“In Ucraina si è tornati a Caino e Abele”
“Siamo chiamati a reagire perché le armi lascino il posto ai negoziati”. Così Papa Francesco si è espresso in merito al conflitto in Ucraina
di keystone-ats/sca
“In Ucraina si è tornati a Caino e Abele”
Immagine Shutterstock

La guerra in Ucraina è ancora ben lontana da una soluzione, e il Papa non si stanca di lanciare i suoi appelli di pace, sempre più accorati. Parlando oggi dell’”amata e martoriata Ucraina”, il Pontefice ha detto oggi “là si è tornati al dramma di Caino e Abele; è stata scatenata una violenza che distrugge la vita, una violenza luciferina, diabolica, alla quale noi credenti siamo chiamati a reagire con la forza della preghiera, con l'aiuto concreto della carità, con ogni mezzo cristiano perché le armi lascino il posto ai negoziati”.

Francesco lo ha affermato ricevendo in udienza i partecipanti all’assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), che tra le altre cose ha ringraziato “per aver contribuito a portare la carezza della Chiesa e del Papa in Ucraina e nei Paesi ove sono stati accolti i rifugiati”.

Il messaggio di pace

“Vorremmo che si compia presto la profezia di pace di Isaia: che un popolo non alzi più la mano contro un altro popolo, che le spade diventino aratri e le lance falci”, ha osservato ancora Bergoglio. “Invece, tutto sembra andare nella direzione opposta: il cibo diminuisce e il fragore delle armi aumenta. È lo schema 'cainico' che regge oggi la storia - ha aggiunto -. Non smettiamo perciò di pregare, di digiunare, di soccorrere, di lavorare perché i sentieri della pace trovino spazio nella giungla dei conflitti”.

“La guerra aggrava la tragedia della fame”

Intanto oggi sull'argomento è intervenuto anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, che nel suo saluto a Coopera, la seconda conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, ha sottolineato che “la guerra è alle nostre porte, il conflitto in Ucraina come gli altri conflitti, ci mostra come la guerra aggrava la tragedia della fame e produce sottosviluppo”, richiamando l’attenzione su una delle conseguenze più drammatiche che le violenze in Est Europa stanno provocando nel mondo: la crisi alimentare che rischia di affamare migliaia di persone.

“Bisogna subito sbloccare il grano”

“La soluzione immediata è solo una soluzione diplomatica”, ha detto Parolin a margine della conferenza, chiedendo che al più presto si possa “sbloccare la partenza di questo grano e distribuirlo alle popolazioni che ne hanno bisogno”. “Ci vuole veramente una grande volontà politica da parte di tutti e soprattutto direi che è importante non collegare le cose, cioè non usare il grano come arma politica e militare”. Il cardinale segretario di Stato - ha riferito Vatican News - ha risposto anche alla questione dell’invio delle armi a Kiev di cui si discute in questi giorni nel Parlamento italiano: “Certamente - ha affermato - con le armi non si costruisce la pace. Tuttavia, questo discorso, come sempre ho ripetuto, va inquadrato nel contesto di quel tema della legittima difesa e delle condizioni con cui questa legittima difesa può realizzarsi”.

Il cardinale, che giudica la possibile adesione dell’Ucraina all’Ue come “motivo di incoraggiamento e sostegno” per il Paese, ha detto quindi di non vedere “sviluppi nuovi” nella prospettiva della pace: “Mi dispiace dire ogni volta che non c’è niente di nuovo sotto il sole. Noi siamo sempre aperti e fiduciosi che qualcosa si possa muovere però finora non ci sono segnali”.

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