Martino Rossi - Lugano Airport: non un campo da golf ma…
Redazione

Era il 29 marzo 2013: “Questo è un giorno storico per l’Aeroporto di Lugano”. Cosa era successo per stimolare l’entusiasmo del direttor Sozzi? Sentiamolo: “Con l’inizio dei voli di linea su Vienna e con la reintroduzione del volo su Roma, l’aeroporto di Lugano compie un significativo passo in avanti in un piano di sviluppo sempre più aperto verso mercati che da sempre guardano al Cantone Ticino …”. Cinque mesi dopo, Minoan Air, che operava il volo su Vienna e su Roma (abbandonato da Darwin Airlines perché “non redditizio”), si ritira completamente da Lugano, dopo aver comunicato pochi giorni prima che stava pianificando una nuova linea per Parigi. E il direttor Sozzi? Non trova di meglio che scagliarsi contro chi avrebbe scoraggiato la compagnia greca con le sue critiche, anziché analizzare le cause vere degli insuccessi e rinunce (Minoan, Darwin, Skywork…). Argomento povero, neppure utilizzato dai manager della compagnia, che hanno invocato la mancata risposta del mercato alla loro offerta. Pochissimi i viaggiatori per Vienna, troppo pochi per Roma. Nonostante i prezzi erano moderati da incentivi e facilitazioni concessi da Lugano Airport a spese del contribuente. Eppure, secondo il “piano industriale” di sviluppo dell’aeroporto, Roma, Parigi e Vienna, oltre a Londra, sarebbero state linee redditizie. Non è però l’offerta che crea la domanda, ma il contrario: non sembra troppo difficile arrivarci… Nel caso di Roma, bisognerebbe indagare sulla riduzione dei viaggi d’affari indotta dal ritiro di capitali italiani dalla nostra piazza finanziaria, sulla concorrenza della linea ferroviaria veloce fra Milano e la capitale e su quella dei voli da Malpensa o Linate, più frequenti e meno cari… In generale, occorre più realismo nel valutare funzione e potenzialità dell’aeroporto nel contesto di oggi e domani: Alptransit per Zurigo; ferrovie veloci per Roma; difficoltà d’accesso stradale, in certi orari, all’Aeroporto e mancanza del collegamento tramite la Lugano-Ponte Tresa; ridimensionamento della piazza finanziaria; regione sempre più urbanizzata e scetticismo dei comuni limitrofi (allungamento della pista a nord bloccato da ricorsi, allungamento a sud impensabile dati i costi faraonici per interrare la circonvallazione di Agno, già privata dei sussidi federali). Non se ne può più di affermazioni generiche sull’”importanza vitale” per il turismo e l’economia dell’infrastruttura aeroportuale, senza che da questi ambienti venga un solo franco per tenere in vita i voli di linea. E neppure si possono accettare ancora compagnie aeree che, esauriti i sussidi diretti e indiretti che ricevono dall’Aeroporto (marketing, sconti e condoni di tariffe, altro…), abbandonino le linee sussidiate perché “non redditizie”. Così i conti del 2013 saranno ancora più rossi, a meno di tagli brutali sui costi. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo, sperando che il nuovo Municipio di Lugano sappia staccarsi dall’atteggiamento fideistico dei precedenti (“all’Aeroporto ci si deve credere”). Occorre un’analisi seria di alternative all’impraticabile e azzardato “piano industriale” da 70 milioni. Che si elabori finalmente un "piano B": aerodromo per voli privati, se i privati lo finanziassero e rispondesse anche a un interesse pubblico. Ma anche un "piano C": abbandono dell'aeroporto dopo il 2016 (Alptransit) e valorizzazione diversa di quella pregiata superficie di 37 ettari. Non certo un campo da golf, bensì un mix di agricoltura e natura, sport e svago, parco tecnologico e abitazioni. Almeno un concorso d’idee ci starebbe. O no? Martino Rossi Capogruppo PS nel CC Lugano(Pubblicato sul Corriere del Ticino del 03.09.13)