Marco Romano - Prima che sia troppo tardi
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Non da ieri, la Svizzera, come tutti i Paesi, è esposta al pericolo di attentati terroristici di varia matrice. Nel complesso disponiamo di un sistema di protezione nazionale efficace, ma negli ultimi anni sono emerse lacune soprattutto nelle misure di prevenzione attiva e di individuazione mirata di persone potenzialmente pericolose prima che si inneschino. La radicalizzazione può essere lenta con una escalation terroristica improvvisa. Gli esempi non mancano.

Per questo motivo Governo e Parlamento, in stretta collaborazione con i Cantoni, hanno varato nel settembre 2020 la nuova “Legge sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo”. Forze di sinistra hanno lanciato un referendum, a mio giudizio misconoscendo il reale sforzo di chi è impegnato in prima fila a prevenire situazioni che possono generare disastri.

Tocca ora al Popolo esprimersi il 13 giugno. La tematica non va banalizzata. La Svizzera eccelle per rispetto dello Stato di diritto, nella legalità e nella proporzionalità delle azioni. Nel quadro complesso odierno questo non deve tuttavia portare ad eccessiva passività, peggio ancora garantismo. Oggi, di fatto, la polizia può intervenire solo quando una persona ha già commesso un reato.

La nuova Legge contiene strumenti e chiare regole per individuare e controllare precocemente persone a rischio di radicalizzazione. L’obbligo di partecipare a colloqui e incontri regolari per verificare lo stato della persona. Divieti di incontro tra persone a rischio, o di frequentare luoghi nei quali si potrebbero generare dinamiche incontrollabili. Fino all’obbligo di restare in un determinato immobile o essere sottoposti a carcerazione preventiva prima di un allontanamento dal Paese. Misure preventive di polizia sono necessarie e opportune, nel rispetto della sicurezza collettiva, quando misure sociali e terapeutiche non permettono di escludere gravi rischi.

Misure forti, ma per talune situazioni necessarie. Grazie alla nuova Legge non ci sarà arbitrio. La proporzionalità della singola misura sarà sempre valutata a fondo. Per ogni caso specifico, dovranno sussistere indizi concreti e attuali di una minaccia terroristica; le misure meno severe devono rivelarsi inutili. Ogni decisione andrà limitata temporalmente e sarà possibile impugnarla dinanzi al Tribunale amministrativo federale. La residenza coatta necessiterà dell’approvazione di un giudice.

Misure preventive come queste sono già in vigore – con risultati significativi per l’ordine pubblico – in altri ambiti, ad esempio contro la violenza domestica e l’hooliganismo.

Prevenire è meglio che curare. La Svizzera non è un’isola fuori dal mondo. La Svizzera resta il Paese delle giuste misure e del compromesso. Proprio per questo, serve una Legge chiara che regoli queste misure utili alla sicurezza dello Stato. Per una Svizzera sicura, raccomando di votare SÌ il 13 giugno.

Marco Romano, consigliere nazionale

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