“Oggi bisogna creare tutto da zero per fare un film”
John Landis, autore tra gli altri di “The Blues Brothers” e premiato a Locarno, parla dei cambiamenti nel mondo del cinema dagli anni ‘70 a oggi
di Keystone-ATS
“Oggi bisogna creare tutto da zero per fare un film”
Foto Shutterstock

La carriera di John Landis è costellata da innumerevoli pellicole tra cui capolavori come “The Blues Brothers” (1980). Il Locarno Film Festival gli consegnerà il Pardo d’onore Manor questa sera in Piazza Grande. Incontro con un grande regista. Il regista americano John Landis è uno dei grandi ospiti della 74esima edizione del Locarno Film Festival, da cui riceverà il Pardo d’onore Manor questa sera in Piazza Grande prima della proiezione del suo film “National Lampoon’s Animal House” (1978).

Un riconoscimento per la sua lunga carriera iniziata negli anni ‘70 e marcata da molti successi. Lo stesso festival in un comunicato aveva indicato che con questo premio si vuole rendere omaggio al “genio comico e creativo irresistibile” del regista.

“Il cinema è molto cambiato”
John Landis in una conferenza stampa nel quadro del Locarno Film Festival ha affermato che dagli anni ‘70 ad oggi “Il cinema è molto cambiato”. “The Blues Brothers, credetemi o no, è l’ultimo film ad essere stato prodotto in uno studio del vecchio tipo” indica John Landis. Spiega infatti che fino agli anni ‘80 uno studio possedeva diversi dipartimenti al suo interno; uno per il guardaroba, uno per gli effetti speciali, uno per il suono, mentre al giorno d’oggi chi vuole fare un film deve “crearlo da zero” ingaggiando le persone responsabili di ogni mansione individualmente.

“Il livello di professionismo è molto diverso da allora”, afferma il regista, inoltre “ci sono meno film e i grandi studi non li fanno più ingaggiando scrittori”.

“Il cinema non ha nemmeno 200 anni, è nuovo di zecca in confronto a scrittura, pittura e scultura. Dai suoi inizi il cinema è un’esperienza comunitaria”, aggiunge poi che la tecnologia ha cambiato tutto perché ora molti guardano film sul loro cellulare o computer invece che al cinema. “Il fatto che le persone li guardino sui loro iPhone mi spezza il cuore”.

Tuttavia il regista non crede che i cinema possano sparire e rimane ottimista. Parla anche dell’uso delle immagini generate al computer (CGI), una tecnica relativamente nuova che ora “viene troppo usata” e non crea più quel “sentimento di meraviglia” che rende così speciale l’esperienza cinematografica. Assistiamo inoltre ad una rinascita del genere horror, che ha detta di John Landis “non necessita di un grande budget”.

Contesto socio-politico
Il cinema si è evoluto anche perché il contesto socio-politico è cambiato. Come regista che vive in gran parte in Inghilterra, Landis dice la sua sulla Brexit: “chi diavolo ha pensato che fosse una buona idea?”. Al contempo, in qualità di cittadino americano non poteva mancare un commento su Trump, il “clown” di turno.

Il regista afferma che “la pazzia è molto diffusa, ci sono persone che non riconoscono i cambiamenti climatici come tali, che non credono al Covid-19”. Prosegue dicendo che questo tipo di persone ci sono sempre state ma il problema è che ora “costituiscono il 30% della popolazione”. Tutto ciò “ha un’influenza sui film ma anche su tutto il resto”. Secondo il regista inoltre “Hollywood non esiste più”.

Film culto e bei film
John Landis spiega la differenza tra una pellicola di culto e bei film e la confusione che ne consegue: “I film culto sono quelli che all’inizio non funzionano e poi diventano grandi classici, ma oggigiorno chiamano ‘film culto’ qualli di successo”. Fa l’esempio di “Casablanca” di Michael Curtiz dicendo che non è una pellicola culto ma un grande film del 1942 che è noto ancora oggi.

“Ho girato cinque film, tutti molto di successo e poi ho diretto ‘Into the night’ con Jeff Goldblum, Michelle Pfeiffer e David Bowie. Una produzione che a me è piaciuta, ma che è stata un completo disastro, nessuno è andata a vederlo”. Se questo film del 1985 in futuro dovrebbe piacere al pubblico ecco che diventerebbe uno di culto.

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