Elisa Chiapuzzi
Il futuro della nostra economia di montagna
16 giorni fa
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Secondo i dati di Meteo Svizzera, l’anno 2022 ha fatto segnare le temperature più elevate di sempre al Sud delle Alpi. Iniziato con l’assenza di precipitazioni nevose, continuato con la scarsità di giorni di pioggia durante l’estate e con temperature al di sopra della media durante quasi tutti i mesi dell’anno. Abbiamo terminato l’anno con le stazioni di sci costrette a chiudere durante il periodo più propizio della stagione a causa dello scioglimento della neve arrivata a metà dicembre. Le temperature sopra gli zero gradi hanno infine impedito la produzione di neve artificiale.

Molti dipendenti di queste stazioni non sono stati assunti oppure sono stati licenziati. Probabilmente non tutti hanno ricevuto o non riceveranno uno stipendio nei prossimi mesi se l’inverno continuerà su questa linea. Discorso simile per chi gestisce strutture, ristoranti e negozi nella zona.

Le stazioni sciistiche di montagna si stanno reinventando offrendo attività adatte anche nelle altre stagioni. Chiudere queste stazioni come sostengono alcuni, non farebbe che incentivare lo spopolamento delle valli, fenomeno a cui andiamo incontro da diversi decenni. Le conseguenze oltre che economiche, riguarderebbero anche l’ambiente alpino e la cultura delle Valli del Ticino.

Se negli ultimi decenni si fosse investito nello sviluppo del turismo in montagna a quest’ora potremmo probabilmente competere con altri rinomati comprensori Alpini, invece gli investimenti sono finiti tutti nelle principali città. Il nostro Cantone ha una risorsa territoriale che va dal lago alle montagne ma su quest’ultime si è smesso troppo presto di investire o non si è mai investito abbastanza, preferendo un turismo di massa in città a bordo dei laghi.

Un’economia alpina sostenibile “green economy” potrebbe essere una soluzione per il rilancio delle Valli: risponde alle esigenze delle persone, contribuisce a far fronte alle sfide climatiche ed energetiche e aumenta la resilienza del territorio alpino. Natura e paesaggio come descritto nella “Convezione delle Alpi” sono risorse per un’economia sostenibile. L’agricoltura di montagna sostenibile inoltre produce anche prodotti di qualità risparmiando risorse, salvaguardando e sviluppando il paesaggio culturale tipico, tutelando la biodiversità,  garantendo vantaggi economici e sicurezza alimentare.

Il cambiamento climatico è sicuramente inarrestabile, ma gli effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente devono essere definiti. I dati che la scienza oggi ci fornisce dimostrano che l’aumento della temperatura è dovuto in parte alle attività umane. Diffidiamo allora da una politica che a tutti i costi non vuole accettare la realtà e le evidenze scientifiche, perché vanificherà ogni sforzo e sacrificio fatto dai nostri padri e nonni che si sono occupati di salvaguardare il territorio alpino. Non invertire la rotta e non cercare di adattarsi al cambiamento il più presto possibile non potrà che causare il peggiorare della crisi climatica e dei suoi effetti.

 

Elisa Chiapuzzi, I Verdi del Bellinzonese e Valli

 

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