Pfizer pensa alla terza dose
Secondo l’azienda potrebbe migliorare l’immunità e aiutare contro le mutazioni del Covid-19, avviati inoltre i negoziati per l’omologazione di vaccini specifici per le varianti
di fsu
Pfizer pensa alla terza dose
Foto CdT/Gabriele Putzu

Una terza dose di vaccino per combattere meglio le mutazioni? È ciò che stanno valutando Pfizer e BioNTech che hanno offerto ai partecipanti della sperimentazione clinica di Fase 1 la possibilità di ricevere un secondo richiamo da 30 microgrammi tra i 6 e i 12 mesi dopo le prime dosi. Questo permetterà ai ricercatori di valutare l’efficacia della terza dose contro le varianti. Lo studio riguarderà inizialmente 144 partecipanti negli Stati Uniti.

Oltre a questo, Pfizer e BioNTech hanno già avviato delle discussioni con le autorità regolatorie di alcuni Paesi per avviare uno studio ai fini di omologazione per un nuovo vaccino dedicato alla variante sudafricana. Questo al fine di poter produrre dei vaccini che vadano a proteggere specificamente dalle varianti e, soprattutto, per stabilire delle procedure di omologazione simili a quelle che esistono oggi per i vaccini antinfluenzali.

“Non abbiamo riscontrato prove che le varianti in circolazione portano a una perdita di protezione del nostro vaccino, ma stiamo prendendo provvedimenti per agire con decisione e per essere pronti nel caso un ceppo diventi resistente alla protezione fornita dal vaccino”, ha dichiarato il Ceo di Pfizer Albert Bourla.

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