L’imposta che scotta
È il titolo della puntata di Matrioska. Ospiti di Marco Bazzi, il presidente del PPD Fiorenzo Dadò, il capogruppo del PS Ivo Durisch, i deputati Daniele Caverzasio (Lega) e Bixio Caparra (PLR) e il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti
Redazione
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Sono passati cinque anni da quando il PPD lanciò due iniziative popolari, e raccolse oltre 20’000 firme, per abbassare l’imposta di circolazione. E cinque anni dopo siamo arrivati al dunque. Un’eternità, anche considerati i due anni di pandemia che hanno messo in congelatore la riforma.

A rompere gli indugi sono stati PPD, Lega e UDC che hanno sottoscritto un rapporto in Commissione della Gestione per portare il tema a giugno nell’aula del Gran Consiglio, in tempo per implementare il taglio dell’imposta con l’inizio dell’anno nuovo. La formula del rapporto propone di calcolare la tassa unicamente in base alle emissioni di CO2.

E qui c’è il primo elemento di scontro con il resto del parlamento. Con questa formula, obbiettano i contrari, immatricolare una panda costerà più di una Tesla. Un approccio quindi ritenuto anti-sociale, estremamente svantaggioso per chi non può permettersi l’auto elettrica. Il secondo elemento di divisione concerne l’incasso massimo del gettito prodotto dall’imposta. PPD, Lega e UDC, per allinearsi alla media svizzera, chiedono di plafonare le entrate a 80 milioni, gli altri vorrebbero alzare questa soglia.

E tra gli altri c’è anche il Consiglio di Stato che settimana scorsa, con una mossa a sorpresa, ha messo sul tavolo una nuova proposta di compromesso. Il Governo recepisce il criterio del CO2 ma introduce anche quello del peso del veicolo e fissa a 95 milioni il gettito massimo. Secondo i ministri questa proposta “equilibrata e ragionevole” è in grado di conciliare “le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale”.

Dalla presa di posizione governativa non si può non notare il richiamo al voto popolare sull’equilibrio finanziario, ovvero il decreto Morisoli approvato solo qualche settimana fa in votazione, con il sostegno di Lega, UDC e PLR.

La mossa del Consiglio di Stato, al momento, non sembra aver scalfito in alcun modo le convinzioni dei firmatari del rapporto. La mediazione sembra quindi destinata a cadere nel vuoto. A questo punto bisognerà capire se gli altri partiti, liberali in testa, tenderanno la mano al Governo convergendo sulla mediazione offerta, oppure se assisteremo ad ulteriori frammentazioni. E sullo sfondo resta concreta l’ipotesi che alla fine sarà il popolo a dirimere la questione.

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