“Allevamenti intensivi serbatoio di virus”
Il legame tra zoonosi e allevamenti intensivi sembra ancora non essere chiaro. Maria Caramelli dell’IZSTO: “Non stupiamoci dei salti di specie”. E sui cani e gatti nessun timore: “Non sono fonte di infenzione per l’uomo”
di Teleticino/MMINO
“Allevamenti intensivi serbatoio di virus”
Foto Shutterstock

I visoni sono entrati al centro dell’attualità della pandemia del Covid-19. In Danimarca, lo ricordiamo, hanno deciso di abbatterne 17 milioni a causa di una mutazione del coronavirus passato dall’animale all’uomo. Non solo questa notizia ha destato ulteriori preoccupazioni ma ha lanciato un messaggio (forse) inequivocabile: anche l’Europa può diventare il centro di una pandemia mondiale. Gli allevamenti intensivi sono amplificatori di virus ovunque si trovino nel mondo e quando una malattia come questa in questione colpisce uno di questi luoghi limitare il contagio diventa pressoché impossibile: il virus agisce incontrollato e i numerosi assembramenti impediscono la frenata.

Per spiegare meglio la situazione del coronavirus legata agli animali, selvatici e domestici, Teleticino ha interpellato Maria Caramelli, medico veterinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino (IZSTO).

Questa scoperta però cambia qualcosa alla lotta al coronavirus?
“Soprattutto ci conferma che la salute è unica: quella dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. Il virus salta da una specie all’altra, supera le barriere di specie e in questo la zoonosi è rimbalzata indietro, arrivando al visone e dal visone di nuovo all’uomo. Il tema centrale è quello di un necessario controllo delle malattie umane e animali fatto insieme proprio per il rischio crescenti delle zoonosi”.

Si parla spesso di animali selvatici. Molta gente ha anche in casa animali domestici, come cani o gatti, e oggi c’è stato un contagio conclamato di un cane in Italia. Ma quanto incide sui nostri animali?
“Questa è una malattia nuova, ma quello che emerge piuttosto con chiarezza è che i cani e i gatti seppur suscettibili alla malattia non sono una fonte di infezione per l’uomo. Al loro interno non replicano la carica virale, non si ammalano quasi mai. Semmai, è il contrario. Loro diventano recipienti del virus se il proprietario è infetto. Per adesso sono casi che non rappresentano un rischio per l’uomo e su questo c’è abbastanza certezza nel mondo scientifico. Con certezza, invece, il contagio è accaduto con gli animali selvatici che siano essi in Cina o in Danimarca. L’allevamento intensivo è un problema perché crea quelle condizioni di assembramento che cerchiamo di combattere”.

In che misura un virus che fa salto di specie viene modificato con questo passaggio?
“È normale che un virus cambi, soprattutto un virus come questo. Quando lui salta, in questo caso dal visone all’uomo, può avere delle mutazioni che hanno fatto sì che questo gruppo di virus passato all’uomo abbia delle caratteristiche che fanno pensare a una ridotta produzione di anticorpi. Quindi ci possono essere preoccupazioni per queste mutazioni, nella produzione e nel diagnosticare il vaccino. La condivisione del genoma comunque permetterà di studiarlo meglio”.

Il virus mutante è stato diagnosticato in 12 persone. È possibile che agendo in maniera tempestiva il problema venga stroncato?
“Le misure sono rigide, riguardano sia gli uomini che gli animali. Sugli animali hanno fatto molta impressione perché sono migliaia i visoni uccisi e sono state applicate misure molto rigide nella movimentazione. Ma è importante domandarsi come evitare che queste zoonosi escano. Bisogna essere consapevoli che gli animali selvatici messi tutti insieme a contatto con l’uomo possono essere un serbatoio terribili di agenti virali per l’uomo. Negli animali selvatici ci sono 200 coronavirus e quindi non stupiamoci quando avvengono i salti di specie”.

Questi visoni hanno preso il virus e a loro volta l’hanno passato e il virus si è mutato. È motivo di preoccupazione o possiamo stare tranquilli?
“Sugli allevamenti di animali selvatici dobbiamo essere preoccupati. Le condizioni di amplificazioni di un virus che poi possa mutare e diventare più aggressivo purtroppo ci sono. Per quanto riguarda i nostri animali domestici sono, al contrario, una salvezza in questo periodo di stress e non dobbiamo temerli”.

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