell’Fc Lugano: “Dovrebbero testarci tutti”
Redazione
Calcio, Denti: “Situazione sconcertante”

Il coronavirus ha messo alle strette anche lo sport e il calcio nello specifico. Nelle ultime settimane, infatti, i riflettori sono tutti puntati sul campionato di SuperLeague e sui giocatori risultati positivi al tampone del Covid-19. Prima lo Zurigo, che ha successivamente messo in quarantena tutta la squadra e lo staff, poi un giocatore dello Xamax Neuchâtel risultato positivo ma valutato “non contagioso” dal medico cantonale neocastellano. Una situazione, questa, che non piace ai giocatori del Lugano per cui a margine del match si sono lamentati di non essere sottoposti (tutti) al test per il nuovo virus. Ma non solo i giocatori. Anche Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici, si dice sconcertato dalla gestione. “Bisognava chiudere il campionato”, ha ribadito in diretta durante il TgEstate di Teleticino.

È possibile che un giocatore che ha contratto il virus sia definito come ‘non attualmente contagioso’?
“Non abbiamo spiegazioni più dettagliate di quanto deciso dal medico cantonale neocastellano. Sulla base del comunicato stampa ricevuto effettivamente la situazione è un po’ sconcertante.

È sempre stato contrario alla ripresa del campionato, questa situazione le sta dando ragione. Si è forse sottovalutato il rientro?
“Non è questione di aver ragione. Quello che si sta manifestando a livello di SuperLeague è un dilettantismo importante da parte della federazione. Probabilmente non c’era neanche il tempo necessario per mettere in atto un piano di protezione dettagliato. Comunque, evidentemente non bisognava iniziare la stagione, bisognava chiudere il campionato e concentrarsi sulle misure di accompagnamento per la nuova stagione. Quello che sta succedendo, sia in SuperLeague che nel calcio minore, è un po’ come scoprire l’acqua calda”.

Pensa che da quanto sta succedendo in queste settimane si potranno trarre degli insegnamenti per la prossima stagione o si continuerà a navigare a vista?
“A me come medico interessa prima la tutela dei giocatori e nella discussione mediatica la loro voce è mancata. Lo sport è fatto per migliorare lo stato di salute, ma mi sembra che in questa situazione non ci siano le condizioni ideali per far svolgere le partite. Ricordo che contrarre un’infezione da Covid, se questa si manifesta come polmonite non solo si compromette la stagione del giocatore ma potrebbe comprometterne anche la carriera. Mi sembra un azzardo eccessivo”.

Ai giocatori è stato detto ‘torniamo pure a giocare, seguiremo le orme di quanto fatto in Bundesliga’, pur sapendo che non ci sarebbero stati controlli a tappeto con i tamponi. Come si spiega la situazione? È una questione economica?
“Non credo sia una questione economica, credo fosse una questione di tempistiche. Avevano fretta di iniziare la stagione e non hanno pensato a un piano pandemico completo per mettere in sicurezza la salute dei giocatori. Fare i tamponi non è di sicuro un problema economico, ricordo che proprio di recente la Confederazione ha sottoposto a tampone 12’000 reclute. La federazione calcistica si è rivelata molto dilettantistica nella gestione di questa pandemia e mi sembra che le decisioni che sta prendendo adesso confermino quanto detto”.

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