Stefano Dias - Aerei per proteggere lo spazio aereo e garantire sicurezza
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Nell’ultimo dibattito televisivo in vista delle votazioni federali del 27 settembre sugli aerei da combattimento, si è notato bene come il fronte del NO stia bleffando. La co-presidente del PS Ticinese e segretario politico del Gruppo per una Svizzera senza esercito, Laura Riget, ha confermato con il sorriso in faccia che l’obiettivo è lo smantellamento di ogni forma di esercito in Svizzera. Laura Riget usa la definizione di diritto internazionale solo quando le fa comodo, nel suo articolo del 15 novembre 2018 il titolo diceva: “il diritto internazionale: democratico o imposto?” e scriveva la seguente frase: “Firmare un contratto internazionale non significa perdere la propria autodeterminazione e sovranità, significa anzi esercitarla”. Bene allora guardiamo alla convenzione relativa all’aviazione civile internazionale entrata in vigore in Svizzera il 4 aprile 1947 che dice: “Gli Stati contraenti riconoscono che ogni Stato ha la sovranità piena ed esclusiva sullo spazio aereo al disopra del suo territorio.” Ma perché l’esercito non può esercitare questo accordo internazionale senza che vi siano sempre i bastoni fra le ali?

Il progetto Air2030 è chiaro e bilanciato per le esigenze della Svizzera, ma se non credete a me o agli esperti del DDPS, la consigliera federale Viola Amherd ha chiesto un ulteriore analisi a uno specialista indipendente. Claude Nicollier, che ha studiato fisica prima di diventare astronauta e professore al politecnico di Losanna, ha presentato il documento “Avis indépendant sur le rapport du groupe d’experts Avenir de la défense aérienee” in aprile 2019. All’interno del documento spiega molto bene che la politica ha perso 15 anni e che siamo oltremodo in ritardo, se il progetto Air2030 non si realizzerà questo significherà la fine della polizia aerea nei nostri cieli dopo il 2030, andando a violare una convenzione internazionale e dipendendo da altre nazioni. L’acquisizione di un aereo da combattimento in Svizzera resta una sfida di alto livello che forse tocca i limiti della democrazia diretta e si potrebbe dire che non sarà mai il momento giusto. Sarà sempre molto costoso e politicamente molto difficile.

Lo spazio aereo svizzero è nel cuore dell’Europa e ci sono numerosi incroci nelle due aerovie che ci attraversano, generando ogni giorno dai 3500 ai 5000 sorvoli. Attraverso la polizia aerea la Svizzera deve poter proteggere il proprio spazio aereo in maniera appropriata e indipendente, come fanno tutti i nostri vicini e anche paesi insospettabili come l’Islanda. L’astronauta svizzero parla anche delle minacce, sono meno visibili ma la tensione è più diffusa, incerta, più complessa e più ambigua, i rischi e le minacce non hanno più realmente confini. La sicurezza è come la salute. Quando ce l’hai, non ci pensi davvero. Ma quando non ce l’hai più, tutto, assolutamente tutto dipenderà da quello e lo abbiamo provato sulla nostra pelle negli ultimi mesi. E chi sta leggendo comprenderà facilmente che nessuno sarà in grado di prevedere la propria salute per i prossimi quarant’anni a venire.

La Svizzera ha la reputazione di uno stato stabile e prevedibile, è dunque indispensabile investire nella sicurezza. Nessuno può prevedere oggi come si evolverà il contesto di sicurezza della Svizzera e in che forma si svolgeranno i conflitti armati. Tuttavia, è chiaro che gli Stati Uniti, la Russia e la maggior parte degli stati europei investiranno nei prossimi anni somme considerevoli nella modernizzazione del loro potenziale di guerra aerea, ciò mostra chiaramente che questo potenziale rimarrà importante dal punto di vista militare anche nei decenni a venire e che queste acquisizioni consentiranno di mantenere la libertà di azione in quest’area.

Per tutte questi motivi il prossimo 27 settembre chi è a favore di una Svizzera sicura e indipendente deve votare Sì.

Stefano Dias – vicepresidente Verdi Liberali Ticino e Controllore del traffico aereo

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