Un anno fa è cambiata la bandiera francese
E nessuno se ne è accorto. La decisione è stata presa da Macron in persona
di daco
Un anno fa è cambiata la bandiera francese
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La Francia ha cambiato bandiera. Non ve ne siete accorti? Tranquilli, perché nemmeno i francesi lo hanno notato. E dire che la novità risale a più di un anno fa, ma nelle Gallie ce se ne è resi conto solo in questi giorni.

La decisione giunge dal presidente della Repubblica in persona, che però non ha “sbandierato” (letteralmente) la notizia. Il 13 luglio 2020, infatti, Emmanuel Macron ha deciso di scurire il blu del tricolore francese, passando dal “blu cobalto” a cui i francesi erano abituati a una tonalità “blu marino”. La novità è in realtà un ritorno al passato: il blu marino ha infatti campeggiato sulla bandiera dal 1794, in piena Rivoluzione, quando è stato scelto dal celebre pittore Jacques-Louis David, fino al 1976.

Una svolta europea
In quell’anno, presidente era Valéry Giscard d’Estaing, scomparso lo scorso dicembre a 94 anni. Convinto europeista, Giscard d’Estaing decise di schiarire il blu del tricolore per avvicinarsi alla tonalità scelta per la bandiera dell’Unione europea, optando quindi per il blu cobalto. L’Eliseo assicura però che il dietrofront di Macron non rappresenta in nessun modo un segnale di sfiducia nei confronti di Bruxelles.

Prima era così. Immagine Shutterstock
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Solo nel cuore della Parigi politica
Resta però da chiedersi come mai nessuno si fosse accorto del cambiamento per oltre un anno. La nuova bandiera è infatti esposta solo in pochi edifici pubblici di particolare importanza, quali l’Eliseo o l’Assemblea nazionale. Ora che la notizia è di dominio pubblico, le amministrazioni comunali non sono obbligate a sostituire le loro bandiere, anche se sono comunque invitate a farlo. I produttori di bandiere in Francia usano però ormai solo la nuova, o forse vecchia, tonalità di blu.

Una monarchia repubblicana
In Francia, il presidente ha tutto il diritto di modificare la bandiera, così come l’inno nazionale (sempre Giscard d’Estaing aveva rallentato il ritmo della Marsigliese, prima di essere nuovamente velocizzata da Mitterrand). Per alcuni storici, questa manifestazione del potere presidenziale è una sorta di retaggio dell’assolutismo monarchico francese.

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E in Svizzera?
Nella Confederazione, disegno, colore e proporzioni della nostra bandiera sono regolati addirittura da una legge: si tratta della Legge federale sulla protezione dello stemma della Svizzera e di altri segni pubblici, del 2013. Questa specifica chiaramente che il rosso può essere solo uno, ovvero il Pantone 485C. Inoltre, “La croce svizzera è una croce bianca verticale, libera, in campo rosso, i bracci della quale, uguali fra loro, sono di un sesto più lunghi che larghi”.

Immagine sito Confederazione
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Il cambio del Salmo svizzero
Se per il momento però nessuno avanza dubbi o proposte di cambiamento della nostra bandiera, intorno all’inno nazionale, il “Salmo svizzero”, il dibattito è infuocato. Fra le immancabili critiche che seguono tutte le partite della Nazionale di calcio e i dubbi di chi non si riconosce in un testo dalla marcata ispirazione religiosa, “nel 2014 la Società svizzera di utilità pubblica (Ssup) – si legge sul sito della Confederazione – ha lanciato un concorso per un nuovo inno nazionale. Nel 2015 la giuria ha decretato vincitore lo zurighese Werner Widmer, nella cui “strofa svizzera” confluiscono tutte e quattro le lingue nazionali. La Ssup sottoporrà alle autorità federali competenti il nuovo inno affinché sia riconosciuto ufficialmente solo se il testo otterrà un ampio riconoscimento a livello popolare”. Riconoscimento che, in realtà, parrebbe non esserci: le manifestazioni a sostegno del nuovo testo sono in generale meno numerose o virulente delle critiche che gli vengono rivolte.

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