La variante inglese rimane di più nel corpo
È quanto suggerisce uno studio preliminare dell’Università di Harvard condotto sui giocatori della NBA
di Keystone-ATS
La variante inglese rimane di più nel corpo
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La “variante inglese” del virus Sars-CoV-2 potrebbe avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle altre perché rimane di più nell’organismo, facendo sì che un paziente sia infettivo più a lungo. L’attuale quarantena di 10 giorni non sarebbe quindi più sufficiente. Lo suggerisce uno studio preliminare, ancora non pubblicato, dell’università di Harvard, condotto sui giocatori della NBA (National Basketball Association, la principale lega professionistica di pallacanestro di Stati Uniti e Canada).

L’analisi è stata condotta su 65 giocatori NBA positivi al virus che venivano testati ogni giorno durante il periodo di “bolla” della scorsa estate in occasione dei playoff. Tra questi sono stati individuati 7 casi di “variante inglese”. “Per gli individui affetti dalla variante britannica la durata media della fase di proliferazione del virus era di 5,3 giorni, quella della fase di eliminazione 8,0 giorni e la durata totale media dell’infezione era di 13 giorni - si legge -. Per confronto, chi non era infettato dalla variante aveva una fase di proliferazione di 2 giorni, di clearance di 6,2 e una durata media di 8,2 giorni”.

Se confermati - scrivono ancora gli esperti - i dati suggerirebbero di allungare la quarantena dagli attuali 10 giorni dopo l’inizio dei sintomi. “I risultati - aggiungono - sono preliminari essendo basati su solo sette casi. Tuttavia, se confermati, potrebbe essere necessario un periodo più lungo di isolamento per evitare efficacemente le infezioni secondarie”.

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