Live Crisi in Medio Oriente
Si intensificano gli attacchi a Gaza City
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14 ore fa
Tutti gli aggiornamenti sulla situazione in Medio Oriente nel nostro live.
12 ore fa
Un altro bambino morto di fame a Gaza
Il numero di decessi per malnutrizione sale a 333, inclusi 125 bambini. Lo riferisce l'agenzia palestinese Wafa che cita fonti mediche.

Un altro bambino è morto di fame e malnutrizione a Gaza, a causa del blocco israeliano in corso nella regione, portando il numero totale di decessi per malnutrizione a 333, inclusi 125 bambini. Lo riferisce l'agenzia palestinese Wafa che cita fonti mediche.

Una crisi che continua a peggiorare

La crisi umanitaria a Gaza continua a peggiorare a causa del blocco in corso e della conseguente carenza di cibo e forniture mediche, scrive ancora Wafa. L'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione (Unrwa) ha avvertito che la malnutrizione tra i bambini sotto i 5 anni è raddoppiata tra marzo e giugno a causa del blocco.

14 ore fa
"Nessuna possibilità di una tregua temporanea"
È quanto affermato dal Ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, a Channel 12. "Israele ha deciso che un accordo parziale non è all'ordine del giorno".

Il Ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, ha detto a Channel 12 che un accordo di cessate il fuoco temporaneo per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza "non è all'ordine del giorno", in vista della riunione di gabinetto odierna. "C'è una chiara decisione dello Stato di Israele, e a mio parere potrebbe essere espressa in modo più chiaro nei prossimi giorni: solo un accordo completo", ha detto Zohar ieri sera a Channel 12. "Non c'è più la possibilità di un accordo parziale. Israele ha deciso che un accordo parziale non è all'ordine del giorno. L'unica cosa all'ordine del giorno è porre fine alla guerra - ha aggiunto Zohar -, insieme, ovviamente, al rientro di tutti gli ostaggi e alla smilitarizzazione della Striscia".

Un'offerta di tregua rimasta senza seguito

Le dichiarazioni di Zohar giungono due settimane dopo che Hamas ha dichiarato di aver accettato le linee generali di un accordo di cessate il fuoco di 60 giorni che vedrebbe il rilascio di 10 prigionieri israeliani ancora vivi, dei 48 ostaggi ancora detenuti da gruppi terroristici a Gaza, almeno 20 dei quali Israele ritiene siano ancora vivi. Il governo non ha fornito una risposta a tale offerta di cessate il fuoco e ha portato avanti i suoi piani per conquistare Gaza City. Non era comunque previsto che prendesse in considerazione l'accordo nella riunione di oggi.

un giorno fa
Madre di un ostaggio vuole citare in giudizio Netanyahu per "omicidio"
"Netanyahu, se il mio Matan torna in una bara (...), mi assicurerò personalmente che tu venga accusato di omicidio", ha dichiarato Einav Zangauker, madre del ragazzo rapito il 7 ottobre 2023.

La madre di un ostaggio israeliano detenuto nella Striscia di Gaza da quasi 23 mesi ha minacciato il premier, Benyamin Netanyahu, di intentare una causa per "omicidio" se suo figlio non verrà rilasciato vivo. "Netanyahu, se il mio Matan torna in una bara (...), mi assicurerò personalmente che tu venga accusato di omicidio", ha dichiarato Einav Zangauker, figura di spicco dell'Hostage Families Forum di Tel Aviv, prima di una manifestazione che chiedeva il loro rilascio.

Il rapimento di due anni fa

Matan Zangauker è stato rapito il 7 ottobre 2023, insieme ad altre 200 persone, durante l'attacco senza precedenti del movimento islamista Hamas nel sud di Israele, che ha innescato la guerra a Gaza. "Se Netanyahu sceglie di occupare la Striscia di Gaza invece di accettare l'accordo (di tregua) attualmente proposto, equivarrà a giustiziare i nostri ostaggi e i nostri cari soldati", ha aggiunto durante una conferenza stampa fuori dal ministero della Difesa. Non lontano dall'edificio, migliaia di manifestanti chiedevano il rilascio degli ostaggi e la fine della guerra a Gaza.

I superstiti delle 251 persone rapite

Delle 251 persone rapite il 7 ottobre, 47 rimangono a Gaza, di cui circa 20 presumibilmente vive. Le rappresaglie militari israeliane hanno causato almeno 63.371 morti nella Striscia di Gaza, per lo più civili, secondo i dati del ministero della Sanità di Hamas, ritenuti affidabili dalle Nazioni Unite.

un giorno fa
Al Jazeera, pesanti bombardamenti a Gaza City e in Striscia
Secondo l'emittente sono in corso bombardamenti di artiglieria fin dalle prime ore del mattino.

Secondo fonti di Al Jazeera, nel quartiere Zeitoun di Gaza City sono in corso, fin dalle prime ore del mattino, pesantissimi bombardamenti di artiglieria. Fonti locali hanno riferito che 11 persone sono state uccise in un attacco aereo israeliano su un panificio nel quartiere di Nasser, a ovest di Gaza City. Pesanti bombardamenti in tutta la Striscia con un bilancio di 44 morti. Nella parte centrale, almeno cinque persone, tra cui due bambini, sono state uccise in un attacco israeliano a un'abitazione nel campo profughi di Nuseirat. Almeno 15 persone sono rimaste intrappolate sotto le macerie.

un giorno fa
Per i media israeliani l'evacuazione da Gaza City va a rilento
Stando alle valutazioni della sicurezza israeliana, solo 10mila abitanti di Gaza hanno lasciato la città.

Secondo le valutazioni della sicurezza israeliana, finora circa 10'000 abitanti di Gaza hanno lasciato la città, su un totale di 800mila-un milione di residenti: i preparativi per la conquista della Striscia non avanzano al ritmo previsto, e lo sgombero della popolazione richiede più tempo, riferiscono i media.

Meno aiuti nei prossimi giorni in alcune aree della Striscia

Un funzionario israeliano ha parlato in forma anonima con l'Associated Press spiegando che Israele interromperà i lanci aerei di aiuti su Gaza City nei prossimi giorni e ridurrà l'arrivo di camion nella parte settentrionale della Striscia. Una fonte di alto livello della sicurezza di Gerusalemme ha spiegato che gli aiuti non saranno interrotti nella città di Gaza. Al momento non è chiaro quando inizierà la riduzione degli aiuti in alcune aree della Striscia settentrionale e quando i lanci aerei cesseranno completamente.

L'invito a fuggire verso sud

L'esercito israeliano (Idf) non ha ancora risposto alla richiesta di commenti sui lanci aerei o sulle modalità con cui avrebbe fornito aiuti ai palestinesi mentre Israele intensifica la sua offensiva. Ieri, il portavoce dell'Idf Avichay Adraee ha esortato i palestinesi a fuggire verso sud, definendo l'evacuazione "inevitabile", dopo che Israele ha dichiarato la città di Gaza zona di combattimento, definendola una roccaforte di Hamas e affermando che una rete di tunnel rimane in uso nonostante i numerosi raid effettuati nella zona nel corso dei quasi 23 mesi di guerra. Il gabinetto politico-sicurezza si riunirà domani sera per discutere i piani militari nella Striscia.

un giorno fa
Si intensificano gli attacchi a Gaza City
L'esercito israeliano ha colpito diverse aree della Striscia, causando l'uccisione di diverse persone.

L'esercito israeliano ha intensificato gli attacchi contro diverse aree della Striscia di Gaza, in particolare Gaza City, causando l'uccisione di diverse persone e il ferimento di decine di persone, tra cui donne e bambini, secondo quanto riportato dai media arabi tra cui Wafa e Al Jazeera.

Ordinata l'evacuazione per un milione di palestinesi

Intanto, a quasi un milione di palestinesi è stato ordinato di spostarsi verso sud. Colpite strade e case, gli sfollati marciano tra le macerie. Gli attacchi aerei stanno prendendo di mira quartieri densamente popolati, sottoposti da giorno a continui bombardamenti israeliani.

Gli attacchi

Ieri sera, pesanti fumogeni sono stati lanciati sulla parte occidentale di Gaza City, provocando malori tra i residenti, riporta la Wafa. I caccia hanno anche lanciato diversi raid nel quartiere di Sabra, a sud di Gaza City, in concomitanza con il lancio di droni nell'area di Third Street, nel quartiere di Sheikh Radwan, a nord-ovest della città. Le forze di occupazione hanno anche circondato il quartiere di Zeitoun, a est di Gaza City.

Israele ha poi continuato a bombardare edifici residenziali a Jabalia al-Nazla, a nord della Striscia di Gaza, "utilizzando robot dotati di trappole esplosive per distruggere le abitazioni civili", sostengono i media arabi. Le forze israeliane hanno sparato con mitragliatrici verso la parte orientale di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, mentre i caccia israeliani hanno bombardato una casa nella zona di al-Karama, a nord-ovest di Gaza City, uccidendo una donna e suo figlio e ferendo altre persone. Bombardamenti si sono registrati sui campi profughi di Al Nuseirat e Khan Younis, e perfino nella zona di Mawasi a Rafah, dovre sarebbero diretti gli sfollati.

8 persone uccise e 40 feriti

L'ospedale Al-Awda di Gaza City ha riferito di aver ricevuto otto palestinesi uccisi, tra cui tre bambini, e 40 feriti, tra cui nove donne, nelle ultime 24 ore, a seguito di un attacco delle forze israeliane presso un punto di distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza centrale.

2 giorni fa
Guerra a Gaza City, Trump chiude l'Onu ai palestinesi
Le forze israeliane hanno avviato le prime fasi dell'attacco contro Gaza City, mentre Trump ha revocato i visti ai palestinesi in vista dell'Assemblea Onu.

L'attacco è iniziato: le forze israeliane hanno dichiarato Gaza City 'zona di guerra' e avviato le operazioni militari, scatenando l'ira di Hamas che promette "un bagno di sangue" per i soldati dello Stato Ebraico. Sulla testa dei palestinesi piove poi la bomba diplomatica lanciata dagli americani, che hanno deciso di revocare i visti ai rappresentanti dell'Autorità nazionale palestinese, compreso il presidente Abu Mazen, chiudendogli la porta in faccia alla vigilia della prossima Assemblea Onu.

Iniziato l'attacco contro Gaza City

"In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi, alle ore 10.00, la pausa tattica locale delle attività militari (per la distribuzione degli aiuti) non si applicherà all'area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento", ha annunciato in mattinata l'esercito israeliano. Poche ore dopo, il portavoce Avichay Adraee precisava che "non stiamo aspettando, abbiamo iniziato le prime fasi dell'attacco contro Gaza City", mentre negli stessi minuti i corrispondenti di al Jazeera in città riferivano di "migliaia di sfollati in fuga sotto un cielo oscurato dal fumo dei bombardamenti". L'Idf sta infatti pesantemente martellando le periferie dove opera "con grande forza".

La replica di Hamas

Il piano di occupazione di Israele della Striscia di Gaza "avrà un effetto devastante sulla sua leadership militare e politica", e "l'esercito nemico pagherà il prezzo con il bagno di sangue dei suoi soldati", ha minacciato Abu Obeida, portavoce del braccio armato di Hamas, le brigate Qassam. Gli ostaggi "corrono gli stessi rischi dei combattenti palestinesi", ha aggiunto sinistramente in un messaggio in cui avverte che "se moriranno la responsabilità sarà del governo israeliano".

Recuperato il cadavere di un ostaggio

I militari israeliani, che rivendicano l'uccisione del presunto leader dell'Isis nella Striscia, assieme agli operativi dello Shin Bet hanno recuperato il cadavere dell'ostaggio Ilan Weiss, 56enne ucciso alle prime ore del 7 ottobre di due anni fa nel corso dell'attacco al Kibbutz Beeri. La moglie Shiri e la figlia Noga, rapite da Hamas, sono state liberate nell'ambito dell'accordo del novembre 2023. I resti di un altro cadavere, probabilmente un altro ostaggio, sono in corso di identificazione.

La Casa Bianca chiude la porta dell'Onu all'Anp

Mentre a Gaza si continua incessantemente a morire, il bilancio delle vittime ha sfondato il tetto dei 63mila palestinesi uccisi, compresi oltre 300 a causa della fame, la Casa Bianca con una mossa a sorpresa chiude la porta dell'Onu all'Anp. Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato la revoca dei visti ai membri dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) e dell'Autorità Palestinese (Anp) in vista dell'imminente Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le due organizzazioni, recita la nota del Dipartimento di Stato Usa, "devono ripudiare sistematicamente il terrorismo - incluso il massacro del 7 ottobre - e porre fine all'incitamento al terrorismo nell'istruzione". I suoi rappresentanti devono poi "porre fine ai tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne internazionali, inclusi appelli alla Cpi, e sforzi per ottenere il riconoscimento unilaterale di un ipotetico Stato palestinese". Richiesta, quest'ultima, che suona beffarda per i responsabili palestinesi con base a Ramallah. "La decisione Usa sui visti è illegale", tuona il presidente dell'Anp Abu Mazen.

4 giorni fa
Vertice alla Casa Bianca per studiare un piano per il dopoguerra a Gaza
Tra i partecipanti Jared Kushner, ex consigliere presidenziale del tycoon, e Tony Blair, ex premier britannico, considerati gli artefici del piano per il "day after" a Gaza.

Vertice dietro le quinte alla Casa Bianca per aumentare gli aiuti a Gaza contro la carestia e discutere un piano per il dopoguerra. La mossa arriva mentre nella Striscia si continua a morire per fame o per gli attacchi dell'Idf, che alla periferia di Gaza City sta preparando l'offensiva per conquistare la città più grande del territorio palestinese, ritenendo "inevitabile" la sua evacuazione.

Chi partecipa al summit

I partecipanti al summit, presieduto da Donald Trump, sono dirigenti americani e israeliani, con un incontro anche tra il segretario di Stato, Marco Rubio, e il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar. Ma tutti gli occhi sono stati puntati su Jared Kushner, il genero ed ex consigliere presidenziale del tycoon che aveva la delega per il Medio Oriente, e Tony Blair, ex premier britannico ed ex inviato del Quartetto europeo per la stessa regione. Sono loro, secondo uno scoop di Axios, i registi dell'operazione, gli artefici del piano per il "day after" a Gaza. Un piano indispensabile per qualsiasi iniziativa diplomatica volta a porre fine alla guerra, anche se ricostruire un'enclave completamente distrutta e progettare un'architettura politica e di sicurezza che tutte le parti possano accettare sarà incredibilmente difficile. Quello di Kushner e Blair si basa su alcune idee - non ancora trapelate - su come governare Gaza senza Hamas al potere.

Un piano per rimuovere Hamas dal potere

Un piano postbellico coordinato con la Casa Bianca potrebbe dare al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ora sotto pressione dei manifestanti e della leadership militare, una copertura politica per accettare un cessate il fuoco, presentandolo al contempo come un accordo più completo per rimuovere Hamas dal potere. "È un piano molto completo che stiamo elaborando per il day after (a Gaza) e molte persone vedranno quanto è solido e quanto è ben intenzionato, come rifletta le motivazioni umanitarie del presidente Trump", ha assicurato Steve Witkoff. È stato proprio l'inviato di Trump a dare l'annuncio di un "grande incontro" alla Casa Bianca su Gaza in un'intervista a Fox News, dove ha detto che la guerra potrebbe concludersi entro la fine dell'anno. Witkoff, secondo Axios, sta discutendo con Kushner e Blair di un piano postbellico per Gaza da diversi mesi, dopo la controversa proposta del tycoon di farne una "Riviera del Medio Oriente".

Gli incontri negli scorsi mesi

Blair ha incontrato Witkoff alla Casa Bianca a luglio, lo stesso giorno in cui Netanyahu ha incontrato Trump. Diversi giorni dopo, Blair ha incontrato il presidente palestinese Mahmoud Abbas e lo ha informato sulle proposte per la fase post-guerra a Gaza e sui suoi colloqui a Washington. Anche Kushner era in Israele all'inizio di questo mese e ha incontrato Netanyahu per discutere della Striscia. Blair è vicino a Netanyahu e al suo più stretto consigliere Ron Dermer, responsabile della pianificazione postbellica di Israele. Da non dimenticare che Blair, Dermer e il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Abdullah bin Zayed hanno lavorato a un piano postbellico congiunto per Gaza durante l'amministrazione Biden. La precedente presidenza ha finito per incorporarne alcuni aspetti in un piano presentato pubblicamente dall'allora segretario di Stato Tony Blinken meno di una settimana prima di lasciare l'incarico. Obiettivo del vertice alla Casa Bianca anche gli aiuti umanitari: "Si tratta di ampliare il piano alimentare, la quantità, il metodo di distribuzione, il numero di persone che potrebbero essere assistite", ha dichiarato un funzionario statunitense, secondo cui le istruzioni di Trump sono "risolvete questo problema".

Carestia a Gaza

Nel frattempo all'ennesimo Consiglio di Sicurezza l'Onu denuncia che "oltre mezzo milione di persone attualmente soffrono la fame, l'indigenza e la morte a Gaza" e che "entro la fine di settembre questo numero potrebbe superare 640.000. Praticamente nessuno a Gaza è immune dalla fame: si prevede che almeno 132.000 bambini sotto i 5 anni soffriranno di malnutrizione acuta da qui alla metà del 2026". Secondo i media, almeno 51 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi dell'esercito israeliano nella Striscia dall'alba di mercoledì, mentre il ministero della Salute di Gaza gestito da Hamas afferma che 10 palestinesi, tra cui due bambini, sono morti nella Striscia a causa della "carestia e della malnutrizione" nelle ultime 24 ore.

4 giorni fa
Save the Children: "A Gaza c'è la carestia, è una politica deliberata"
La direttrice generale Inger Ashing denuncia la situazione precaria nella Strisca di Gaza. "Cliniche sopraffatte e i beni bloccati al confine".

"A Gaza la carestia è arrivata. Una carestia progettata, prevista, provocata dall'uomo. Mentre parliamo, i bambini di Gaza muoiono sistematicamente di fame. Questa è una politica deliberata. Questa è la fame come metodo di guerra nella sua forma più cruda". Inizia così la dichiarazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di Inger Ashing, Direttrice Generale di Save the Children International, l'Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Cliniche sopraffatte

"Le cliniche di Save the Children a Gaza sono sopraffatte dal bisogno, ogni panca è piena di bambini malnutriti e delle loro madri - ha detto ancora Ashing -. Ma sono silenziose. I bambini non hanno la forza di parlare o persino di gridare in agonia. Giacciono lì emaciati, letteralmente deperiti. I loro piccoli corpi sono sopraffatti dalla fame e dalle malattie. Le forniture mediche e nutrizionali specialistiche di cui hanno bisogno sono praticamente esaurite. Senza di esse, i bambini malnutriti moriranno".

Beni bloccati al confine

"A pochi chilometri di distanza, un mare di rifornimenti è pronto - ha proseguito la direttrice di Save the Children -. Migliaia e migliaia di camion carichi di beni salvavita. Tutti bloccati. Il governo israeliano potrebbe far finire questa carestia stanotte se scegliesse di porre fine al suo deliberato ostruzionismo e lasciare che gli operatori umanitari facciano il loro lavoro. Invece, ci sono segnalazioni di un'escalation dell'attività militare israeliana a Gaza City, di ulteriori attacchi agli ospedali, di ulteriori omicidi".

4 giorni fa
Nuovo appello del Papa: "No all'esodo forzato da Gaza"
Papa Leone XIV a sostegno della comunità cristiana nella Striscia di Gaza.

"Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, che si raggiunga un cessate il fuoco permanente, che si faciliti l'ingresso degli aiuti umanitari, che non si ricorra all'uso indiscriminato della forza e che venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l'obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva e di spostamento forzato della popolazione". All'indomani della decisione dei due patriarchi di Gerusalemme di mantenere clero e religiosi delle due parrocchie cristiane di Gaza nella Striscia, arriva anche il fermo sostegno e un nuovo pressante appello di papa Leone dall'udienza generale del mercoledì.

"Non è questa la giusta via"

Papa Prevost davanti ai fedeli dei cinque continenti si richiama espressamente alla Terra santa, "terra a tutti tanto cara" "e si associa alla dichiarazione congiunta di Teofilo III e del cardinale Pierbattista Pizzaballa che ieri da Gerusalemme hanno levato l'ennesimo grido in difesa della popolazione civile. Alla supplica del Papa si associa a stretto giro pure la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei), facendo proprie le parole dei due Patriarchi: "Non può esserci futuro - ammoniscono - basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o la vendetta: non è questa la giusta via, non vi è alcuna ragione che giustifichi lo sfollamento deliberato e forzato di civili".

Comunità cristiana in agitazione

La comunità cristiana di Gaza, unita più che mai dopo gli eventi tragici del 7 Ottobre, è però in agitazione, assieme a tutta la popolazione di Gaza City. Nel pomeriggio, dopo che l'Idf aveva ritenuto "inevitabile" l'evacuazione di Gaza City, è arrivata la conferma dell'emissione di un ordine di allontanamento dalla chiesa di San Porfirio, quella greco-ortodossa che ha subito già bombardamenti. Dalla Sacra Famiglia, dove rimane stretto alla sua comunità formata anche da tanti bambini, si fa sentire anche padre Gabriel Romanelli, il sacerdote cui papa Francesco telefonava tutte le sere: "Semplicemente e umilmente - assicura - continuiamo la nostra missione", "non andiamo a sud, equivarrebbe a una condanna a morte". Nel complesso parrocchiale infatti, tra i meno di 500 rifugiati rimasti ci sono bambini disabili, malati gravi, anziani che già soffrono per la mancanza di cure e medicinali. Se dovessero spostarsi andrebbero incontro a morte certa.

Un'offesa all'umanità

"Le persone sono in ansia perché i bombardamenti continuano in tutta la Striscia, particolarmente nella città di Gaza, continuano i morti e i feriti", spiega padre Gabriel. Particolarmente duro padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, in questi giorni a Roma per aprire la strada all'arrivo di nuovi malati e feriti da trasferire negli ospedali italiani: "Chi affama, espropria, esilia - dice all'ANSA -, offende l'umanità. I cristiani della Terra Santa non abbandoneranno la loro terra".

4 giorni fa
Israele chiede a Ipc di ritrattare il rapporto sulla carestia a Gaza
Lo ha annunciato il direttore generale del ministero degli esteri israeliano durante una conferenza stampa.

Israele ha chiesto all'Integrated Food Security Phase Classification Initiative (IPC), l'organismo di monitoraggio della fame sostenuto dall'Onu, di ritrattare immediatamente un rapporto che stabiliva la presenza di carestia in alcune zone di Gaza. "Israele chiede all'Ipc di ritrattare immediatamente il suo rapporto falsificato e di pubblicare un avviso", ha dichiarato il direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano, Eden Bar Tal, in una conferenza stampa. Bar Tal ha affermato che Israele condividerà le "prove" di cattiva condotta nella preparazione del rapporto con i donatori dell'Ipc se l'organizzazione non dovesse tenerne conto "entro breve tempo". Bar Tal ha definito l'Ipc un istituto "politicizzato" che "lavora per una malvagia organizzazione terroristica", riferendosi al gruppo militante palestinese Hamas.

Lo stato di carestia

Le Nazioni Unite hanno dichiarato ufficialmente lo stato di carestia a Gaza, attribuendo la colpa al "sistematico ostacolo" agli aiuti da parte di Israele durante oltre 22 mesi di guerra. L'Ipc, con sede a Roma, ha affermato che la carestia sta colpendo 500.000 persone nel governatorato di Gaza, che copre circa un quinto del territorio palestinese, compresa Gaza City. L'Ipc prevede che la carestia si estenderà ai governatorati di Deir el-Balah e Khan Yunis entro la fine di settembre, coprendo circa due terzi di Gaza.

6 giorni fa
La Svizzera condanna l'attacco israeliano all'ospedale di Gaza
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L'attacco ha causato numerose vittime civili, ha ricordato su X il Dipartimento federale degli affari esteri.

La Svizzera condanna "con fermezza" l'attacco israeliano contro l'ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. In un post su X, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) chiede che i civili e le infrastrutture civili siano protetti "in ogni momento", in conformità con il Diritto internazionale umanitario (DIU). L'attacco ha causato numerose vittime civili, ricorda il DFAE. 

Decine di feriti

Almeno 20 persone, inclusi cinque giornalisti, sono stati uccisi oggi nell'attacco dell'Esercito israeliano (Idf) con un drone kamikaze che ha preso di mira il complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis. A riferirlo è stata Al Jazeera, aggiungendo che ci sono anche decine di feriti.

7 giorni fa
Le famiglie degli ostaggi israeliani manifestano davanti alle case dei ministri
Lo riferiscono i media di Tel Aviv.

Il Forum delle famiglie degli ostaggi e dei dispersi israeliani si sta radunando per manifestare davanti alle abitazioni di alcuni ministri, chiedendo un cessate il fuoco. I dimostranti manifesteranno davanti alle case del ministro della Difesa Israel Katz, del ministro degli Affari Strategici Ron Dermer, del ministro degli Esteri Gideon Saar, nonché dei ministri Eli Cohen, Miri Regev e Avi Dichter. Lo riferiscono i media di Tel Aviv.

8 giorni fa
L'ONU dichiara la carestia a Gaza, Toninelli: "Dichiarazione importante, ma non risolutiva"
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“È importante mettere nero su bianco quanto sta accadendo, ma difficilmente questo cambierà le cose”. Così l’esperto dell’ISPI sulla dichiarazione dello stato di carestia a Gaza da parte dell’ONU. La situazione umanitaria è sempre più drammatica, ma una soluzione al conflitto in tempi brevi sembra pura utopia. A Ticinonews ne abbiamo parlato con Luigi Toninelli, ricercatore ISPI.

Somalia, 2011. Sudan del Sud, 2017 e 2020. Darfur, 2024. Gaza, 2025. Solo in cinque casi l’IPC – ovvero la piattaforma Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare che riunisce 21 organizzazioni e istituzioni intergovernative – ha dichiarato lo stato di carestia. Lista di cui, da ieri, fa parte anche Gaza. Una notizia di cui tutto il mondo parla. Su cui i riflettori sono e devono restare puntati. È la prima volta nella storia che l’organizzazione conferma una carestia in Medio Oriente: lo ha fatto ora perché – scrive nel suo rapporto - nelle ultime settimane c’è stato il peggiore deterioramento delle condizioni da quando ha iniziato ad analizzare la scarsità di cibo e la malnutrizione a Gaza. Una situazione drammatica che riguarda oltre mezzo milione di persone, che mette a rischio la vita di 132'000 bambini sotto i cinque anni e che si teme possa allargarsi, nel giro delle prossime settimane, a un terzo della popolazione della Striscia, che è di circa 2 milioni di persone. 

Le reazioni dell'ONU

"Siccome questa carestia dipende interamente dall’uomo può essere fermata e invertita”, scrive il rapporto, riferendosi ai molti modi in cui da mesi Israele ostacola l’ingresso di cibo e beni essenziali nella Striscia. L’accusa è di aver smantellato il sistema di aiuti come obiettivo militare. Accusa che il premier Benjamin Netanyahu respinge come menzogne. A fargli eco, il generale druso a capo delle Attività governative nei territori, che ha  respinto le conclusioni  del rapporto, basato, a suo dire, “su fonti parziali e inaffidabili, molte delle quali affiliate ad Hamas”. Un rapporto che – ha detto – “ignora palesemente i fatti e gli ampi sforzi umanitari guidati da Israele e dai suoi partner internazionali”. Tra le moltissime reazioni a ciò che sta avvenendo nella Striscia, quella del segretario generale dell’ONU António Guterres: “Si tratta di un disastro creato dall’uomo e di un fallimento dell’umanità - ha scritto su X “, tornando a invocare un cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi e un accesso umanitario completo e senza restrizioni.

L'intervista all'esperto

Questo, dunque, quanto accaduto nelle ultime ore. Come leggere la dichiarazione dell'ONU? Che valore darle, nel concreto? E come mai proprio ora? Interrogativi che abbiamo rivolto a Luigi Toninelli, ricercatore presso l'Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa di ISPI. “Che vi fossero avvisaglie di carestia nella Striscia di Gaza lo sappiamo da tempo. Già altre agenzie delle Nazioni Unite avevano segnalato questo rischio. Perché adesso se ne parla con più forza? Perché è stato pubblicato uno studio che, con dati numerici, dimostra che ci sono tutti i criteri per definire ufficialmente la situazione come ‘carestia’. Questo riguarda soprattutto il governatorato di Gaza City, dove Israele si prepara a entrare, ma l’insicurezza alimentare potrebbe estendersi anche a Khan Younis ed El-Bureij nelle prossime settimane. I dati principali sono tre: il 20% delle famiglie vive in completa assenza di cibo, il 30% soffre di malnutrizione acuta e ogni giorno due persone su 10.000 muoiono di fame. Sono numeri statistici che, secondo la classificazione internazionale, sanciscono come nel governatorato di Gaza si sia ormai in una situazione di carestia”

Perché è importante dichiarare ufficialmente lo stato di carestia? È una dichiarazione che potrà concretamente cambiare la situazione?
“È importante soprattutto per mettere nero su bianco ciò che sta accadendo, per evidenziare quello che Israele sta facendo – o non facendo – all’interno della Striscia di Gaza. Ma difficilmente avrà un impatto concreto. Le dichiarazioni delle Nazioni Unite vengono spesso screditate da Israele e da altri attori internazionali, non vengono prese in considerazione o vengono messe da parte. Dall’altro lato, il vero attore che potrebbe intervenire sono gli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi mesi e anni abbiamo visto come Washington si sia progressivamente allineata alle posizioni israeliane. Dunque, la dichiarazione serve per certificare la gravità della situazione, ma dal punto di vista pratico cambierà ben poco”

La situazione è quindi drammatica sul piano umanitario, ma non solo. Un conflitto che però sembra non avere una fine. C’è una soluzione ipotizzabile a breve o medio termine?
“Al momento no, non sembra esserci alcuna prospettiva di fine. Le parti non riescono a trovare un accordo né per la liberazione degli ostaggi né per la cessazione delle operazioni militari nella Striscia. Anzi, negli ultimi giorni Israele ha ribadito la volontà di ottenere la liberazione completa di tutti gli ostaggi e, in ogni caso, di mantenere il controllo della Striscia per distruggere Hamas, indipendentemente dall’esito dei negoziati. Ci sono proteste e il governo israeliano appare sempre più isolato, ma senza un blocco da parte statunitense o un cambio ai vertici in Israele, non sembra esserci la possibilità di una conclusione del conflitto. E così, purtroppo, la situazione umanitaria è destinata a peggiorare”.

8 giorni fa
Gaza City sotto i Tank, in Israele cresce il dissenso nei confronti del governo
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Mentre i raid israeliani continuano a colpire le tende degli sfollati e la carestia dilaga nella Striscia, in Israele cresce il malcontento nei confronti del governo di Netanyahu e della gestione della vicenda degli ostaggi.

È sempre più intrisa di sangue la terra della martoriata Striscia, dove continua l'avanzata dei tank sul centro di Gaza City: negli ultimi raid decine di palestinesi, inclusi almeno 8 bambini, hanno perso la vita nelle tende degli sfollati bombardate dall'Idf a caccia di miliziani di Hamas, o mentre erano alla ricerca di cibo, per non morire di fame come tanti altri negli ultimi mesi. Un copione drammatico che fa salire la tensione anche in Israele, dove cresce il malcontento nei confronti dell'operato del governo al punto che un gruppo di attivisti ha inveito contro il ministro dell'ultradestra Ben Gvir, incalzandolo in strada al grido di "vergogna".

Gal Hirsh messo all'angolo

Il presidente statunitense Donald Trump ha gettato benzina sul fuoco, mettendo in dubbio il numero ufficiale di ostaggi ancora in vita nelle mani di Hamas reso noto da Tel Aviv. "Ora hanno 20 ostaggi vivi, ma probabilmente i 20 non sono effettivamente 20 perché un paio di loro forse non ci sono più", ha detto l'inquilino della Casa Bianca a margine dell'annuncio sui Mondiali di calcio nello Studio Ovale. Immediata la replica del Forum delle famiglie delle vittime di rapimenti e dei dispersi: "Signor Presidente, ci sono 50 ostaggi. Per noi, ognuno di loro rappresenta un mondo intero. Se il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer, che parla solo con gli americani ma non parla né incontra le famiglie degli ostaggi, sa qualcosa di diverso, dovrebbe prima aggiornare le famiglie". Insomma una mina diplomatica che il coordinatore per gli ostaggi di Benjamin Netanyahu, Gal Hirsh, ha provato a disinnescare inviando un messaggio alle famiglie degli ostaggi assicurando che "non vi è alcun cambiamento rispetto alle informazioni che avete ricevuto in precedenza da noi: 20 degli ostaggi sono vivi, due sono in condizioni critiche, con gravi preoccupazioni per la loro vita".

Un dissenso crescente

Un passo che però difficilmente farà salire lo share di popolarità del governo: secondo un sondaggio realizzato dal quotidiano centrista Maariv il 62% degli israeliani ritiene che l'esecutivo abbia perso la fiducia della popolazione, e la maggioranza è favorevole a una qualche forma di accordo sugli ostaggi. Un clima di cui ha fatto le spese il falco Ben Gvir: alcuni manifestanti lo hanno contestato mentre si trovava con il figlio a Kfar Malal, nel centro del Paese, gridando "vergogna" e mostrando le foto degli ostaggi. "Se tu fossi rapito, tuo padre ti lascerebbe morire", ha detto qualcuno rivolgendosi al figlio. In serata a migliaia di nuovo in piazza a Tel Aviv per chiedere un cambio di rotta.

La campagna militare non si ferma

Le proteste però non fermano la campagna militare: mentre i carri armati israeliani sono entrati nel sobborgo di Sabra, a Gaza City, il bilancio nella Striscia è di oltre 50 morti dall'alba. Sei bambini sono stati rimasti uccisi e diversi altri sono rimasti feriti in un attacco dell'artiglieria israeliana sulle tende degli sfollati nell'area di Asdaa, a nordovest di Khan Younis. Due bambini tra le vittime in un raid a Jabalia an-Nazla, mentre altri due sono morti per fame, insieme a 6 adulti, nelle ultime 24 ore. Secondo fonti mediche nella Striscia sono almeno 300mila i minori che patiscono la malnutrizione. Il capo dell'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini, ha sottolineato che "è ora" che il governo israeliano smetta di negare "la carestia che ha creato a Gaza, ogni ora conta".

L'appello di Hamas

In questo contesto drammatico Hamas è tornata a far sentire la sua voce, invitando a un "pellegrinaggio di massa" alla moschea al Aqsa a Gerusalemme contro le provocazioni dei coloni e dell'ultradestra israeliana. "Chiediamo che vengano intensificati gli sforzi per contrastare l'espansione degli insediamenti e sostenere la fermezza del popolo di Gerusalemme con tutti i mezzi possibili". Un appello che rischia di accendere nuovi violenti scontri nella città santa.

8 giorni fa
Centinaia in piazza a Tel Aviv: "fermiamo il genocidio"
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La protesta è stata organizzata dall'Alto Comitato di Monitoraggio per i Cittadini Arabi di Israele, un organismo ombrello che rappresenta i cittadini arabi, con la partecipazione dei partiti politici arabi Hadash, Balad e Ta'al.

Questo pomeriggio, a Tel Aviv, centinaia di persone si sono radunate per chiedere la fine della guerra e la lotta alla crescente fame nella Striscia di Gaza. Lo riporta Haaretz.

Gli slogan

I manifestanti, radunati in piazza Habima, hanno esposto cartelli con la scritta "Fermiamo il genocidio" e foto di bambini palestinesi malnutriti. Tra gli slogan: "Da Gaza a Jenin, basta uccidere i bambini" e "Non moriremo al servizio degli insediamenti".

Una protesta che unisce più voci

La protesta è stata organizzata dall'Alto Comitato di Monitoraggio per i Cittadini Arabi di Israele, un organismo ombrello che rappresenta i cittadini arabi, con la partecipazione dei partiti politici arabi Hadash, Balad e Ta'al. Hanno aderito anche decine di organizzazioni per la pace, tra cui Peace Now, Breaking the Silence, Looking the Occupation in the Eye e l'Israeli-Palestinian Bereaved Families Forum.

8 giorni fa
Gantz e il suo partito valutano il rientro in governo
Questa sera, l'ex membro del gabinetto di guerra israeliano Benny Gantz terrà una conferenza stampa: si valuta un possibile rientro in governo per sostenere un accordo di tregua e il rilascio degli ostaggi.

L'ex membro del gabinetto di guerra israeliano, Benny Gantz, terrà una conferenza stampa questa sera. Lo riporta il Times of Israel citando il portavoce del parlamentare israeliano, mentre il suo partito di centro Unità Nazionale sta valutando la possibilità di rientrare nel governo - che ha abbandonato a giugno 2024 - per contribuire ad approvare un potenziale accordo di cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi, a cui si oppongono i partner di estrema destra della coalizione guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

8 giorni fa
Servizi segreti iraniani: "uccisi sei terroristi legati a Israele"
L'azione militare da parte delle forze iraniane è avvenuta nel corso di un'operazione nel sud-est del Paese.

Le forze iraniane hanno reso noto di aver ucciso sei membri di un gruppo definito "terrorista legato a Israele" durante un'operazione nel sud-est del Paese.

Sei morti

"Durante un intenso scontro a fuoco con i terroristi nella provincia del Sistan-Baluchistan, sei degli assalitori sono stati uccisi e due arrestati", ha scritto l'Irna, citando un comunicato dei servizi segreti del Paese. Il luogo esatto dell'attacco e la data non sono stati specificati. "I documenti disponibili indicano la natura sionista" del gruppo, che intendeva attaccare "uno dei centri vitali nella parte orientale del Paese", ha aggiunto Irna, senza fornire ulteriori dettagli. L'agenzia ha riferito che "il gruppo operativo principale" era composto da "sette terroristi non iraniani". La loro nazionalità non è stata specificata. Due ufficiali dei servizi segreti provinciali e un poliziotto sono rimasti feriti, ha aggiunto l'Irna.

8 giorni fa
Il 62% degli israeliani è convinto che il Governo abbia perso la fiducia degli elettori
Inoltre, solo il 18% è contrario a un accordo che ponga fine al conflitto nella Striscia di Gaza, convinto i militari debbano continuare a combattere contro Hamas.

Il 62% degli israeliani crede che il governo di Benyamin Netanyahu abbia perso la fiducia della maggioranza della popolazione di Israele e solo il 18% è contrario a un accordo che ponga fine al conflitto nella Striscia di Gaza, convinto i militari debbano continuare a combattere contro Hamas. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato dal giornale "Maariv", che rivela come il 46% delle persone intervistate voglia che il governo firmi un accordo complessivo che ponga fine alla guerra a Gaza.

Il 26% è favorevole a un accordo immediato

Il 26% vuole che il governo sottoscriva un accordo immediatamente, rivela ancora l'inchiesta rilanciata dal "Times of Israel". E solo il 27% ritiene che il governo Netanyahu continui ad avere il sostegno della maggior parte degli israeliani. Per il sondaggio, realizzato da Menachem Lazar e Panel4All tra il 20 e il 21 agosto, sono state interpellate 509 persone. Il margine d'errore si attesta al 4,4%.

8 giorni fa
Israele chiude valico di Kerem Shalom, aiuti fermi in Egitto
Lo riferisce all'ANSA una fonte ufficiale della Mezzaluna rossa egiziana.

Dopo aver aperto il valico di Kerem Shalom e aver consentito l'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza per quattro settimane consecutive, le autorità israeliane hanno chiuso da ieri questo passaggio tra Egitto e Striscia di Gaza. Lo riferisce all'ANSA una fonte ufficiale della Mezzaluna rossa egiziana. "Le autorità israeliane hanno mantenuto la loro intransigenza, impedendo l'ingresso di aiuti umanitari a Gaza e chiudendo il valico di Rafah sul lato palestinese", ha aggiunto la fonte.

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