Anche in agosto boom delle vendite di moto
Secondo Motosuisse all’origine di questa tendenza ci sarebbe il coronavirus che spinge la gente ad abbandonare il trasporto pubblico a favore del mezzo individuale
Redazione
Anche in agosto boom delle vendite di moto

Il boom delle vendite nel settore delle moto e degli scooter è proseguito anche durante l’estate. All’origine di questa tendenza vi è il Covid-19, che spinge la gente ad abbandonare il trasporto pubblico a favore del mezzo individuale, spiega Motosuisse, l’associazione dei fabbricanti, grossisti e importatori del ramo. Ma c’è anche chi comincia ad averne abbastanza del rumore provocato dai bolidi rombanti.

Stando ai dati pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica (UST) in agosto hanno lasciato i concessionari 5011 veicoli a motore a due ruote, il 38% in più dello stesso mese del 2019. Dall’inizio dell’anno la progressione è stata del 13% a 39’643, un dato che balza all’occhio se si considera che il segmento delle automobili - di gran lunga più importante - ha subito un calo del 30% (a 213’518 vetture).

Se nei mesi di marzo e aprile - di solito decisivi per il mercato motociclistico - il confinamento ha portato a saracinesche abbassate e a enormi perdite, le previsioni pessimistiche per l’insieme dell’anno non si sono avverate: al contrario, rileva Motosuisse, da maggio è partito un recupero eccezionale. “Gli svizzeri e le svizzere amano le moto, nemmeno il coronavirus ha potuto scalfire questo dato di fatto”, commenta l’associazione.

L’organizzazione ha reso noto - già due giorni or sono - dati più dettagliati sul mercato. Nel periodo gennaio-agosto sono state acquistate 24’556 moto (in senso stretto) nuove, un numero in crescita del 17% su base annua e che avrebbe potuto essere ancora più elevato, se la pandemia non avesse frenato l’arrivo di alcuni modelli. La vendita di scooter è da parte sua salita del 5% a 13’511.

“Anche sulla scia del coronavirus, oggi sempre più persone considerano la due ruote non solo come un veicolo per hobby, ma anche come un mezzo di trasporto attraente, economico e che richiede poca manutenzione”, afferma Motosuisse. “Ciò è dimostrato in modo impressionante dall’aumento importante delle vendite nella classe media e di motociclette multi-funzione”. Ha però probabilmente avuto un ruolo importante anche il fatto che il 2020 sarà l’ultimo anno in cui un conducente ultra 25enne potrà accedere direttamente a una moto di grossa cilindrata.

“Non c’è quasi nessun altro paese in Europa in cui l’accettazione e l’entusiasmo per la moto siano così grandi come in Svizzera”, si rallegra l’associazione di categoria. Un’affermazione che è peraltro da inserire in un contesto più vasto che vede una parte della popolazione sempre più insofferente nei confronti del rumore - talvolta causato a puro scopo decorativo - provocato dalle motociclette, sia in ambiente urbano che nelle zone discoste.

Come noto il Tirolo austriaco ha chiuso alcuni tratti stradali alle moto troppo rumorose. Anche in Germania la politica si sta muovendo. E pure in Svizzera la macchina legislativa è partita: nella sessione di giugno la consigliera nazionale Gabriela Suter (PS/AG) ha inoltrato due iniziative parlamentari, che da un lato chiedono basi legali per l’impiego di radar anti-rumore, dall’altro un divieto assoluto per motociclette che emettono oltre 95 decibel.

Questo ha provocato già rombanti manifestazioni - per esempio un mese fa sul passo del San Gottardo - e una grande mobilitazione sui siti internet elvetici gestiti dagli appassionati delle due ruote, rilevata fra l’altro da sito informativo Infosperber. “No alla discriminazione dei motociclisti, no al razzismo in base al veicolo!”, si leggeva ad esempio negli ultimi tempi sulle pagine internet di moto.ch.

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