Simone Gianini
Formare più medici in Svizzera
Redazione
un anno fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

Barbara (nome di fantasia, ma nemmeno troppo), domiciliata in Ticino, studentessa brillante, figlia di medici e molto motivata a intraprendere la professione dei genitori, come molti suoi coetanei quest’estate ha affrontato il test attitudinale (che non c’entra niente con lo studio e la professione medica) per poter entrare in una delle facoltà di medicina svizzere. Non lo ha passato e sta ora decidendo se iscriversi a una qualche università estera (c’è chi va fino in Bulgaria, per poi rientrare ad affrontare l’esame di FMH) o studiare qualcos’altro.

Allo stesso tempo, in Svizzera, rispetto a chi smette la professione e all’aumento delle necessità, mancano fino a 500 medici all’anno, che le strutture sanitarie decidono quindi di reclutare dall’estero o fare senza, caricando ulteriormente quelli attuali e mettendo fatalmente a repentaglio la qualità e tempestività delle cure. Da un recente studio emerge che all’orizzonte 2040 in Svizzera mancheranno 5'500 medici (e 40'000 infermieri).

Accanto al costo del nostro sistema sanitario (con un aumento vieppiù insostenibile dei premi delle casse malati), il tema del personale necessario per farlo funzionare è una delle sfide più sentite (e delicate) dei prossimi anni.

Oltre a cercare di riequilibrare l’offerta sanitaria (in certi casi, soprattutto nelle attività diagnostiche, eccessiva rispetto all’economicità che pure bisogna considerare) e la domanda (anch’essa sovradimensionata, in particolare a fine anno, quando il raggiungimento delle franchigie da parte degli assicurati li spinge a un consumo di prestazioni non sempre necessario), si tratta quindi di formare e trattenere un sufficiente numero di professionisti indigeni.

L’abolizione del numerus clausus tutt’ora vigente nelle nostre università e il ripensamento del test d’entrata che con la medicina proprio nulla ha a che fare, sono i primi correttivi che – a mio giudizio – andrebbero apportati, in modo da aumentare il numero di diplomati, anche se – lo si capisce (da noi la formazione di un medico costa circa un milione di franchi) – costituirebbe un maggior onere per il nostro Paese, rispetto ad approfittare di medici formati all’estero (oltre un medico su tre in Svizzera è straniero, in provenienza in particolare da Germania e Italia, che a loro volta assumono poi medici dall’Europa dell’est e così via).

Parimenti, bisogna rendere la professione medica – viepiù complessa e (per via del circolo vizioso della carenza di personale, in particolare nel campo dei medici di famiglia e della pediatria, ma anche nelle branche specialistiche) sempre più stressante – maggiormente attrattiva, evitando così anche che medici formati in Svizzera si trasferiscano definitivamente all’estero o non esplichino appieno il loro potenziale lavorativo, riducendo la percentuale lavorativa.

Ne va del funzionamento del nostro sistema sanitario e, direttamente, della nostra salute.

Simone Gianini, vicesindaco di Bellinzona, candidato PLR al Consiglio nazionale

I tag di questo articolo