Brics, in dichiarazione finale sostegno a dialogo Mosca-Kiev
Redazione

Ci sono anche il sostegno ai colloqui tra Russia e Ucraina e l’impegno “a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Stati” nella dichiarazione finale dei leader dei Paesi dei Brics, al termine del loro 14esimo summit, oltre a un appello per un maggiore controllo degli armamenti e alla richiesta di distribuzione più equa dei vaccini contro il Covid-19.

“Un mondo libero dalle bombe atomiche”
I Brics - l’acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica - hanno riaffermato nel lungo testo di 75 punti diffuso in piena notte l’impegno al multilateralismo, alla cooperazione basata sul rispetto reciproco, la giustizia e l’uguaglianza, oltre alla necessità di una riforma globale dell’Onu, incluso il Consiglio di Sicurezza. Il proposito è quello di un mondo libero da armi atomiche: “Una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”, si legge ancora, mentre c’è anche l’invito - sotto il profilo economico - alle nazioni sviluppate ad adottare politiche responsabili per evitare gravi ripercussioni sui Paesi in via di sviluppo. Ai punti 21 e 22 sono stati messi nero su bianco l’impegno “a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Stati” e alla “risoluzione pacifica delle differenze e delle controversie tra Paesi attraverso il dialogo e la consultazione”, con tutti gli sforzi “volti alla soluzione pacifica delle crisi”.

Sostegno ai colloqui
Quanto alla situazione in Ucraina, sono state ricordate le posizioni “nazionali espresse nelle sedi appropriate, vale a dire il Consiglio di sicurezza Onu e l’UNGA”, nonché i timori sulla crisi umanitaria. “Sosteniamo i colloqui tra Russia e Ucraina”. Al vertice, tenuto in modalità virtuale sotto la presidenza di turno cinese, hanno partecipato il presidente Xi Jinping, il suo omologo russo Vladimir Putin (al primo grande impegno internazionale dopo l’invasione dell’Ucraina), il premier indiano Narendra Modi e i presidenti brasiliano e sudafricano, Jair Bolsonaro e Cyril Ramaphosa.

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