Piergiuseppe Vescovi - 1917: I bisogni del Ticino
Piergiuseppe Vescovi - 1917: I bisogni del Ticino
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Care amiche e cari amici

Nel giorno dell’immacolata, costretto a casa dalla copiosa nevicata, ho preso in mano un importante testo, che mi giunge dai miei avi, le Pagine scelte di Brenno Bertoni. Nato nel 1860, bleniese, avvocato, grande giornalista, professore, illustre politico liberale, magistrato, deputato al Gran Consiglio al Consiglio Nazionale e agli Stati, uomo di vasta e profonda cultura. Difficile riassumerne le qualità: egli amava definirsi un “originale”, nel senso che faticava a seguire la disciplina di partito, preferiva giudicare da sé, agire secondo il personale convincimento, mettersi fuori dalle opinioni dominanti e quando necessario andare contro corrente.

Grande carattere d’indipendenza, profonda devozione per la cosa pubblica, laboriosità e disinteresse, amore per le tradizioni e la cultura. Impersonava insomma quelle qualità e quel modo di porsi che oggi, indipendentemente dagli orientamenti politici, fatichiamo a ritrovare. E allora invito tutti a riscoprirlo un poco: non può che far bene ed arricchire lo spirito.

Per illustrare quanto il suo pensiero possa a distanza di un secolo essere ancora attuale, riporto un passo di una sua conferenza tenuta nel1917 alla Società svizzera dei commercianti sul tema “I bisogni del Ticino”.

“...Noi abbiamo bisogno soltanto di poter curare le nostre industrie, i nostri commerci, di poter compiere la grande opera patriottica di frenare il flusso della nostra emigrazione, se vogliamo diminuire l’influsso di un’eccessiva immigrazione. Nel Cantone Ticino l’immigrazione nell’ultimo mezzo secolo è immensa, sono quasi 50’000 sopra 150’000 gli stranieri che hanno trovato lavoro ed occupazione e domicilio nel Cantone; inquantochè agli stranieri portati dalle statistiche dobbiamo aggiungere le molte altre migliaia di stranieri che in questi ultimi 30 o 40 anni sono stati naturalizzati. E intanto migliaia di ticinesi vanno a portare la loro gioventù, la loro energia, la loro forza nelle Americhe, nella Francia, nell’Inghilterra, in Italia.

In questo scambio di forze attive del Ticino, che sono emigrate perchè le condizioni del mercato ticinese erano inferiori alle loro esigenze e che sono state sostituite da elementi del di fuori, abbiamo perduto milioni e milioni, economicamente, non solo, ma anche il più bel sangue, il più bel vigore della nostra schiatta, della nostra stirpe e della nostra razza locale.

Ora quello di cui abbiamo bisogno per fronteggiare la penetrazione di una eccessiva immigrazione straniera è soltanto di trovare occupazione al ticinese nel Canton Ticino. Trovare nel Cantone il lavoro che il ticinese cerca altrove dev’essere il compito di ogni beninteso sforzo patriottico...”

Con l’augurio che in questo momento di grande ebbrezza aperturista la politica possa riconsiderare almeno un poco i propri orizzonti e, assieme al mondo imprenditoriale, ritrovare amore e attenzione per la nostra nazione e il nostro popolo vi saluto cordialmente.

Piergiuseppe Vescovi
Economista

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