Superman bisex, moda o rivoluzione?
I giganti di fumetti e cinematografia si accodano alla svolta rosa e arcobaleno, anche per motivi commerciali. Fra gli appassionati del genere, tuttavia, i dubbi non mancano
di Teleticino/daco
Superman bisex, moda o rivoluzione?

Marvel, Dc, Disney... Fra i colossi dei fumetti da un po’ di tempo è in corso una sorta di rivoluzione. Di cosa parliamo? In queste ore sta facendo discutere un annuncio di Dc Comics: nella sua nuova serie di fumetti, il figlio di Superman, Jonathan, sarà bisessuale e si innamorerà di un giovane giornalista coreano dai capelli rosa.

“Un altro salvatore bianco etero? Un’occasione persa”
La notizia è giunta nel National Coming Out Day, negli Stati Uniti. Lo stesso scrittore della serie Tom Taylor ha dichiarato alla Cnn che “sarebbe stata un’occasione persa se avessimo sostituito Clark Kent con un altro classico salvatore bianco etero”. Insomma, i tempi cambiano e supereroi e principesse pure. In effetti, il caso di Superman non è un unicum. Basti pensare al nuovo live-action della Sirenetta in cui Ariel, interpretata da Halle Bailey, diventa afroamericana. Senza dimenticare Wolverine, che viene sostituito da un clone mutante-donna. Se invece l’incredibile Hulk diventa asiatico, Spiderman Multiverse si scopre afro-ispanico. Infine, un anno fa due X-Men hanno celebrato il primo matrimonio omosessuale nel genere fumettistico. Cosa sta succedendo? Ticinonews lo ha chiesto a Jonny Pellandini della fumetteria Dadix di Lugano.

Affezione per il personaggio
“Il fenomeno è globale”, risponde. “Vediamo la forza degli slogan ‘Girl Power!’ e Lgbt e si cerca di fare in modo che ciò venga finalmente considerato normale. Naturalmente, queste imprese ne cavalcano l’onda anche per scopi pubblicitari e di marketing”. Per Pellandini la direzione intrapresa dai colossi cinematografici è tipicamente “americana”, o in altri termini: “in grande stile”. Il rischio però, secondo il titolare di Dadix, è di “strafare”. Non è quindi un caso che “la comunità di lettori non l’abbia presa benissimo. Non si tratta di razzismo, maschilismo o omofobia, solo di affezione nei confronti di un personaggio, che deve restare ‘così com’è’”.

Forzature
E in effetti, spiega il nostro interlocutore, negli Stati Uniti i grandi gruppi hanno dovuto correggere certe scelte a causa del calo delle vendite. Il problema di fondo non è tanto l’accettazione di strategie editoriali in linea con le rivendicazioni dei diritti di genere o contro la discriminazione razziale. A far storcere il naso a numerosi amanti del genere è la forzatura che riconoscono in alcune di queste scelte: “Gli X-Men sono nati come metafora del razzismo e io stesso mi ero avvicinato a questi fumetti, perché le loro storie mi avevano colpito”, confessa Pellandini. “Oggi però, sul piano narrativo, non si percepisce questa naturalezza e tutto sembra più forzato. Thor femmina – non me ne vogliano i fan – non mi è piaciuta, tanto che l’ho trovata quasi ridicola”.

Vendite di Dadix non calano
Non c’è quindi il rischio che combattendo degli stereotipi si finisca per crearne di nuovi? “È proprio questo il problema”, conferma Jonny Pellandini. “Se si continua a forzare così tanto un discorso di questo tipo, una piega innaturale è inevitabile”. Una piega che anche i clienti vivono con sempre maggior insofferenza, anche se le vendite di Dadix, per ora, non sembrano esserne intaccate.

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