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"Calcio ticinese troppo condizionato da situazioni extra-sportive"
"Calcio ticinese troppo condizionato da situazioni extra-sportive"
"Calcio ticinese troppo condizionato da situazioni extra-sportive"
Redazione
6 anni fa
Davide Morandi: "Si devono mettere da parte le diatribe personali e fare in modo che il calcio ticinese possa continuare a formare giocatori di livello"

Nuova sfida per l’ex responsabile tecnico della FTC, Davide Morandi, che da luglio è il nuovo supervisore Footeco Locarnese del Team Ticino.Con che spirito affronti questa nuova avventura e come vedi questo tuo nuovo ruolo?Chiaramente con lo spirito con quale ho sempre affrontato questi tipi di avventure, soprattutto quando ho a che fare con i giovani, ragazzi in formazione che vedono in te un punto di riferimento importante. Ma il compito in questo momento non è quello di allenare ma di essere un supporto per gli allenatori, per la struttura e fare in modo che ci sia un buon ambiente di lavoro e una giusta miscela tra la mia esperienza e l’entusiasmo dei giovani che si stanno pian piano affacciando a questo mondo.Raccontaci il tuo percorso come giocatore.È un percorso abbastanza lineare ma al contempo tortuoso perché ho iniziato a giocare a calcio molto tardi, a 11 anni. Un tempo non si iniziava a quattro anni e mezzo con la scuola calcio. Ho iniziato subito nelle giovanili del Locarno con compagni di squadra che hanno fatto anche un po’ la storia del calcio ticinese perché comunque con me c'erano giocatori come William Fornera, Michele Nicora e altri che sono rimasti un punto di riferimento per tutto il movimento, soprattutto del locarnese. Dopo tutta la trafila ho avuto la fortuna di poter esordire a 17 anni segnando 2 reti in quel Bienne da titolare, in un calcio che era completamente differente, c’era un seguito e un interesse da parte del pubblico della regione del locarnese assoluto.E quello come allenatore?Tutto è nato perché io amavo allenare i bambini, mi divertivo con i ragazzi e facevo già la scuola calcio. Tra di loro ricordo uno dei miei allievi, Giona Morinini che attualmente è lo psicologo del Team Ticino. Mentre suo padre è stato mio allenatore. In seguito, per una promessa fatta a un mio collega di lavoro, allenai il Someo per due anni e per 4 il Maggia. A seguire ci fu il Malcantone e l’Arbedo e due anni bellissimi in quel di Biasca, dove sfiorammo la promozione in Challenge League. Quindi arrivo al Team Ticino per due anni continuando la mia formazione con quelle che, a mio modo di vedere, sono state le due tra le migliori annate del calcio ticinese i '91/'92. Dopo l’esperienza del Team Ticino sono stato chiamato per le ultime due giornate del FC Locarno che rischiava la retrocessione, salvezza e altre due stagioni in Challenge League, con la seconda assolutamente da incorniciare per risultati e qualità del gioco espresso dai giocatori. A seguito della buona stagione arrivò la chiamata del Lugano, purtroppo non andata bene a sancire la fine della mia carriera da allenatore tra i professionisti.Visto la tua grande esperienza, cosa ne pensi del calcio Ticinese?Penso che nel calcio ticinese ci siano troppi condizionamenti extra-calcio e situazioni irrisolte che non fanno bene. Esistono varie tipologie di pensiero che hanno tutte un obiettivo comune ma che purtroppo vivono a compartimenti stagni. Adesso si devono assolutamente mettere da parte le diatribe personali e fare in modo che il calcio ticinese possa continuare e forgiare e formare giocatori di livello, avviene ma con troppe energie utilizzate a mediare e non a lavorare per il vero obiettivo. Resto dell'avviso che in Ticino abbiamo al massimo 10/12 giocatori per annata che ti permettono di lottare a livello Svizzero, oltre siamo in presenza di “miracoli”.Come allenatore ci sono dei sacrifici da fare, pensando alla vita privata?Ce ne sono tantissimi. Mi ricordo quando ero al Biasca partivo immediatamente dopo l’allenamento per arrivare a casa in tempo per salutare mio figlio più piccolo prima che si addormentasse. Penso di aver inseguito il mio sogno, anche se non l'ho raggiunto del tutto. E sicuramente il mio interesse è andato a discapito del vivere i miei figli e della mia famiglia.Che cosa vuoi trasmettere ai giovani giocatori?Ai giovani d'oggi bisogna trasmettere un sentimento un po’ più combattivo e consapevole; per ottenere qualcosa bisogna veramente investirsi molto. Anche se si fanno 220/230 allenamenti non significa necessariamente investire, dato che il più delle volte significa solo partecipare e questo non va bene. Credo che quando tu scegli una strada di questo genere devi assolutamente dare tutto per raggiungere il tuo obiettivo.Cosa ne pensi della Nazionale Svizzera?La nazionale Svizzera è l'immagine della nostra Nazione che è multiculturale, multilingue e che nei momenti importanti riesce a consolidarsi, ma appena arrivano degli spifferi di difficoltà ecco che tutto questo ci pone in una posizione di svantaggio. Se penso a grandi Nazioni calcistiche come la Spagna, loro parlano e comunicano in una sola lingua. Mi è piaciuto molto sentire l'allenatore della squadra spagnola di basket parlare in spagnolo e non in inglese (lingua utilizzata praticamente da tutti). Inoltre credo che la nazionale Svizzera sia gestita in modo professionale e ottimale ma deve convivere di tantissima gelosia e in primis di una mancanza di rispetto del lavoro altrui in certe situazioni e penso che questo sia il nostro problema principale. Troppe polemiche montate ad arte e strumentalizzate.Come sta il calcio svizzero?Il calcio svizzero ultimante vive male le rivoluzioni in atto nel calcio, se il ranking UEFA dovesse rimanere questo, noi a partire dalla prossima stagione ci possiamo scordare la Champions League e la guarderemmo solo alla televisione, e questo renderà il campionato svizzero meno appetibile sul piano economico. Il calcio è diventato un business incredibile nel quale la Svizzera andando avanti cosi rischia di avere un ruolo molto marginale. Sta ai dirigenti attuali di tutte le squadre di Super League fare investimenti importanti per raggiungere l'Europa, senza questi sarà complicato issarsi a protagonisti. Reperire giocatori di qualità a prezzi “modici” è quasi sempre una scommessa e i dirigenti svizzeri devono veramente anticipare la concorrenza e diventare grandissimi scopritori di talenti.Davide Di Giulio

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