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Venezuela, primi segnali di apertura: liberati detenuti politici stranieri
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Caracas annuncia il rilascio di un “numero significativo” di prigionieri, tra cui cittadini europei. In Italia crescono le speranze per Alberto Trentini, detenuto da oltre 400 giorni.

Il governo venezuelano compie un primo, cauto gesto di apertura verso gli Stati Uniti e la comunità internazionale, annunciando la liberazione di un “numero significativo” di detenuti politici, tra cui diversi cittadini stranieri. Una mossa che il fragile assetto di potere a Caracas spera possa favorire una legittimazione sul piano diplomatico, in una fase di forte transizione politica. L’annuncio ha immediatamente riacceso le speranze in Italia per la sorte di Alberto Trentini, cooperante arrestato oltre 400 giorni fa e detenuto nelle carceri venezuelane senza accuse formali. Insieme a lui, sono oltre 25 gli italiani ancora reclusi nel Paese sudamericano. Le prime conferme concrete sono però arrivate dalla Spagna: il governo di Madrid ha ufficializzato la liberazione di cinque propri cittadini, uno dei quali con doppia cittadinanza.

"Convivenza pacifica"

A rendere noto il provvedimento è stato il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, secondo cui la decisione rientra in un processo volto a “promuovere la pacifica convivenza”, già avviato e tuttora in corso. Il segnale arriva in un momento delicato per il chavismo, stretto tra retorica anti-occidentale e la necessità di riaprire canali di dialogo con Washington, per gestire senza scosse l’uscita di scena di Nicolás Maduro e garantire continuità nella gestione del Paese. Tra dicembre e inizio gennaio, le autorità avevano già scarcerato circa 200 persone arrestate durante le proteste seguite alla rielezione di Maduro. Tuttavia, si tratta del primo rilascio di prigionieri politici deciso dal nuovo esecutivo dopo il blitz statunitense contro il vertice del regime.

L'arresto di un italiano

In Italia l’attenzione resta puntata su Trentini, arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure mentre operava per la ong Humanity and Inclusion e successivamente trasferito nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo, a Caracas. In questi mesi, governo, diplomazia e intelligence italiani hanno lavorato con discrezione in un contesto complesso, segnato dalla mancata legittimazione del regime e dall’uso della cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”. Un possibile cambio di passo era stato ipotizzato dopo l’uscita di scena di Maduro. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva parlato di una nuova leadership potenzialmente “più flessibile”. Alcuni segnali di apertura sembrano ora emergere: anche settori del regime hanno condiviso l’appello dell’opposizione, guidata da Corina Machado, per un’amnistia generale. Secondo l’ong Foro Penal, in Venezuela restano 863 prigionieri politici, di cui 86 stranieri o con doppia cittadinanza.