Rete Due - Grazie!
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È con perplessità frammista a commozione che abbiamo finora seguito il dibattito pubblico avviato da La Regione Ticino, lo scorso 5 dicembre, attorno al futuro di Rete Due. Un dibattito che per la nostra realtà ha assunto proporzioni inusitate e inimmaginabili: per il numero di voci che a vario titolo si sono pronunciate; per la loro autorevolezza; per il moto popolare che ha trovato espressione spontanea attraverso una raccolta di firme senza precedenti; per un’interpellanza all’Assemblea federale partita dal Consiglio degli Stati. Questo sostegno ci commuove e ci onora, e rende giustizia al valore di un’idea di lavoro e di cultura che ha fatto la nostra storia, la storia della RSI, la storia della Svizzera italiana.

La ridefinizione dell’offerta radiofonica dell’azienda affidata al progetto Lyra implica, allo stato dei lavori, con l’annunciata riduzione dei contributi parlati al 10%, lo smantellamento dell’approfondimento culturale così come lo conosciamo e così come è garantito dalla vigente concessione radiotelevisiva del Consiglio federale alla SSR-SRG RSI. Ma, bene al di là delle incognite per il nostro lavoro che il progetto Lyra inevitabilmente presenta, se siamo perplessi è perché l’attuale situazione riflette un disinvestimento della SSR-SRG RSI verso l’offerta culturale che parte da lontano e che non accenna a fermarsi, né sul piano quantitativo né su quello qualitativo, e questo malgrado il plebiscito per il servizio pubblico sancito dal rifiuto dell’iniziativa “No-Billag” il 4 marzo

2018: a conferma basterebbe confrontare i palinsesti radiotelevisivi dell’ultimo decennio (l’investimento nel web non è ancora significativo). Se invece limitiamo la materia di osservazione al maggior vettore culturale della RSI, nel solo periodo 2016-2020 Rete Due ha affrontato i licenziamenti e i prepensionamenti forzati del 2016, che hanno causato un’emorragia di personale e di posti di lavoro non ancora cessata, con conseguenze dirette sull’offerta e sulla modalità di fruizione dei programmi; la rinuncia all’Orchestra della Svizzera italiana, al Coro della Radiotelevisione Svizzera e a I Barocchisti; e la recente fusione dei dipartimenti Cultura e Intrattenimento, di cui il progetto Lyra è la prima, importante emanazione.

A giustificazione, la direzione della SSR-SRG RSI ha sempre impugnato due argomenti inconfutabili, l’epocale mutamento in atto del mondo massmediatico e la concomitante, inesausta riduzione delle entrate pubblicitarie, che grava sugli ancora cospicui proventi del canone radiotelevisivo. Se, però, siamo perplessi è anche perché le dichiarazioni della direzione della RSI rilasciate a mezzi pubblici e privati tradiscono da una parte la volontà di sottrarre l’azienda alla fondamentale riflessione sulle responsabilità del proprio agire nel campo culturale, e dall’altra il tentativo di isolare Rete Due all’interno della stessa azienda, ponendola sul podio di chi, ora, agirebbe per mero elitarismo ideologico.

Dalla sua fondazione, nei primi anni ’80, Rete Due si è sempre e unicamente mossa nell’alveo della divulgazione e della produzione di cultura, in ottemperanza al mandato della concessione radiotelevisiva che pone al centro dei suoi compiti l’approfondimento culturale, dando voce a quegli attori che, in Svizzera e all’estero, attraverso la cultura si esprimono, con particolare attenzione alla tutela dell’italianità nazionale. Rete Due si è sempre considerata, collegialmente, parte integrante della RSI e dell’offerta della RSI.

Per questi motivi Rete Due fa proprie le preoccupazioni e le richieste espresse il 16 dicembre scorso dal Comitato del Consiglio regionale della CORSI e desidera esprimere la propria riconoscenza a chi in queste settimane, apprezzandone il lavoro, l’ha sostenuta e continua a farlo.

Grazie!

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