Dalle varianti rischio di reinfezioni
Redazione

Oltre a rendere il virus SARS-CoV-2 più efficace nel contagiarsi, le sue varianti possono sfuggire al sistema immunitario umano, aumentando il rischio di reinfezioni. Per questo è necessario lavorare per aggiornare i vaccini anti-Covid: è quanto affermano esperti internazionali sul sito della rivista Science.

Gli effetti delle varianti ancora poco chiari
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha chiesto uno sforzo globale per sequenziare e condividere più genomi del coronavirus, in modo da tracciare le mutazioni. La cosiddetta variante inglese B.1.1.7 si sta già diffondendo rapidamente nel Regno Unito, Irlanda, Danimarca. Molti ricercatori temono anche la 501Y.V2, identificata in Sudafrica, perché alcune delle sue mutazioni, indicate con le sigle E484K e K417N, hanno mostrato in laboratorio di ridurre l’impatto degli anticorpi monoclonali, nonché del plasma convalescente. La variante P.1 identificata a Manaus in Brasile sembra avere mutazioni simili, ed già è stata identificata in Giappone. Non è ancora chiaro però come le nuove varianti stiano influendo sul corso della pandemia. Per questo il Regno Unito ha lanciato il consorzio G2P-UK per studiare gli effetti delle mutazioni emergenti.

Vaccini da aggiornare contro le versioni mutate
Le interazioni tra le nuove mutazioni potrebbero inoltre minare l’efficacia dei vaccini. Finora il virus SarsCov2 non sembra essere diventato resistente ai vaccini, rileva Philip Krause, del gruppo di lavoro dell’OMS sui vaccini: “la rapida evoluzione delle varianti suggerisce però che è possibile per il virus evolvere in forme resistenti al vaccino e che ciò potrebbe avvenire prima di quanto pensiamo”. Ecco perché è urgente mettere in campo una sorveglianza efficiente per rilevare queste varianti, e al tempo stesso di vaccinare il più in fretta possibile quante più persone. Se dovessero emergere dei ceppi resistenti al vaccino o circolare insieme a quelli vecchi, i vaccini dovrebbero essere aggiornati e resi multivalenti. Per Ravindra Gupta, dell’università di Cambridge, “bisognerebbe iniziare a produrre vaccini pensati per generare immunità contro le versioni mutate, in modo da tagliare la strada al virus”.

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